La realtà, se si esaurisse nel suo attimo presente, sarebbe pura inconsistenza. Un gesto continuamente ripetuto e insieme sprecato. A dare fondamento alla nostra realtà interviene la memoria, che come una macchina incessante crea e insieme deforma – per dare quella forma altrimenti mancata. Senza memoria, quindi, non ci sarebbe realtà e viceversa. In questo processo di ricorsiva sostituzione, la scrittura agisce come una delle forme più compiute – e perciò più deformanti – della memoria.
Se, fino a prova contraria, l’atto dello scrivere prende avvio nel momento in cui impugniamo una penna e tracciamo dei segni (o più comunemente, seduti di fronte a uno schermo battiamo le lettere sui tasti), cosa rimane allora di quel momento precedente in cui la narrazione già prende forma, si scrive, nella nostra mente? È come una voce, fuori di noi, che detta il nostro vissuto o il nostro immaginato. Così anche i luoghi i cui viviamo, in cui siamo passati, in cui ci piacerebbe andare esistono grazie alla nostra memoria. È una consistenza fatta di parole con le quali si tratteggiano delle geografie più meno realistiche, più o meno distorte.

A questo tipo di narrazione si rifà il laboratorio della Scuola di scrittura Genius organizzato all’interno della cornice del Festival Carta Carbonia, di cui vi abbiamo già raccontato qui. Le attività, guidate da Paolo Restuccia, sono strutturate a partire da un progetto che tiene insieme «la voglia di scrivere e raccontarsi di molti cittadini con l’ambientazione nel territorio di Carbonia».
Carbonia, città dal nome immaginifico, «che sembra evocare quasi qualcosa di favolistico e fumettistico, come c’è Topolinia, città di Topolino, c’è anche la città del carbone, cioè per l’appunto Carbonia», riflette scherzoso Restuccia, sarà al centro dei racconti scritti dai partecipanti al laboratorio, perché ogni narrazione diventa efficace «quando ha radici profonde nella realtà specifica di un luogo, che appartiene all’esperienza esistenziale di chi scrive». Così, per cercare ispirazione e immergersi in memorie antiche, è prevista anche «una visita guidata al Museo del Carbone e al sito minerario di Serbariu», spiega Restuccia, per provare «a scrivere nelle sale che contengono i ricordi del lavoro che si svolgeva nelle miniere».
In un’intervista, la scrittrice Fleur Jaeggy (di natali svizzeri ma di adozione italiana) racconta che il senso di identità corrisponde alla lingua in cui si scrive. Si può quindi essere apolidi, vivere in una condizione di esilio, ma trovare una propria forma di identità in una lingua, che non per forza corrisponde a quella originaria. In questa prospettiva, il territorio della Sardegna, caratterizzato da «un tessuto linguistico molto particolare che vede coesistere l’italiano, vissuto talvolta come una “seconda lingua”, la lingua della scuola e delle istituzioni, con la lingua intima della terra e della tradizione, appunto la lingua sarda», risulta particolarmente interessante da un punto di vista creativo e letterario e che infatti ha comportato, nota Paolo Restuccia, «negli anni una particolare predisposizione alla letteratura, considerando l’esiguo numero della popolazione che non arriva a due milioni di persone, sono davvero molti e molto significativi gli autori sardi che hanno scritto pagine importanti nella nostra storia letteraria, nel passato e anche nel presente, nella letteratura mainstream e in quella di genere».

