29.10.2026

Stomp! Ovvero come ritrovare l’amore perduto (per la musica)

Guida, almanacco e diario, Fabio De Luca firma un volume accanto a ventisei voci che raccontano come si possa ancora perdersi in una melodia

Ormai ne siamo consapevoli: viviamo un’epoca in cui la semplice nostalgia si è evoluta in quello che potremmo chiamare nostalgismo, una corrente ben codificata dove l’umana tendenza alle madeleine proustiane diventa prima un contesto culturale condiviso e poi – tanto per cambiare – un vero e proprio comparto industriale. La malinconia ridotta a prodotto finisce per sottostare alle regole di un mercato dove a una domanda crescente si risponde con un’offerta sempre più massiccia, cosa che in un primo momento galvanizza il pubblico ma dopo un po’ finisce inevitabilmente per spoeticizzare.
Lo vediamo accadere fin troppo spesso con cinema e serie TV: siamo saturi di ritorni, riedizioni, anniversari, reboot, remake e altre amenità, e anche se continuiamo a vederli come l’ultima safe room rimasta in un’apocalisse zombie di cultura troppo giovane per essere tollerata, è innegabile che di questo sovraffollamento ci stiamo un po’ disamorando.

Se parliamo di musica poi il fenomeno si fa ancora più evidente, l’industria discografica ha subito cambiamenti radicali negli ultimi anni, tra la morte di quasi tutti i supporti fisici, le piattaforme che rendono disponibile tutto e subito, la manipolazione silenziosa degli algoritmi, l’odissea dei biglietti online per i grossi live e via dicendo. Un contesto in cui il non-amore rischia di dilagare in maniera preoccupante, anche perché la generazione pre-Spotify (per non dire i Millennial, per non dire gli X) si è vista togliere praticamente tutto il suo mondo fatto di locali claustrofobici e fumosi, riviste autoprodotte e fotocopiate e interminabili chiacchierate con il gestore del negozio di dischi.
Fabio De Luca, accompagnato da un nutrito stuolo di sodali, tutti appartenenti proprio a quelle generazioni lì, si sono chiesti cosa si possa fare, o meglio cosa si possa scrivere oggi per combattere questa disaffezione, questo depotenziamento emotivo. La risposta che si sono dati è Stomp! Guida ragionatissima a un anno pieno di musica, uscito per nottetempo.

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L’idea di fondo è ambiziosa: trovare un approccio nuovo per raccontare la musica, con un occhio particolare proprio all’idea di tempo, di passato, presente e soprattutto futuro. De Luca crea un bizzarro almanacco dell’anno dopo, un calendario di Frate Indovino versione pop-punk, un saggio-fanzine destinato a dei posteri molto vicini, i lettori dei prossimi dodici mesi. Utilizzando una scansione dei capitoli che va da gennaio a dicembre, Stomp! gioca dunque a fare l’agenda musicale del 2027, sciorinando date, eventi e turning point della musica del passato e qualche volta perfino del prossimo futuro.
Ogni mese ha le sue curiosità e le sue spigolature, dai Radiohead che nel 2007 pubblicarono In Rainbows permettendo ai fan che lo compravano online di pagarlo “a piacere”, alla primissima esibizione dei Queen, nel 1970, organizzata dalla madre di Roger Taylor, passando per il concerto del 2006 di Suzanne Vega sull’ormai dimenticata Second Life, piattaforma virtuale che doveva essere il futuro e che invece è stata solo un brandello – anche piuttosto moscio – di presente. Eppure tutti questi aneddoti non sono raccontati su un piano difensivo di distanza, il lettore trova anzi una quarta parete già demolita, un implicito confronto – o se vogliamo una proiezione – con quello che succede oggi o potrebbe accadere domani. La scrittura di De Luca non ha nessuna pretesa di superiorità, non si crogiola nel “ieri era tutto meglio” ma cerca, rievocando, di trovare un po’ di quel passato anche in questo disorientante presente. La musica, e l’amore perduto per lei, risultano dunque esposti senza difese, a petto nudo, vulnerabili di fronte al domani, con la sorniona e malcelata intenzione di vedere di nascosto l’effetto che fa.

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A sinistra: Suzanne Vega; a destra: i Radiohead

De Luca, dicevamo, non affronta questa recherche da solo, assembla un gruppo di firme autorevoli provenienti dal giornalismo musicale e dalla letteratura, che – tra un mese e l’altro – portano ciascuna un ricordo, una riflessione, una testimonianza, un punto di vista. E qui affiorano delle chicche davvero interessanti, alcune sono dei veri e propri racconti come quello di Giulia Scomazzon, altri sono delle dichiarazioni d’amore come quella di Christian Raimo al mai troppo glorificato Flavio Giurato, ci sono aneddoti divertenti come quello raccontato da Carlo Bordoni sui punk rivoluzionari costretti da sua madre a indossare le pattine, o il confronto tra papà indie e figlio rap di Enzo Baruffaldi. Trovano posto anche delle operazioni più curiose, forse quelle che ci lasciano rimuginare più a lungo dopo la lettura: una è il mini-saggio musico-sociologico di Paolo Madeddu che analizza come si è evoluta negli anni l’elaborazione del lutto delle star, evidenziando le differenze – evidentissime! – tra quando morì Bob Marley e la più recente scomparsa di personaggi come Michael Jackson; l’altra è quella che chiude il libro, una sorta di ironica profezia in cui Emiliano Colasanti, come fosse un inviato dal futuro, racconta gli eventi musicalmente più significativi del 2028, come il boom delle canzoni realizzate con l’AI e un album di Taylor Swift dedicato alla sua gravidanza. Fa ridere sì, ma anche riflettere.

Stomp! si presenta dunque come un grande ed eterogeneo contenitore, eppure arrivati alla fine si ha l’impressione che dietro il saggio musicale, la finta agenda o il parodistico almanacco ci sia un tentativo più ardito, sicuramente più interessante: quello di creare, a livello editoriale, un format, proprio come accade in televisione, un prodotto replicabile partendo da una struttura ben chiara e facilmente riconoscibile. L’esperimento è coraggioso, ancora in fieri, sicuramente perfettibile, eppure non si fa fatica a immaginare nuovi Stomp! a mo’ di annuari per i futuri a venire. O come degli speciali di capodanno di Domenica In.
Sì, è un accostamento un po’ provocatorio che a molti non piacerà ma si sa, per raggiungere grandi obiettivi bisogna rompere un po’ di schemi, uscire dalle zone comfort. E se il dichiarato intento di De Luca e soci è tornare a innamorarsi della musica, la strada intrapresa, vada come vada, è sicuramente quella giusta. Lo sanno bene gli psicoterapeuti: quando un amore entra in crisi, l’unica cosa da fare è tentare qualcosa di nuovo. E vedere che succede.

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