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Salvare la principessa del pop. Framing Britney Spears



C’è sempre qualcosa di commovente nella parabola dei divi, sempre che si possa parlare, nel 2021, di divismo, ma per Britney Spears è diverso, forse perché lei ci ha mostrato la via nella zona liminale, la twilight zone, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila.
Con misurata empatia, senza scadere mai nel patetismo, Samantha Stark col suo documentario Framing Britney Spears, inquadra o, per meglio dire, ripulisce l’immagine dell’ex principessa del pop dal famigerato «crollo psichico» del 2007 a oggi.

Framing Britney Spears

Com’è possibile che una donna di trentanove anni, che negli ultimi quattordici anni ha fatto uscire quattro album, affrontato quattro tour, ha rivestito il ruolo di giudice a X Factor e partecipato a svariate serie televisive, sia ancora sotto la tutela legale del padre? Una donna e un’artista che ha continuato a crescere i suoi figli e si è dimostrata attiva, in modi ben lontani dalla disfunzionalità e dall’incapacità mentale, a cui viene impedito di decidere per la sua salute e le sue finanze. Questo è l’assunto di base da cui parte Framing Britney Spears, capace di tessere una tela tra presente e passato, in cui si ripercorre l’esordio artistico precoce della Spears e un talento da scambiare per una immagine da rediviva Lolita.

Se negli anni Sessanta ci si chiedeva se fossero meglio i Rolling Stones o i Beatles, noi, figli di Chernobyl, mentre aspettavamo il Millennium Bug, decantavamo le ottave di Christina Aguilera, ignorando che Britney Spears, ex bambina prodigio (come la Aguilera e Justin Timberlake) rinunciava alla sua voce diventando, anno dopo anno, il tubo di scarico di un nuovo mondo, sempre più esaltato dalle notizie che iniziavano a imperversare su internet.
La tragedia di Lady Diana nel 1997 non aveva insegnato nulla ai media o, tantomeno, al pubblico, la smalltown girl di Baby One More Time era la tela perfetta, la «Miss American Dream», su cui riversare i propri incubi e le proprie fantasie.
È questa la perversione estrema della fama prima e della banda larga dopo: ritrovarsi sul palcoscenico della follia umana, vittima di un giornalismo che, al giro del millennio, aderiva completamente alla pratica dell’opinione pubblica tramite la televisione o siti come TMZ, il cui fondatore ha cavalcato molto il fenomeno del «Leave Britney Alone», il vagito disperato e, per alcuni, tragicomico, di Chris Crocker su MySpace.

L’ostracismo è diventato uno strumento sociale potentissimo, e a poco valgono le molteplici testimonianze nel film di Felicia Culotta, manager di lunga data della diva sin dagli esordi, perché da ragazzina che «viveva in fondo alla strada», l’artista diventa a seconda del caso: la folle che prende a ombrellate la macchina di un paparazzo; la drogata che si rasa la testa; la cattiva nella storia d’amore con l’ex Nysnc, Justin Timberlake.

Framing Britney Spears

Che siate aficionados o meno, chiunque potrà dire, se si pone la giusta attenzione, che la discografia di Britney Spears è l’equivalente musicale di un monologo interiore, per lei, ed esteriore per il pubblico. Un discorso rimasto a lungo inascoltato di cui già si accorsero i creatori di South Park nel 2008: nell’episodio Britney’s New Look della dodicesima stagione, la Spears si fa letteralmente saltare la testa per cancellare un’identità ormai scomoda, ingombrante.
La misoginia che ha sempre seguito la sua carriera, un padre degno di entrare nell’empireo dei padri ingombranti della scena musicale, come per Brian Wilson o Michael Jackson.

Framing Britney Spears riesce nel difficile compito di fare un affresco di un mondo perduto se non nelle maglie nostalgiche di internet; un quadro che va dalla storia personale dell’artista di I’m Slave for you alla storia di una intera generazione, la mia, che ha creduto nel potere salvifico della musica, ma che ha ceduto agli orrori di una vita vissuta per interposta persona, e la vita era quella di Britney.

Photo Credits
Copertina – Frame da
Framing Britney Spears
Locandina di
Framing Britney Spears
Foto di Frazer Harrison per Getty Images – La manifestante Leanne Simmons a Los Angeles durante una protesta del movimento #FreeBritney al di fuori del tribunale dove aveva luogo un’udienza per la tutela legale di Britney Spears da parte del padre James Spears, 22 luglio 2020


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