Pochi scrittori si spingono in terre inesplorate, e Christian Kracht è uno di loro. Il suo ultimo romanzo, Air, pubblicato la settimana scorsa da La nave di Teseo nella traduzione di Francesca Gabelli, è un’opera peculiare, bella, a suo modo “classica”, pur muovendosi appunto in zone narrative inedite. La storia ha una struttura binaria, a capitoli alternati, con due vicende che apparentemente hanno poco o niente a che fare tra loro. La prima riguarda Paul, un designer svizzero incaricato di trovare il “bianco perfetto” per ridipingere l’interno di una grande struttura in Norvegia, solo che poi Paul scompare misteriosamente all’interno della struttura e la narrazione si sposta sull’uomo che gli ha assegnato l’incarico, Cohen, che finirà per tentare il suicidio – qui ci si muove davvero in un territorio narrativo ignoto – e per approdare nel mondo fantastico in cui è finito Paul.
Il mondo fantastico riguarda la seconda storia che racconta Kracht, con Ildr, una ragazzina, che ferisce per sbaglio un uomo scagliandogli una freccia mentre caccia caprioli in un bosco. Sono in un regno fiabesco, una terra di ghiaccio nella quale gli uomini sono devastati da una strana epidemia, la morte gialla. La terra è governata da un despota, un “duca” che cerca proprio lo straniero che Ildr ha ferito, il quale a quanto pare è un mago. In qualche modo Air è quindi un romanzo fantasy, ma non solo, perché il racconto di Ilrd e dello straniero – che poi si rivela essere Paul, il designer svizzero – può essere considerato una versione allucinata di una realtà impossibile, cioè qualcosa di simile a un sogno e che tuttavia non è del tutto irreale.

Il regno fiabesco è il mondo in cui approda Cohen dopo il tentato (o riuscito?) suicidio, però anche quello in cui si ritrova Paul dopo essere scomparso dalla struttura norvegese – una specie di «grotta», dice Cohen – che avrebbe dovuto pitturare di un «bianco perfetto», immacolato. Invece Paul finisce in un territorio a sua volta bianco, primordiale, e fugge con Ildr per salvarsi dai feroci soldati del duca.
Christian Kracht, scrittore svizzero di lingua tedesca, aveva già ambientato un suo romanzo in terre innevate, il non ancora tradotto Ich werde hier sein im Sonnenschein und im Schatten, cioè Sarò allora sia al sole che all’ombra, o in una terra ideale nel quale l’uomo ridiventa per così dire “selvaggio”, come in Imperium (Neri Pozza), ma con Air per la prima volta si abbandona a un’avventura romanzesca che è a un tempo favolosa e filosofica. Lo straniero, infatti, è portatore anche di un mondo nuovo, o per meglio dire di una maniera inedita di interpretare la realtà, fino ad affermare che il paesaggio intorno a loro si sta appiattendo, passando dalla terza dimensione alla seconda.

La seconda dimensione di cui parla lo straniero è quella di un foglio di carta, dice, cosa che Ildr, la ragazzina, non ha mai visto, foglio che lui stesso piega a forma di uccello e fa volare come se fosse davvero il mago che afferma di essere; tuttavia questa seconda dimensione richiama anche il quadro con il quale si apre e si chiude il romanzo, un dipinto a olio che raffigura Mago Merlino e il cavaliere Lancillotto. Così il lettore finisce il libro con la sensazione di essere sul punto di capire qualcosa che non si potrà mai capire appieno. Non tutti i misteri possono essere disvelati.
Joshua Cohen, scrittore statunitense, ha scritto che Christian Kracht è il grande scrittore di lingua tedesca dei nostri giorni. Forse ha ragione; di certo Kracht è un autore importante, di primo piano, uno di quegli autori che – vale la pena ripeterlo – si spinge in territori narrativi inesplorati e che dunque racconta storie che possono nascere solo da lui. Kracht fa qualcosa di nuovo in ogni romanzo, pur senza perdersi in stilemi o strutture sperimentali, adoperando sempre uno stile impeccabile, sorvegliatissimo, perché quando il lettore si inoltra in storie che possono stupirlo o spaesarlo è bene che si senta in buone mani. In Air racconta una storia incredibile in modo credibile, fino a rendere reale l’irrealtà della finzione, ponendo domande ma non imponendoci mai le sue risposte, cosa rara in tempi nei quali tutti sembrano volerla sapere più lunga degli altri.

Da ultimo, Air è un conte philosophique che può essere letto alla stregua di un romanzo fantasy, o viceversa un fantasy che può essere letto in chiave filosofica. «Sai, colui che vede tutte le cose dentro di sé, e il proprio sé in tutte le cose, perde ogni timore» dice l’anziano Reidh allo straniero, ossia a Paul. Per Kracht la filosofia non è mai lontana dall’avventura. Di certo la piccola Ildr e lo straniero devono perdere ogni timore per fare la strada che fanno, cioè per salvarsi e – con se stessi – salvare il mondo, o quel che ne resta.
Copertina: Merlin and Lancelot di James Archer