26.06.2026

Il Premio Fracchia, terreno di meraviglia

La sesta edizione della manifestazione dona nuova linfa al Levante Ligure e rilancia la storica rivista “La Fiera Letteraria”

Oltre i bordi della cartolina, spesso si apre un terreno ampio e pieno di stupore. Uno spazio che, per l’inclassificabilità stessa della sua natura, si concede all’immaginario come pratica concreta e creatrice, un “terreno di meraviglia”. Ed è proprio questo il tema cardine scelto dalla sesta edizione del Premio Fracchia, che ha tagliato il nastro di partenza il 22 giugno e che fino al 28 del mese porterà la forza rigeneratrice della parola letteraria nel Levante Ligure, nelle cornici naturali di Casarza Ligure e Bargone, lontano dal clamore del turismo di massa per trovare una dimensione altra, improntata alla scoperta dei luoghi e delle loro storie.

Nato nel 2019 come concorso di narrativa breve in un comune di poche migliaia di abitanti, il premio è intitolato a Umberto Fracchia (1889-1930), lo scrittore che a Bargone trovò il luogo dell’anima per eccellenza, trascorrendo le estati nella casa dei nonni materni; fondatore del celebre settimanale “La Fiera Letteraria”, Fracchia fu anche collaboratore di testate come il Secolo e il Corriere della Sera, direttore editoriale dell’appena nata casa editrice di Arnoldo Mondadori e scrittore di buona fortuna, firmando opere letterarie come La favola dell’innocenza (1910), Il perduto amore (1921), Angela (1923) e La stella del Nord (1930), rappresentando una figura di riferimento nel panorama intellettuale nazionale d’inizio Novecento e, arrivati ad oggi, l’ispirazione che anima questo progetto, articolato nel ricco calendario del festival diretto da Chiara Fiorini e nella rinascita della storica rivista da lui fondata nel 1925, sotto la nuova curatela di Stefania Vitulli.

premio fracchia

La rassegna vede un programma che alterna le grandi firme del giornalismo con quelle della letteratura più amata: da Concita De Gregorio con il suo recente volume La cura (Einaudi) a Pablo Maurette, che riceverà per l’occasione il Premio Stella del Nord per il suo giallo La Niña de Oro (Sellerio), un noir dalle atmosfere lynchiane ambientato in una Buenos Aires grigia e inquieta, passando per ospiti come Fabio Bacà, Matteo Bussola, Fabio Canino, Luca Bianchini, Erica Cassano e Alice Basso. A coronare il cartellone, venerdì 26 giugno il tour nazionale del Premio Strega Saggistica farà tappa nel festival, con la presentazione della cinquina finale composta da Giuseppe Antonelli, Miguel Gotor, Tonia Mastrobuoni, Beatrice Mautino e Alessandro Vanoli, in dialogo con Marta Perego e Micol Sarfatti. L’appuntamento clou del Premio Fracchia, che quest’anno vede la giuria formata da Chiara Severgnini, Fabio Bacà e Emanuele Bosso, è invece programmato per il 27 giugno, quando verrà premiato il vincitore di questa edizione che ha registrato un alto numero di opere partecipanti.

premio fracchia

«Stiamo lavorando in un territorio bello e stimolante, insieme a un gruppo di amministratori molto attenti a questa terra – spiega la direttrice artistica Chiara Fiorini -. Rispetto alla Liguria più conosciuta e afflitta dal problema dell’overcrowding, in questo territorio tutto è più lento, più antico: non è un caso che Fracchia si fosse innamorato del piccolo borgo di Bargone, tutto costruito in pietra, un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, e che oggi può essere vissuto nel rispetto, a contatto con la natura: dalla cima del monte Tregin è possibile osservare il Golfo del Tigullio, uno spettacolo di rara bellezza, che ben si coniuga con le suggestioni della letteratura. Dopo aver esplorato il tema della moltitudine femminile e quello della cultura come luogo comune, quest’anno abbiamo deciso di pensare attorno al tema “Terreno di Meraviglia” perché sentiamo di aver attraversato un anno che è stato per tutti particolarmente disastroso dal punto di vista della cura dell’anima; siamo stati bombardati da notizie orribili, in mezzo a una violenza che non avremmo mai pensato di vivere in quest’epoca: in opposizione a tutto ciò, abbiamo sentito che fosse importante coltivare la bellezza. Lavorando con Marta Perego, abbiamo quindi deciso di entrare nei diversi territori della meraviglia, declinati al plurale, partendo dal concetto aristotelico di meraviglia intesa non solo come bellezza ma anche e soprattutto come stupore e interrogazione per arrivare ad una meraviglia contemporanea, legata alla vita di tutti i giorni. Con il nostro pubblico vogliamo coltivare questo sguardo, per piantare un piccolo seme che speriamo possa germogliare guardando al futuro».

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Alla nuova edizione del festival si lega il ritorno della rivista “La Fiera Letteraria”, con la curatela di Stefania Vitulli. Questo numero ospita i contributi dell’attore e regista Fabrizio Gifuni, del direttore del Premio Strega Stefano Petrocchi e del Presidente della Fondazione Bellonci Giovanni Solimine, dello scrittore Raul Montanari, dell’attrice Elisabetta Pozzi e del fotografo Riccardo Cavallari, in un dialogo tra saperi e arti in linea con lo spirito che anima da sempre il progetto editoriale. «Lo scorso anno era il centenario della fondazione della rivista e abbiamo deciso con Chiara Fiorini di lavorare ad un numero speciale che raccontasse cosa è stata la rivista nel passato, e allo stesso tempo cosa potrebbe essere oggi, restando fedele al suo spirito – spiega Vitulli -. “La Fiera Letteraria” è stata una rivista importante, basti pensare che ha pubblicato in anteprima il primo capitolo di Uno, nessuno e centomila di Pirandello, o le poesie inedite di Ungaretti. In un percorso di ricerca, ho consultato l’Archivio Fracchia custodito a Casarza Ligure, con le copie della rivista, e i materiali presenti nell’Archivio di Fondazione Mondadori a Milano, che riunisce molto materiale dell’autore. Visitare gli archivi mi ha permesso di addentrarmi nella visione che Fracchia aveva rispetto alla funzione della rivista, e in linea con il suo pensiero abbiamo deciso di pubblicare soltanto inediti oppure anticipazioni di opere che usciranno in futuro, e di ospitare firme che non siano puramente giornalistiche, ma che provengono da mondi diversi, guardando alla letteratura ma anche al teatro, alle arti, alle scienze. In questo senso, l’articolo scritto da Gifuni racchiude questo spirito: in linea con gli spettacoli che sta portando nei teatri di tutta Italia, ha scritto dei corpi di Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini, due cadaveri che ancora oggi interrogano la nostra memoria storica e civile, due morti che ci ricordano come la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta rimangano territori nei quali continuiamo a inciampare, quasi impossibili da superare. Una visione che, partendo dal teatro, intreccia la pagina letteraria, la storia, l’analisi sociale, la riflessione sull’importanza di una memoria condivisa. Questo non può che riportarci a Fracchia, per il quale fare una rivista significava offrire uno spunto di discussione inedito e stimolante: una lezione che intendiamo sviluppare, con il tempo lento della cultura, della parola».

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