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Il cam(m)ino dell’editore. Una mostra per celebrare Arnoldo Mondadori e i suoi scrittori



Scorrendo le biografie di alcune tra le più celebri firme letterarie del Novecento, non è insolito imbattersi negli scatti in bianco e nero che immortalano gli scrittori in un luogo che, negli anni, si è ricoperto di una sottilissima coltre di leggenda, forgiata tra cartelle dattiloscritte, sigari, incontri tra editor, traduttori e ammiratori, accese discussioni sulla forma da dare all’ennesimo, attesissimo, romanzo in uscita.
È così che, navigando tra le pagine, si può fare l’incontro con uno storico scatto di Ernest Hemingway, che nel 1948 faceva la sua radiosa apparizione in questo luogo con un grande sorriso e l’immancabile bicchierino nella mano destra, oppure in quello che mostra Thomas Mann nel 1947, coricato nel giardino in una posa simile a quella di un predicatore di strada, accerchiato da una folla di giovani ammiratori, tra i quali è possibile scorgere i volti di Franco Fortini, Oreste Del Buono e Lavinia Mazzucchetti.

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Ernest Hemingway con Arnoldo Mondadori ˆ, 1948

Quel luogo risponde al nome di Villa Mondadori a Meina, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, dove l’editore Arnoldo Mondadori per decenni ha usato ospitare scrittori e collaboratori editoriali, ai quali immancabilmente chiedeva di lasciare una frase o una firma sulla cappa del camino, che negli anni è diventato un coro di voci e nomi che, ancora oggi, ci parlano del Novecento e delle sue maggiori personalità letterarie. Un lungo racconto ininterrotto che oggi torna a parlarci dell’editoria di ieri e di oggi grazie alla mostra virtuale dal titolo Il cam(m)ino dell’editore. Storie di Arnoldo Mondadori a Meina, organizzata dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori nell’anno dell’anniversario dei cinquant’anni dalla scomparsa del grande editore, avvenuta l’8 giugno 1971.

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Thomas Mann a Meina nel 1947. Attorno a lui si riconoscono Alberto Mondadori, Arturo Tofanelli, Franco Fortini, Guido Lopez, Oreste Del Buono, Lavinia Mazzucchetti, Edilio Rusconi e Arrigo Benedetti

L’esposizione digitale, che verrà inaugurata questa sera alle ore 21 in diretta streaming sui canali di Archivissima – La notte degli Archivi 2021, ripercorre attraverso un percorso costruito tra documenti archivistici e bibliografici, fotografie, interventi video e interviste a studiosi per approfondimenti tematici sulla storia dei rapporti, personali e professionali, di Arnoldo con decine di figure del mondo editoriale e letterario; un viaggio che parte simbolicamente dal camino di Meina per raccontare un luogo speciale che è stato il magnetico baricentro non solo di una casa editrice ma anche di relazioni, rapporti, amicizie, rivalità e affetti che hanno plasmato la cultura italiana novecentesca, in un intreccio di incontri che riporta sino ai giorni nostri le vicende di personalità come Dino Buzzati, Eugenio Montale, Valentino Bompiani, Piero Chiara, Ernest Hemingway, Alba de Cespédes, Thomas Mann, Vasco Pratolini, Walt Disney, Mario Soldati, Lavinia Mazzucchetti, Colette Rosselli e Domenico Porzio. L’esposizione, disponibile sul sito della Fondazione, si articola in tre sezioni. La prima, Villa Mondadori a Meina, ripercorre la storia della casa, mentre la seconda e la terza sezione della mostra, Gli autori e le autrici e Il mondo editoriale, raccontano il rapporto professionale che legava Arnoldo Mondadori e alcuni degli autori delle firme sul camino.

«Questo anniversario non vuole essere un momento di pura celebrazione» spiega Marta Inversini, direttrice della Fondazione. «È piuttosto un’occasione per trarre ispirazione dalla figura di Arnoldo che è stato un precursore, un uomo di grande innovazione, un anticipatore di tante tendenze che sarebbero diventate manifeste nei decenni successivi. Nei documenti in mostra, emerge la figura di un uomo che tendeva sempre ad andare oltre al proprio tempo, superando se stesso. Vogliamo recuperare quello spirito, quella tendenza all’andare oltre». Tra le fotografie, le interviste e i documenti inediti, riaffiora la figura del grande editore, ma anche di un uomo che, in anni difficili per il Paese, ha saputo guardare alla cultura come a un valore sul quale costruire. «Arnoldo era chiamato anche “l’incantatore di serpenti”: era di umili origini, tra i lavori che ha fatto da giovane c’era anche il lettore di didascalie al cinema muto del paese. La necessità economica lo costrinse ad iniziare a lavorare molto presto, come garzone, venditore ambulante… fin dalla giovane età, gli furono riconosciute qualità che poi lo avrebbero qualificato per tutta la vita: l’intraprendenza, l’abnegazione, la capacità di dialogo e persuasione sincera nei confronti di chi aveva di fronte. Riusciva a mobilitare tutte le forze, proprie e altrui, per raggiungere i propri obiettivi, come poi si vedrà nel lavoro in casa editrice, quando ha portato nella propria scuderia autori a lungo corteggiati. Aveva attenzione al mercato, ma era anche un uomo che aveva un’enorme considerazione della cultura».

