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La cultura digitale oltre il lockdown. Una conversazione con la rassegna FarSi Rivista

Quali siano state, e soprattutto di quale portata, le conseguenze e i cambiamenti derivanti dal periodo di lockdown sul mondo culturale forse è ancora presto per definirlo con esattezza, poiché i mesi che stiamo ora vivendo appartengono ancora a una fase di convalescenza e di incerto e cauto assestamento. È d’altronde indubbio riconoscere che il periodo di lockdown ha reso maggiormente evidente il ruolo predominante che il digitale ricopre all’interno del mondo culturale, ponendo così sotto la lente d’ingrandimento un rapporto nuovo ma già molto complesso, che si presta non solo a essere esplorato ma anche indagato, alla ricerca di quelle che possono esserne le potenzialità e criticità. Strettamente legata a tal proposito è la rassegna “FarSi Rivista”, un ciclo di incontri, organizzati dalla Fondazione Premio Napoli, con le riviste e i litblog online, finalizzata a stimolare una riflessione sullo stato della critica e della divulgazione culturale oggi.

“FarSi Rivista”, inoltre, mette a tema anche un altro importante aspetto, nonché il rapporto e l’incontro tra due enti culturali di natura diversa ma, in realtà, strettamente simili e legati: da una parte una Fondazione, promotrice di progetti culturali, dall’altra chi è fautore della divulgazione, le riviste culturali.
Questo e altro è stato oggetto di un’analisi che abbiamo portato avanti con Francesco Morra e Chiara Ghidini, i curatori della rassegna “FarSi Rivista”.

digitale

Come nasce l’idea della rassegna “FarSI Rivista”?
Il progetto, sostenuto fortemente dal Presidente della Fondazione Premio Napoli, Domenico Ciruzzi, nasce da un’idea di Francesco Morra, social media manager del Premio e booktuber, e di Chiara Ghidini, componente della Giuria tecnica e docente universitaria. Da tempo riconosciamo il contributo culturale delle riviste e dei blog collettivi. Questa serie di incontri è da intendersi come un primo passo verso un confronto permanente sulla divulgazione letteraria e, più in generale, culturale tra riviste, litblog e la Fondazione Premio Napoli. Un ponte tra varie realtà che fanno della promozione della lettura il loro fine ultimo. Le riviste e i blog collettivi in questi anni sono tra i migliori esempi di media culturali che educano in modo libero e con entusiasmo. Rappresentano secondo noi una preziosa linfa vitale intergenerazionale.

Quali tipi di rapporti si possono instaurare tra le riviste e i blog letterari e le Fondazioni, come la Fondazione Premio Napoli, che organizzano premi letterari? Quale l’importanza di tali interazioni?
L’auspicio è che le riviste e i blog possano riconoscere nella Fondazione un interlocutore affidabile e dinamico per progetti, approfondimenti e iniziative culturali da concepire e realizzare insieme. La Fondazione organizza da molti anni un premio letterario completamente pubblico e desidera intercettare, rendere partecipi e intrecciare tutte le realtà culturali presenti sul territorio nazionale e sul web. L’idea è quella di fare rete, di confrontarsi in modo creativo ed efficace.

Durante la fase di emergenza Covid, il digitale ha dato un grande aiuto alla cultura. C’è il rischio che il digitale possa prevalere indiscriminatamente scavalcando le forme di cultura in presenza? 
Il digitale implementa i canali di comunicazione e si affianca alle forme di cultura in presenza divenendone alleato e potenziandone la diffusione. Il gusto di partecipare a presentazioni o a festival e premi non sarà sostituito dal virtuale. Il progresso fornisce nuovi mezzi che, se usati in modo lungimirante, non ridimensioneranno il fascino dell’essere fisicamente presenti alle iniziative culturali.

