
La mia vita morale è finita. Carlo Emilio Gadda e il Giornale di guerra e di prigionia
Da un lato «la fine delle speranze», la disillusione, lo scontro con la realtà meschina, il crollo del mito della guerra e dell’eroismo che Gadda

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«Non più nelle università. Al pensiero sarebbe quanto mai utile un periodo di occultamento, di vita clandestina e camuffata, da cui tornare a emergere in

Faulkner diceva di leggere con piacere romanzi gialli, se buoni come I fratelli Karamazov. Ed è proprio uno di loro a pronunciare quella frase memorabile

«Lo spettacolo offerto da una civiltà moribonda ha in sé qualcosa di disordinato, di incongruo, di elegante». Ritorna in libreria, due volte, Teresa Cremisi, con

Che debba, sempre, campare, o crepare, sopra, o sotto, la panca? La bestia che lecca sale e incorna vento qualcosa (in più) sa. Zlateh la

Nell’anno in cui, dopo la fine presunta del Novecento, la guerra si è riaffacciata in Europa, traendo con sé il carosello di vecchi fantasmi, su

«Non è il massimo dell’allegria questa storia» dice Serge. «Il massimo dell’allegria è andato. Ma possiamo ancora ridere», risponde Jean, il fratello. Non c’è niente

1. Critica della critica busiana «Cosa resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza», scriveva Busi nel

La zuppa di porri, l’odore della zuppa che invade le stanze. Persiane ermeticamente chiuse. Una casa surriscaldata. Aria che manca, puzza di chiuso. Insinuazioni continue,

Benzina, champagne, formaggini, calze di seta: è solo un parziale inventario della refurtiva che i personaggi dell’ultimo capolavoro di Irène Némirovsky si sgraffignano tra loro.