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Nel profondo Veneto, e ancora più sotto. Il Francese di Massimo Carlotto



Toni Zanchetta, soprannominato il Francese, è un protettore che si muove nell’ombra. Gestisce una maison composta da mademoiselle che lavorano lontano dalla strada e solo con pochi privilegiati, uomini discreti e dal portafoglio gonfio. 
Il Francese desidera che le sue ragazze siano le migliori, le più richieste sul mercato del piacere e del vizio. Toni si sporca le mani con la violenza solamente se è strettamente necessario.
Quando però una ragazza della maison scompare senza lasciare traccia, il Francese è costretto a uscire allo scoperto per raccogliere informazioni e ritrovarla. 
Tra l’integerrima Franca Ardizzone, poliziotta decisa a sbatterlo in galera, e cosche di mafiosi provenienti dall’est Europa determinati a impadronirsi della sua attività, Toni Zanchetta decide di farsi strada verso la verità con l’unica arma che possiede: l’intelligenza

Dopo E verrà un altro inverno edito da Rizzoli e uscito nel 2021, Massimo Carlotto torna in libreria con un romanzo edito da Mondadori. Il Francese è un libro corto ed essenziale, dotato di una struttura fluida e incalzante. La scrittura di Carlotto è come al solito chirurgica e priva di fronzoli, le descrizioni sono ridotte al minimo indispensabile e i dialoghi sostenuti. I personaggi sono estremamente credibili, ricchi di sfaccettature che li rendono complessi e malvagi. Lo scrittore padovano è abilissimo nella creazione di protagonisti tanto affascinanti quanto oscuri
Il Francese è un personaggio ambiguo, un arrivista che tratta bene le ragazze che stanno sul suo libro paga solo se queste si comportano bene. È un uomo che per il profitto è disposto a compiere le azioni più orribili, come “sistemare” qualcuno che sgarra con una racchetta da tennis, o mentire spudoratamente a una delle sue più strette e leali collaboratrici. 

Il Francese, Massimo Carlotto

Rendere coinvolgenti le storie che hanno per protagonisti individui che hanno il ghiaccio che scorre nelle vene non è semplice per un autore, ma Massimo Carlotto ci riesce magistralmente: i personaggi delle sue storie possiedono caratteri taglienti come rasoi. Sono delle lame pronte a squarciare chiunque intralci il loro cammino.
Per certi versi, il Francese è molto simile al Giorgio Pellegrini di Arrivederci amore ciao, uno dei libri migliori dello scrittore. Toni Zanchetta è cinico, glaciale, non si concede il lusso di avere una morale ma è spinto solamente dalla voglia di arrivare, di inserirsi in un contesto corrotto per gestirlo dall’alto.
Le sue azioni sono quelle di un perfetto calcolatore che non perde la calma e cerca sempre di non lasciarsi trascinare dalle emozioni, anche se da qualche parte, dentro di lui, rimane incagliato un frammento di umanità che ogni tanto si fa sentire. 

In questo libro c’è l’Italia, o meglio l’Italia del nordest, quella che Carlotto conosce benissimo. Un posto in cui lo sporco viene spinto sotto ai tappeti di locali di lusso e ristoranti costosi, attività lecite e ben frequentate che tuttavia non riescono a nascondere il marciume che ne costituisce le fondamenta. 
In questo luogo, la violenza è un’alleata quando si presenta il desiderio di vendetta, e una scelta imprenditoriale per sbarazzarsi dei problemi. 
È un nord in apparenza perbenista, operoso. Un ambiente in cui gli imprenditori sono vittime non solo dei loro vizi, che il Francese conosce perfettamente, ma anche delle loro manie di grandezza
I pezzi grossi e i ricchi della Padova descritta da Carlotto sono uomini che si rifugiano in camere di albergo in compagnia di prostitute, incoscienti capaci di tessere rapporti con boss mafiosi, criminali autonomi e industriali che fanno dell’evasione fiscale un motivo di vanto. 
Toni Zanchetta sa come sedare i loro animi, sa che le sue ragazze riescono a far felice chiunque, ma il sesso spesso non basta a rischiarare l’oscurità che avvolge il mondo narrato in questo libro. 

Nel corso della lettura emerge però una speranza. Le complici e le nemiche di Toni Zanchetta non sono personaggi marginali, ma caratteri forti, che spesso rubano la scena al Francese, a prescindere da quale sia il loro ruolo. Franca Ardizzone sceglie di allearsi con le altre per combattere un mondo ostile e dominato dal maschilismo; Isabelle e Chantal, le ragazze della maison, resistono alla crudeltà, oltre a giocare un ruolo fondamentale nello sbrogliare la matassa attorno alla sparizione di una loro amica e collega. 

Il dubbio che si insinua nella mente del lettore è inquietante: chi sono i peggiori? Nelle sue pagine, l’autore riesce a creare un intelaiatura drammaturgica precisissima, che si ribalta a ogni colpo di scena e mantiene viva l’attenzione attraverso le domande di carattere morale che spesso non trovano risposte. Ma d’altronde è questo che deve fare la scrittura: porre delle domande, non dare risposte. 

Nel corso degli anni i lettori e gli spettatori hanno capito l’importanze del noir, forse il genere che riesce a raccontare meglio la società e le sue contraddizioni, oltre a denunciare la criminalità attraverso la finzione; basti pensare alla trilogia sul narcotraffico di Don Winsolw, oppure alla Suburra descritta da De Cataldo e Bonini

Il Francese è il nuovo tassello di un mosaico raffigurante un’Italia oscura e corrotta. La nuova storia di uno scrittore eccezionalmente prolifico, autore di romanzi, racconti pubblicati in antologie, testi teatrali e sceneggiature. Una voce importante nel panorama letterario e culturale italiano che sicuramente continuerà a stupirci con abilità e intelligenza. 




Credits:
immagine di copertina dal film Piccola Patria (Alessandro Rossetto, 2013)

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