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La visione è poesia. Appunti su Lo sguardo di Ungaretti



Pubblichiamo di seguito la riflessione di Carla Boroni in merito al suo ultimo libro Lo sguardo di Ungaretti. Visività e influenza dell’arte figurativa nella poesia ungarettiana edito da Gammarò.

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Il libro affronta il complesso rapporto intercorso tra Ungaretti e la propria esperienza visiva cercando innanzitutto di dar conto di una frequentazione artistica e di modalità espressive che trovano la propria ragion d’essere in una particolare sensibilità estetica e religiosa. La pittura, la scultura e l’architettura, le arti visive in genere, hanno rappresentato, per Ungaretti, per la sua poetica, non semplici campi di studio e di riflessione, ma veri e propri strumenti per l’elaborazione di una visione del mondo, di una concezione sia tecnica che esistenziale della letteratura, di una pratica poetica che ha costituito le proprie immagini attingendo in primo luogo all’ambito dell’esperienza visiva.

La poesia di Ungaretti è depositaria di una quantità enorme di immagini. Di immagini provenienti dalla storia dell’arte, sia antica che contemporanea, oppure dal paesaggio naturale, come il deserto, le zone di guerra, la campagna romana, ma anche di immagini mentali. Immagini che in molti casi evocano sentimenti, sensazioni impalpabili e, di contro, immagini che si delineano in modo netto e preciso, in una forma chiara e definita.
Lo sguardo ungarettiano – la sua attitudine per le arti visive, il senso dello spazio e le caratteristiche visive della sua poesia (il miraggio, la visionarietà, la luce), la funzione del vedere e del guardare nel suo lessico e nella sua poetica – cerca fin dalla prima raccolta, attraverso le liriche di Il Porto Sepolto, una dimensione di innocenza, una rinascita poetica e visiva. Le immagini che Ungaretti propone nei suoi primi versi (ma si tratta di versi già maturi, già levigati da una poetica originale e nuova, che si è già lasciata alle spalle le sperimentazioni lessicali) sono immagini che cercano la luce, che si modellano nella luce.
La visività della poesia ungarettiana nasce dall’esperienza esistenziale e religiosa, da uno sguardo estatico che si trasfigura in sguardo estetico. Trova origine nell’assenza di luce, nell’accecamento, ed espressione nel tentativo di far luce sul mistero della condizione umana.

Ungaretti

La presenza dell’influenza dell’arte figurativa nella poesia ungarettiana sottolinea che il rapporto intercorso tra Ungaretti e le arti visive è frutto di una frequentazione non solo d’occasione. L’intrecciarsi di letteratura e correnti artistiche, poesia e pittura, è in Ungaretti un elemento tutt’altro che secondario ed è importante riuscire a delineare tale elemento con una certa accuratezza per poter comprendere appieno il suo itinerario poetico. Pur non rifacendosi direttamente alla concezione umanistica dell’ut pictura poesis, ormai consegnata alla Storia dell’Arte e alla tradizione, il rapporto poesia/pittura ha trovato in Ungaretti una rinnovata vitalità, nel giusto (classico) equilibrio tra ciò che potremmo definire come la memoria del passato e l’innocenza della contemporaneità, con una formula che avvicina due termini imprescindibili della poetica ungarettiana. Pensiamo sia quindi importante prendere in considerazione la figura e la poesia di Giuseppe Ungaretti dal punto di vista del loro rapporto con le arti figurative, sia di quelle del passato che di quelle a lui contemporanee, ma altrettanto importante indagare il rapporto tra il poeta e la propria sensibilità visiva, così presente nella sua espressione lirica.

