24.07.2026

Alla scoperta della voce di un luogo

Dentro il laboratorio di podcast realizzato dalla Scuola Genius per la terza edizione del festival Carta Carbonia

È possibile creare “il podcast di un luogo”? Attorno a questo quesito si muove il laboratorio di podcast tenuto dalla Scuola di Scrittura Genius all’interno della terza edizione del Festival Carta Carbonia, in un progetto di indagine della specificità del territorio di Carbonia a partire dalla sua storia mineraria, le sue sfaccettate identità linguistiche, i suoi paesaggi sonori e la voce, o meglio le voci, di chi la abita costituendone il tessuto comunitario.
Il suono, dunque, prima ancora della parola; fiume primordiale, paesaggio che si squarcia e si mostra ai sensi. «Si tratta di un nuovo passaggio nel nostro percorso di racconto del territorio – spiega Paolo Restuccia, regista, conduttore, autore radiofonico e guida del laboratorio -. Dopo esserci occupati, lo scorso anno, del racconto in forma narrativa, per questa edizione abbiamo deciso di utilizzare lo strumento del podcast, che in fondo è una scrittura multimediale che contempla la narrazione scritta ma allo stesso tempo ingloba anche tutto il mondo relativo al suono del luogo. Proprio in questo momento, i miei colleghi di laboratorio si trovano nelle storiche miniere di Carbonia, muniti di registratori audio, per catturarne l’essenza più profonda».

Oltre la pagina scritta, e oltre la narrativa intesa in senso tradizionale, il linguaggio del podcast permette una “scrittura” più ampia, capace di inglobare la voce del passato e lo spirito del presente, permettendo un racconto in presa diretta, senza intermediazioni o filtri. «Abbiamo deciso di concentrarci sui suoni del territorio e sulle voci di chi lo abita. In queste giornate di ricerca stiamo cercando di raccontare Carbonia attraverso lo sguardo di chi la vive, giorno dopo giorno: stanno nascendo piccole interviste agli anziani del territorio che ci raccontano come si viveva decenni fa, e allo stesso tempo diamo spazio alla Carbonia di oggi, narrata direttamente da chi ha deciso di partecipare a questo progetto: al termine del percorso, vedrà la luce un vero e proprio racconto sonoro della città. Questa è la forza del podcast, uno strumento dal forte carattere evocativo: raccogliamo i suoni e le voci, ma allo stesso tempo anche i silenzi hanno un significato forte per riuscire a restituire il senso di un luogo come questo. La sfida è quella di riuscire a raccontare l’atmosfera di Carbonia, magari anche solo attraverso un piccolo rumore, un fruscio che rimane nelle orecchie e nella mente di chi lo ascolta».

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Carbonia, oggi

E poi, le voci umane. I colori e le sfumature delle parole, l’imprevedibilità della lingua dialettale, il mondo che si cela dietro ad ogni tono, ad ogni inflessione. «La vera forza di un podcast è proprio la possibilità di ascoltare le voci reali, senza filtri. Sentire la voce di un bambino che scopre il mondo, o di un anziano che ricorda la sua esistenza, è un’emozione di grande potenza. Quando scrivi puoi permetterti di cambiare lingua e luogo, puoi sembrare italiano o internazionale, alto o basso; ma quando parli, ad avere una voce è la tua lingua del cuore. Quando conduco in radio la trasmissione ‘Il ruggito del coniglio’ ci chiamano ascoltatori da tutta Italia, a volte anche italiani residenti all’estero, e ogni volta mi stupisce ascoltare i loro dialetti, le piccole venature dell’accento, le varietà… quelle sfumature che sento a Carbonia, dove le voci sono molto educate alla lingua italiana, ma spesso rivelano un retrogusto inconfondibile che parla della Sardegna, della sua storia e della sua lingua. Sono voci che, semplicemente ascoltandole, ti forniscono un immaginario, un racconto intero da scoprire. Questo accade per le voci più giovani e a maggior ragione per quelle più anziane, che sembrano portare dentro di sé la storia di Carbonia: una singola frase può tratteggiare un mondo intero».

Le sedute del laboratorio, tra ricerca territoriale e affinamento della scrittura, saranno in corso fino al termine del festival: i racconti individuali si fanno racconto corale, sguardo collettivo sulla città in un processo di indagine e interrogazione sulla sua essenza. «Stiamo lavorando per realizzare un numero zero del podcast, nel quale tante voci, tanti suoni, tanti effetti e tante sfumature racconteranno Carbonia. Con la ferma volontà di raccontare la città in maniera non banale: si dicono spesso le stesse cose di questo luogo, e proprio per questo attraverso questo progetto vogliamo scardinare questa visione, dando una visione differente, magari anche un po’ inaspettata, imprevedibile. Ricordandoci che questo luogo non è solo passato, c’è anche e soprattutto presente. Già da ora, dopo le prime fasi di raccolta e scrittura, sta emergendo l’idea di una Carbonia da riscoprire, quasi una riconquista. Dai ricordi di chi la definiva sarcasticamente ‘Tristonia’, oggi la città è vista come nuova casa, come luogo della condivisione, da abitare con nuove prospettive. Sta prendendo forma un’idea forte del luogo, legata all’oggi. E poi c’è l’aspetto della multietnicità della città, raramente raccontato: gli abitanti sono figli di anni di migrazione dalle regioni italiane, individui che a Carbonia si sono trasferiti da ogni luogo per lavorare in miniera e che hanno dato vita a matrimoni che possiamo definire ‘misti’. Famiglie che all’epoca erano considerate scandalose, e che vedevano l’unione tra sardi e gli immigrati friulani, lombardi, veneti. Un intreccio di storie multiculturali, di vite che meritano di essere raccontate».

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Carbonia, anni Cinquanta

Muovendosi dal piano privato a quello collettivo, il materiale raccolto verrà presentato alla popolazione nella giornata di domenica, in un appuntamento di restituzione pubblica nel quale verranno trasmesse le registrazioni raccolte e verrà inaugurata una riflessione condivisa. Quasi un’esperienza di auto-coscienza del territorio e della sua popolazione, che rappresenta un tassello formativo per gli ascoltatori finali del podcast e, allo stesso tempo, per chi lo ha pensato e costruito, passo per passo, mosso da domande, curiosità, speranze. «Per noi è un’esperienza unica – conclude Restuccia -. Per me è un grande onore poter lavorare accanto a donne e uomini che per molti versi hanno avuto una vita unica, passando per la grande crisi, i fasti e poi la chiusura della miniera che era il fulcro del territorio, i cambiamenti dei tempi: sono ricordi che contengono una strana nostalgia, ma anche un rapporto di amore-odio verso questi processi di mutamento storico e sociale. Carbonia è una terra di contrasti forti, che emergono direttamente dalla voce di chi l’ha vissuta: sono racconti che non cercano mai l’esagerazione, non ci sono mai pietismi o dolori spettacolarizzati, c’è sempre una grande dignità umana. E soprattutto c’è tutta l’energia di chi ha scelto di abitarla oggi, con consapevolezza, guardandone i pregi e i difetti. In questi giorni di lavoro stiamo sentendo una grande energia, stiamo lavorando con l’obiettivo condiviso di far sentire la voce più profonda di questo luogo».

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