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Oltre il ruolo. Femm. e il racconto al femminile

femm. Minimale, puntato e mozzato. È il titolo dell’ultimo libro di Paola Rivolta, che si riduce all’etimo e alla radice di essenzialità e universalità. Una semi-parola contenitore, come lo è il libro, pubblicato da Liberilibri (2019), che raccoglie diciotto racconti brevi, diciotto ritratti al femminile.
Paola Rivolta, che aveva già esordito nel 2018 con il romanzo Scarfotti. Dalla Fiat a Rossfeld (Liberilibri), supera nella sua raccolta le epoche e gli spazi, e allinea lungo un impossibile piano di contemporaneità narrativa precisi momenti di vita.

Già dall’indice il lettore si sente un intruso e un voyeur – sperimentando forse lo stesso voyeurismo che si percepisce nell’approcciarsi ad un qualsiasi racconto di Il Paradiso, Un’altra vita e Boh di Alberto Moravia – , scaraventato, senza alcun convenevole introduttivo, in una vicenda privata. Davanti a sé e alle sue spalle c’era solo la strada; Vide un uomo legarsi i capelli dietro alla nuca con un laccio di cuoio; Ciò che conta è che abbia gambe forti, recitano alcuni titoli dei racconti, con un rigurgito di materia narrativa che non si può limitare nella definitezza di un nome e che sbarra subito al lettore l’entrata dall’ingresso principale.
Paola Rivolta dimostra coraggio, perché dopo averci scaraventato nel ciclone narrativo, ci ripesca sul margine di poche pagine, privandoci dell’appagante chiusura del sipario. femm. è un circuito chiuso composto da storie aperte, sospese nell’inizio e nella fine: l’incompiutezza fa da soluzione.

femm.

Come ricomporre e accerchiare femm. per echi e similarità? Forse tentando per analessi di analisi, perché prima della riflessione e della lucidità si sente odore di terra. Sono racconti di terra, anche quando sono ambientati lungo l’ampia e trafficata Michigan Avenue. La terra è prima di tutto familiarità e tradizione. Tradizione non tanto nella sua accezione conservativa ma nel suo richiamo alla radicalità collocata prima del fu. Sarà forse anche perché il libro inizia con un viaggio rettilineo attraverso la ricorsività, familiare e rassicurante, della campagna emiliana e termina con l’ostinazione delle rose al gelo bianco della Francia: «Anche d’inverno le rose si ostinano a fiorire. Anche sotto la neve».
Familiarità, si diceva, che sopravvive ai divari geografici e storici dei diciotto racconti. Sono storie familiari nella duplice natura del termine. Sanno di già visto, di già conosciuto – forse proprio in virtù della loro componente terrena – e sono anche storie di famiglie, seppur di diversa composizione. femm. dal titolo e dall’intento si presenta come una raccolta al femminile, ed è innegabile che i personaggi femminili siano al centro, anche quando assenti, ma sempre incastonati in radici familiari, alle prese con la propria individualità rapportata alla gestione dei legami. Quale equilibrio più difficile  da trovare nel rapporto tra sé e l’altro? Sembra questo il punto focale, il perno insolubile intorno al quale girano, vorticano le diciotto donne di Paola Rivolta.

Gli ingredienti fissi: sospensione, smarrimento e familiarità; quest’ultima confermata dal suo contrario, la spinta al sovvertimento dell’ordine e della linearità, che porta al largo – ecco di nuovo lo smarrimento –  ma la cui privazione diventa ben presto mancanza e ricerca, verso il rifugio del primordio. Come Laura in Davanti a sé e alle sue spalle c’era solo la strada che ritorna alle proprie radici, «punti fermi nella propria identità», o la donna del racconto A parte i suoi indisciplinati capelli rossi, sollevati dal vento che disorientata dopo un aborto ha il forte bisogno e desiderio di fare «una passeggiata con i piedi nell’acqua».
Aver citato il racconto A parte i suoi indisciplinati capelli rossi, sollevati dal vento porta a galla un altro aspetto centrale e controverso di femm.: la maternità. Affianco alla storia di una donna che ha deciso di abortire perché lei non vuole un figlio ma sono «loro che lo vogliono», c’è la madre che vive Con la speranza che l’abusare del proprio corpo convincesse la natura, il cui ruolo di madre e di moglie diventa ogni giorno più insostenibile e impraticabile. Allora la donna diventa «un contenitore utile alla specie», «non più un individuo, ma una proprietà collettiva», la quale non trova un’alternativa ad essere altrimenti e vede il suo ruolo di madre come l’unico destino, condanna, a cui rassegnarsi.

femm.

Quelle di femm. sono donne che tentano di scavalcare il ruolo che è stato loro imposto, alcune con successo come Lucia Rinaudi che uccide in un ozioso pomeriggio al bar il marito violento, o la protagonista di I gatti li vedevo di tanto in tanto dotata di un’immaginazione salvifica, sua unica fuga dall’infelicità quotidiana ma che la rende insopportabile al marito. In una galleria dai volti sfumati, meno convincenti sono i ritratti femminili cui Paola Rivolta affida stereotipi di partenza dai tratti anacronistici, che portano con sé il rischio dell’inciampo: come nel rimarcare l’eccezionalità di ciò che ormai dovrebbe passare come normalità (seppur ancora di norma non si può dire). Così la manager Claire, che lavora in un ambiente in cui «le donne ai convegni erano, per lo più, le mogli di qualcuno» e nella sua emancipazione si scopre poi essere l’amante del presidente Hunt; o l’avvocato, la quale «aveva speso i suoi trentasei anni a cercare di essere rispettata come un uomo» e inizia una storia di sesso extraconiugale nei bagni del Tribunale con un uomo ruvido e oscuro; per terminare in compagnia della donna killer «vestita con un abito blu, stivali color cuoio e un trench corto che le copriva giusto i fianchi».
Allora la lettura di femm ci interroga su come si possa oggi articolare un dialogo in un territorio delicato e sovraccarico, come lo è il racconto al femminile. E nasce il dubbio circa l’auspicabilità di tornare su determinate asfissie di genere, superate o meno, e l’efficacia di un intento, ammesso che ci sia, che si auto-nega, inquinando la libertà di alcuni racconti.



Foto Copyright: Naomi Okubo – nyaooon.jimdo.com

Si ringrazia Liberilibri Editrice per averci gentilmente omaggiato della loro pubblicazione femm.

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