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Arnoldo Mondadori a Meina

L’abitazione affacciata sul lago Maggiore diventa fulcro di storie, crocevia di destini che attorno all’editoria di incrociano e trovano un linguaggio condiviso. «La villa ha una storia molto significativa, dall’acquisto negli anni Venti, il parziale trasferimento della casa editrice al suo interno, il passaggio di tante personalità che hanno lasciato una traccia sulla cappa del camino. I materiali presentati nella mostra illuminano alcuni aspetti della vita di Arnoldo, ma tra le righe si ritrovano anche tracce di momenti storici come i bombardamenti su Milano e tante fotografie inedite. Tra i materiali più significativi, la lettera del 1947 di Arnoldo a Pratolini: Arnoldo non si limita a dialogare con lo scrittore, ma cita la collana Medusa e in poche righe la descrive con una straordinaria capacità di persuasione. Oppure ancora, la lettera di Arnoldo a Valentino Bompiani datata 27 ottobre 1960: “Il lavoro dell’editore è prima di tutto un lavoro di interpretazione di esigenze che non sono sempre uguali, che variano di luogo in luogo e, direi, di anno in anno”. Questa lettera parla anche alla nostra epoca, nella quale parliamo sempre di “libri necessari”, mentre Arnoldo spiega la differenza tra libro necessario e libro superfluo con argomentazioni attualissime”.

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Le firme sul camino di Meina

Muovendosi attraverso questa ricchezza di materiali, la mostra inaugura un palinsesto di iniziative dedicate ad Arnoldo, realizzate in collaborazione con altri soggetti. Tra le iniziative, il francobollo commemorativo stampato dall’istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, che verrà emesso da Poste Italiane l’8 giugno, e l’istituzione, da parte della casa editrice Mondadori, di una borsa di studio intitolata alla memoria di Stefano Magagnoli, da destinare a uno studente della prossima edizione del Master in editoria realizzato dall’Università degli studi di Milano in collaborazione con Aie e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Ci sarà poi spazio per nuove pubblicazioni, con la stampa di due volumi dedicati alla figura di Arnoldo Mondadori, editi da Fondazione e pubblicati nella collana «Biblioteca». Il primo è Lettere all’editore. Aleramo, de Céspedes e Manzini autrici Mondadori, a cura di Sabina Ciminari, mentre il secondo è Dear Mr. Mondadori. I romanzi americani nel catalogo Mondadori 1930-1960, curato da Cinzia Scarpino, che ricostruisce la storia dei romanzi americani nel catalogo Mondadori a cavallo tra gli anni Trenta e la fine degli anni Sessanta. Sarà inoltre ristampata la biografia Arnoldo Mondadori di Enrico Decleva nella collana Oscar Storia di Mondadori, fondamentale racconto per scoprire la storia dell’editore ma anche dell’uomo che ha saputo vivere appieno i cambiamenti del proprio tempo. In arrivo nei mesi autunnali è anche la pubblicazione di un volume celebrativo, nato dalla collaborazione tra la casa editrice Mondadori e Fondazione Mondadori che raccoglierà, a cura di Alberto Cadioli, una selezione di dediche scritte dagli autori ad Arnoldo, che diventano occasione per raccontare la storia della casa editrice attraverso le parole dei propri protagonisti, e una docu-fiction prodotta da Anele di Gloria Giorgianni e diretta da Francesco Micciché.

Infine, il 7 ottobre è previsto un importante convegno moderato da Mario Calabresi che, a partire dalla figura di Arnoldo, rifletterà attraverso ospiti italiani e stranieri sull’editoria contemporanea, con un’analisi dei temi, delle tendenze e degli strumenti della nostra epoca per andare oltre le nostalgie e farsi costruttore di buone pratiche del lavoro editoriale. «Il palinsesto vuole recuperare gli obiettivi della Fondazione: studiare e diffondere la cultura del lavoro editoriale, conservare la sua memoria e progettare il suo futuro. In particolare, durante il convegno prenderemo spunto dalle intuizioni di Arnoldo per discutere sull’editoria di oggi e di domani, sui suoi cambiamenti e sulle sue sfide. Anche la borsa di studio intitolata a Stefano Magagnoli, che sarà attivata nella prossima edizione del Master in Editoria, è una novità che vuole sostenere uno studente e dunque un professionista di domani, un segnale per il futuro della cultura del nostro Paese».





In copertina:
Arnoldo Mondadori circondato da Giuseppe Ungaretti, Mario Soldati, Guido Piovene, Dino Buzzati e Piero Chiara nella villa di Meina, Natale 1968

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