Nel prendere in considerazione il tema dell’influenza dell’arte figurativa nella visività ungarettiana si è cercato di non limitare troppo il campo, di non confinare il dato poetico ed esistenziale all’esclusivo punto di vista letterario. Un approccio esclusivamente letterario rischia infatti di lasciare sullo sfondo proprio l’aspetto più caratteristico del rapporto di Ungaretti con la propria visività e con le arti figurative. Rischia di non cogliere tutti i diversi punti di vista che concorrono a fare di tale rapporto un elemento essenziale per il formarsi della sua poesia, una poesia che si è sempre chiaramente proposta come poesia che nasce dalla vita, dal dato esistenziale.
Fin dal suo primo nascere la poesia di Ungaretti ha avuto subito chiara la nozione di quali fossero le strade da seguire per ricondurre la lirica italiana nell’ambito di un’esigenza esistenziale. Innanzitutto l’aderenza alla vita, perché la poesia come letteratura trova giustificazione in Ungaretti solo come espressione che affonda le sue radici nel dato esistenziale, come espressione di vita; quindi la scelta morale, mai disgiunta dalla pura vitalità, nemmeno dove non esplicita, sempre presente nella poesia ungarettiana come elemento motivante, perlomeno a livello di poetica; e da ultimo l’esperienza religiosa, inizialmente cosmica e naturale, sentita come anelito verso l’eterno e il trascendente, ma non ancora accettata pienamente, ancora problematica, per divenire via via più meditata, più sofferta, più consapevole, ed arrivare, a conclusione di un itinerario religioso mai quieto nemmeno dopo la dichiarata conversione, all’accettazione e all’esaltazione anche teologica di Dio, alla fine non più indistinto ma colto nella persona di Cristo.

Lo stesso sviluppo, lo stesso itinerario, che potrebbe essere definito, semplificando, come un itinerario dal valore semplice al complesso, dalla percezione alla meditazione (tutto raccolto, inizio e fine, nelle riunificante figura di Cristo «pensoso palpito»), Ungaretti lo compie nel linguaggio esaltando inizialmente la parola singola sia nei suoi valori di sonorità e di ritmo che nei suoi valori di intensità emotiva e di significato, e ricostruendo poi «a modo suo» il verso e la sintassi, nell’intenzione di rinnovare, per via originale, il «canto della lingua italiana». Andando oltre, Ungaretti arriverà anche alla rivalutazione della poesia attraverso la pura componente tecnica, delineando in tal modo una traiettoria poetica che, se considerata come frutto di uno sviluppo lirico ininterrotto, può apparire persino contraddittoria nei suoi estremi.
In realtà anche qui, analogamente allo sviluppo umano e religioso, non ci sono soluzioni di continuità; l’estrema coerenza dello svolgersi della poesia ungarettiana risulta infatti evidente considerando la reciproca influenza tra dato esistenziale e dati linguistici, visivi e letterari, sempre presenti in Ungaretti come componenti interagenti, in una visione olistica, mai come elementi separati. È evidente, quindi, che il distinguere un itinerario poetico da un itinerario umano e religioso dev’essere accompagnato dalla consapevolezza che ciò può valere solo come schematizzazione interpretativa; introdurre tale distinzione significa infatti considerare una separazione fittizia, che non esiste né nell’intenzione del poeta (che proprio per tale motivo volle come titolo dell’intera sua opera Vita d’un uomo), né nella reale esperienza ungarettiana, unica e particolarissima proprio per l’indissolubilità delle sue componenti.

La visività della poesia ungarettiana nata con le immagini di guerra di Il Porto Sepolto, germinata nell’aspirazione religiosa originata dall’esperienza di trincea, vero motore spirituale dello sguardo estatico, mistico, che si tramuterà in sguardo estetico, sensibile, e, alla fine, con Il Dolore, in certezza religiosa incarnata nella figura di Cristo «pensoso palpito», trova la sua origine (insieme biografica e letteraria) nella privazione della luce, nell’accecamento, e sviluppo ed espressione nel tentativo di uscire dalle tenebre, dal «buio della carne».



Credits immagini:
Giuseppe Ungaretti a Parigi, davanti al quadro di Max Ernst, Le Rendez-vous des amies, 1955

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