Il laboratorio, che avrà epilogo domenica 27 luglio con un momento dedicato alla lettura pubblica dei racconti, si rivolge a un pubblico eterogeneo e, grazie alla presentazione nelle scuole del laboratorio avvenuta durante l’anno scolastico appena concluso, si contano tra i partecipanti anche alcuni adolescenti tra i dodici e tredici anni. «I ragazzi», spiega Restuccia, «dimostrano la capacità di comprendere che esistono tipi diversi di scrittura, intuiscono anche solo per istinto che per risultare efficaci nella loro comunicazione devono scegliere la forma migliore a seconda dei casi». Proprio nei confronti delle nuove generazioni, l’attività della Scuola di scrittura Genius può rappresentare una preziosa possibilità atta a incentivare una maggiore sensibilità verso la lingua letteraria e le sue forme. In un’epoca in cui la scrittura è usata quotidianamente e quasi compulsivamente per comunicare nelle chat, fondamentale è trasmettere l’importanza del concetto di stile, perché, come precisa Restuccia, «la scrittura senza stile semplicemente non dovrebbe esistere in letteratura; quando parlo di stile io faccio sempre riferimento a un sistema complesso di scrittura, quella letteraria, che unisca il lavoro sul testo, la scelta delle parole e della costruzione sintattica, alla creazione di un racconto che si leghi in modo naturale a quella lingua. Questo diventa un modo per narrare la storia più adatta a quel tessuto linguistico. In questo senso, come parrebbe ovvio, ma per alcuni non lo è, forma e contenuto non sono divisibili, ma collegati in modo netto e vivificati l’una dall’altro e viceversa».

Il lavoro della Scuola di scrittura Genius può fungere anche da osservatorio sul mondo letterario contemporaneo, cartina tornasole per le tendenze letterarie dei nostri tempi. «Negli anni ’80 e ’90», nota Restuccia, «dopo l’innamoramento per lo stile all’americana e per il realismo magico, sembrava che tutti dovessero raccontare storie pulp e noir, ci sono stati i romanzi criminali e le gomorre, le suburre, i crimini di fiction, oggi la narrazione sembra dividersi tra l’autobiografismo più intimo, il memoir spesso sofferto e sofferente, e i generi diversi». A subire un’evoluzione negli ultimi decenni non sono stati solo le correnti e gli orientamenti letterari, ma «è cambiato radicalmente l’atteggiamento di fronte alla figura dello scrittore, al mestiere di scrivere: se in passato l’obiettivo era quello di diventare un autore di successo, oggi c’è maggior disincanto, chi partecipa ai corsi di scrittura è mosso soprattutto dalla voglia di esprimersi, si fida sempre meno del mondo delle lettere, dei premi letterari, degli editori e dei critici». Così, un microcosmo come può essere quello della Scuola di scrittura Genius, se guardato più da vicino, può diventare un «riflesso del mondo contemporaneo», in cui «viviamo tutti più nei social che nel mondo esterno», con il rischio sempre più alto di «chiudersi in un discorso tutto privato, solipsistico, rivolto alla propria cerchia».
L’attenzione al contemporaneo, e alla sua proliferazione di forme narrative, è una delle cifre che caratterizza l’offerta della Scuola di scrittura Genius. Paolo Restuccia, con la sua lunga esperienza in Radio, regista del noto programma satirico di Radio2 Il ruggito del coniglio, rivela che una delle peculiarità dell’approccio pensato dalla scuola «è stata quella di combinare le diverse possibilità espressive della scrittura, dalla narrativa al teatro al cinema; quindi, oggi, pur facendo dei rigorosi percorsi di narrativa, gli affianchiamo dei corsi di podcasting, di storytelling digitale», grazie a un gruppo di docenti «composto da scrittori, ma anche da autori radio televisivi, filmaker, registi» e tra questi anche Andrea Fassi, «uno dei soci fondatori, che fa compiere a chi partecipa dei percorsi sensoriali utilizzando le materie prime del gusto e invenzioni soprattutto di gelato». L’obiettivo non è tanto quello, altrimenti vano, di seguire le mode del momento ma di dare la possibilità a «un autore che voglia narrare la propria epoca» di «percepirne la sensibilità, lo spirito dei tempi», mantenendo viva la convinzione che saranno probabilmente ancora «le narrazioni scritte a sfidare il tempo», i nostri classici, che grazie alla loro atemporalità, potranno essere letti e riletti e partecipare ogni volta da capo alla nostra memoria, senza tempo e dentro a ogni tempo.
In copertina: Carbonia ieri