25.05.2026

I morti hanno sempre ragione

Il romanzo di Raul Montanari è un’indagine sulla verità dell’esistenza e sui sentimenti, nel solco del post-noir

Andrea, ventott’anni, si sposta da Milano in un paese di montagna per far luce sulla morte dei suoi genitori. Da qualche tempo la coppia era andata a vivere lassù, per trascorrere in serenità gli anni della pensione. La versione ufficiale parla di avvelenamento da funghi, ma qualcosa non torna. Si è trattato di un tragico incidente o di un omicidio premeditato?
Trasferitosi proprio nell’appartamento dei suoi per indagare sull’accaduto, Andrea si ritrova catapultato in una realtà parallela, fra l’istintiva ostilità dei paesani e l’accoglienza fin troppo euforica di Luca, un inquilino del piccolo condominio che cova un progetto singolare del quale vorrebbe renderlo partecipe. Ma ben presto Andrea scoprirà che il buen ritiro dei genitori è stato tutt’altro che sereno. In un crescendo di situazioni sempre più incalzanti, attraverso una galleria di personaggi umanissimi, talora inquietanti, odiosi, ma sempre tratteggiati in modo tridimensionale e credibile, la vicenda prenderà il binario di una ricerca della verità a tutto campo. Il giovane rivivrà il proprio difficile rapporto con i suoi, macchiato da recriminazioni, accuse, incomprensioni che hanno segnato la sua vita e l’hanno reso la persona problematica che è oggi, restia a lasciarsi andare nei sentimenti e nei rapporti con gli altri. Fino al sorprendente finale.

Come dimostra questo ultimo romanzo I morti hanno sempre ragione, edito da Baldini+Castoldi, c’è un filo conduttore che lega la produzione letteraria di Raul Montanari. Se scrivere è fuggire dall’emozione, Montanari dimostra che solo chi è passato attraverso quell’emozione può staccarsene ed evocarla. Ancora una volta l’autore attinge a piene mani dalle sue esperienze personali, dai luoghi della sua vita, dal suo vissuto più intimo e doloroso, ma senza cadere nell’inganno di quel pregiudizio autobiografico che oramai impazza nella letteratura italiana. I suoi romanzi sono la traduzione, nei fatti, dell’assunto di Fernando Pessoa, uno dei poeti più rappresentativi del XX secolo: «Per dire qualcosa che possa interessare gli altri occorre fuggire dall’espressione narcisistica di sé. Solo mentendo posso esprimere me stesso». Ed è proprio da questo assunto che prende forma il genere letterario che Montanari ha contribuito a creare: il post noir. Per riassumere potremmo definirlo “storie criminali e di mistero senza detective e senza la gabbia della narrativa di genere”. E il post noir di Raul Montanari mette in scena il peggio degli esseri umani insieme a un’indagine sulla verità dell’esistenza, sui sentimenti, sui rapporti umani. Al cuore di ogni vicenda di questo autore c’è la ricerca incessante di un senso da dare alla vita, ma nell’ambito di una tensione narrativa sempre alta, di un ritmo sapiente e calibrato che alterna azione e flusso di coscienza. Come lettore di Montanari, dopo l’ultima pagina, provo sempre una doppia sensazione: quella di essermi divertito con un romanzo teso, incalzante, carico di mistero e colpi di scena e, allo stesso tempo, quella di aver fruito di un’opera letteraria profonda e intensa, che ha fornito nuovi punti di vista al viaggio dentro noi stessi che Marcel Proust considerava come l’essenza della lettura.

raul montanari

Tornando all’oggetto del romanzo, già dalle prime pagine veniamo coinvolti nel modo in cui Andrea attraversa la sua vita immerso in una sorta di coma vigile della coscienza. Il giovane è rimasto incagliato fra i conflitti irrisolti del suo passato (primo fra tutti il difficile rapporto con i genitori) e l’incapacità di lasciar andare le proprie emozioni e i propri sentimenti nella relazione con Valentina, una ragazza che lo ama e vorrebbe sentirlo più coinvolto nell’altalenante rapporto che stanno vivendo. La morte dei suoi è l’evento che, in qualche maniera, scardina questa immobilità costringendolo a fare i conti con il presente e le proprie prospettive future, a indagare interiormente sui traumi del passato alla luce delle nuove rivelazioni su chi fossero davvero i propri genitori. L’indagine che conduce, fra mille difficoltà, nel piccolo paese di montagna, assumerà la valenza di una ricerca interiore, di un estremo tentativo di sbloccare la sua immobilità sentimentale e iniziare davvero a vivere. Ma gli ostacoli che dovrà affrontare saranno tanti, a partire dall’ostilità di tutti coloro che odiavano i suoi e ora lo guardano con sospetto e pregiudizio. Nel suo complicato percorso incontrerà anche qualche insperato alleato come Don Carlo (personaggio già conosciuto in un altro romanzo di Montanari, La vita finora, del 2018) e il maresciallo dei carabinieri Salvatore De Rosa. Entrambi caratterizzati in modo magistrale dall’autore, che evita di inciampare negli imperanti stereotipi del genere.

Dal punto di vista della scrittura, quella di Raul Montanari è, ancora una volta, cristallina, perfetta. Chirurgica l’ha definita Dario Voltolini. E questa definizione, che ad alcuni potrebbe sembrare stonata, è quantomai centrata se si intende la scrittura come uno strumento difficile, delicato, che richiede cura e conoscenza per essere usato. Esattamente come il bisturi che utilizza il chirurgo. In Montanari si compie il miracolo di rendere quest’arte fruibile in modo trasversale, piacevole, universale. Non a caso stiamo parlando di quello che è considerato come il più autorevole docente di scrittura creativa in Italia (e lo dimostrano la longevità della sua scuola, che ha superato i venticinque anni, e il numero altissimo di prestigiose pubblicazioni dei suoi allievi). La sua prosa illumina la storia narrata con la capacità di mostrarci l’umanità, i sentimenti, le pulsioni, compreso il loro lato oscuro.

In un contesto editoriale nazionale nel quale assistiamo al trionfo dell’autofiction, del linguaggio tecnico, dell’utilizzo sempre più sconsiderato dell’Intelligenza Artificiale per la creazione di contenuti pseudo artistici, il nuovo romanzo di Raul Montanari è una boccata di ossigeno corroborante che coniuga una lingua viva, espressiva, e allo stesso tempo formalmente ineccepibile, con quella tensione narrativa che l’autore è solito paragonare alla base ritmica di un brano musicale che cattura il nostro orecchio e la nostra attenzione. E in più, questo autore riesce a farci vivere quelle sensazioni di disagio e al contempo di appagamento del trovarsi faccia a faccia con le verità più scomode che riguardano noi stessi e la nostra vita. Franz Kafka sosteneva che «abbiamo bisogno di libri che ci colpiscano duramente come una disgrazia, come la notizia di un suicidio. Il Libro è un’ascia per il mare di ghiaccio dentro di noi». I romanzi di Raul Montanari riescono a farci provare questa emozione profonda e sincera che solo la vera letteratura è in grado di dare.

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