Si può affermare con certezza che la figura del critico letterario nel XXI secolo è ben differente dal suo omologo nei decenni passati. Per alcuni si tratta solo di un cambiamento del ruolo e delle sembianze, per altri invece il critico letterario, ad oggi, di fatto non esiste più. Nel caso la seconda teoria fosse vera, si dovrebbe allora guardare alle riviste/blog letterari online e ai book blogger come nuove figure che nascono per sopperire a questa mancanza e colmare un bisogno sentito dalla (pur esigua) comunità dei lettori forti?
Considerando raggio d’azione e modalità di divulgazione, esse possono davvero considerarsi degne eredi dei critici del passato e autorità nel proprio ambito? 
Il critico letterario resiste, ma certo ha subito evoluzioni. Molti accademici affermati scelgono gli spazi virtuali affiancandoli alla loro attività su quotidiani e riviste cartacee di settore. Una scelta motivata forse dal fatto che sul web trovano più spazio e libertà.
Accanto a queste figure già inserite nel mondo editoriale, ne esistono di nuove che, sempre nel mondo digitale, hanno l’occasione di mettersi alla prova in un laboratorio di crescita personale e professionale. Gli operatori culturali del web sono in molti casi una declinazione contemporanea del critico letterario tradizionale.

In che direzione dovrebbe andare la divulgazione letteraria nel 2020?
In linea generale la divulgazione letteraria dovrebbe essere trattata con entusiasmo e trasmettere la passione per la lettura contagiando i giovani, certo, ma anche tutti gli altri. Un circuito virtuoso culturale che rianimi dal torpore acritico del quotidiano. La letteratura come pungolo dell’educazione al bello, alla sensibilità e alla complessità. 
In tal senso, la formazione scolastica dovrebbe ricevere maggiori investimenti e si dovrebbe concepire una nuova rimodulazione dei programmi di letteratura italiana. Un’opzione sarebbe quella di includere nei percorsi formativi anche le riviste e i litblog, letti e discussi in classe. Ovviamente, per noi, il cartaceo, da acquistare nelle librerie, che rappresentano il crocevia culturale sul territorio, è fondamentale e non basta la lista di letture da fare durante le vacanze. Idealmente, il docente dovrebbe poter entrare in dialogo col singolo studente e capire quale romanzo o racconto suggerirgli, inaugurando e coltivando così una formazione di lettore, che è sempre, fortunatamente, in fieri. Sarebbe poi auspicabile un potenziamento della rete bibliotecaria e di progetti come il MLOL. Tutte queste sono azioni che spettano alle istituzioni: a noi il compito di sollecitarle. Segnaliamo che il Premio Napoli con la Presidenza Ciruzzi sostiene in modo concreto la filiera editoriale, acquistando, e donando, ogni anno le copie cartacee delle terne finaliste ai più di mille componenti della Giuria popolare, a cui spetta il compito di decretare il libro vincitore per ogni sezione (narrativa, poesia e saggistica). 

Se il digitale da un lato ha significato nuove possibilità e allargamento degli orizzonti perché consente di fare divulgazione e creare riviste letterarie con un abbattimento dei costi, dall’altro rimane il costo del lavoro. Il tempo, le energie e le competenze delle persone che scrivono, che leggono, che pubblicano e condividono, che animano il dibattito culturale hanno un costo. Se le riviste culturali sono costituite da freelance che si arrabattano nei ritagli di tempo per passione, mentre svolgono diversi lavori o lontani dalla loro formazione o sottopagati, come influisce questo sulla qualità della loro scrittura e quindi del panorama critico?
Come può la straordinaria potenza del digitale convivere con un trattamento equo, dignitoso, che non svaluti il lavoro culturale e chi lo svolge?
Il tema di una professionalizzazione non retribuita e fondamentalmente volontaria è un argomento complesso. Certamente la politica di freelance non permette stabilità economica, tanto è vero che i pochi che ricevono compensi, di solito, scrivono per più testate. Tali dinamiche si possono estendere anche agli scrittori e alle scrittrici che spesso per sopravvivere devono affiancare alla scrittura altre attività retribuite. 
Nel mondo delle riviste letterarie, la passione e la volontà di far circolare cultura sono il motore principale. Pur tra mille difficoltà di tempo e materiali, se si considera che la maggior parte degli autori degli articoli non riceve retribuzione alcuna, la qualità è generalmente elevata.
Il digitale contribuisce a non svilire il lavoro culturale, fornendo prima di tutto spazi liberi dove condividere contenuti senza filtri, garantendo così ricchezza del dibattito e crescita. Il web scardina molti recinti artificiali talvolta alimentati da chi non ha (o sceglie di non avere) uno sguardo lungimirante. 

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