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Gli uffici competenti di Iegor Gran contro le minacce dell’Unione Sovietica



I compiti degli uffici competenti non potrebbero essere più chiari, sono stati messi nero su bianco «nel protocollo n. 200 del 9 gennaio 1959, redatto dopo la riunione del presidio del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione Sovietica». Ma in cosa consistono? Sorvegliare le segrete manovre dei nemici della Patria, tanto per cominciare, smascherarli, ovviamente, e stroncare sul nascere i maneggi degli odiati mezzi d’informazione imperialista.

C’è un ufficio competente per più o meno tutto, nell’URSS raccontata da Iegor Gran nel libro Gli uffici competenti (Einaudi, traduzione di Girimonti Greco G. e Sinigaglia E.): quello che si occupa di perseguire la diffusione dell’odiata musica jazz, un altro che fa la guerra ai blue jeans e all’abbigliamento troppo “occidentale”, un altro ancora che combatte con metodo ogni attività di terrorismo a mezzo di letteratura. C’è l’ufficio incaricato di piazzare microfoni nascosti, quello che deve pensare ad arruolare schiere di seksot, informatori della peggior specie.

uffici competenti

È fin troppo facile immaginarsi gli uffici competenti come delle stanze grigie popolate da volenterosi impiegati capaci di produrre un’enorme quantità di scartoffie, plichi e plichi di rapporti che gli armadi non riescono più a contenere, ma, diamine, la burocrazia è fatta così. E potrebbero essercene centinaia, di quegli uffici, migliaia addirittura. Non è dato conoscerne il numero esatto e quel non sapere è sufficiente a instillare il dubbio, il sospetto. Dopotutto il loro motto è: meglio prevenire che curare.

Iger Gran ci racconta gli anni del “disgelo” – quelli del post-Stalin – con un’ironia che ha del sorprendente. L’Orco è ormai morto e il mondo sta andando avanti, ma, disgelo o meno, il Kgb ha parecchio da fare. I pericoli sono innumerevoli per il glorioso Stato dei Soviet, dove mancano un sacco di beni di prima necessità, però l’ottimismo no, non potrà mancare mai.
Bisogna essere vigili, essere rapidi a estirpare il male e via con la profilassi del Gulag, perché, come afferma il tenente Ivanov, loro sono «il sistema immunitario della patria». Hanno delle responsabilità.
Gli uffici competenti sono efficienti, risoluti e fiduciosi, come ogni comunista è chiamato a essere, e, soprattutto, sono ovunque. Nelle università, lungo i fiumi, fin dentro le case. Viene da pensare che presto arriveranno a lambire i pensieri dei cittadini! In effetti, potrebbe essere qualcosa da studiare…

Eppure. Un neo, una piccola macchia che, col passare del tempo, si trasforma in una chiazza d’unto sul buon nome degli uffici competenti: Abram Terc.
Il tenente Ivanov ci perde il sonno, dietro quella penna sovversiva che non fa che ciarlare della Grande Madre Russia all’estero. Primo avvistamento, 1959, stampa francese. Da allora è stato coniato addirittura un termine per definire ciò che scrive: Realismo fantastico. Roba che, non troppi anni prima, gli avrebbe garantito subito una raffica di «ta-ta-ta-tà!» in fronte. Invece da quando al governo c’è Chruščëv…

Come faccia a eludere le frontiere coi suoi libercoli antisovietici nessuno lo sa. Verrebbe quasi da pensare che ci sia lo zampino di qualche forza demoniaca. Peccato che il Comunismo abbia bandito simili sciocche superstizioni. E allora Terc deve avere qualcuno che lo aiuti a far uscire il materiale, una rete di sostegno. Gli uffici competenti si mobilitano, non tralasciano nemmeno una pista, il fatto è che per sei anni non giungono a nulla.
Alla fine, dopo una miriade di pedinamenti, interrogatori (e anche una gran quantità di scartoffie), lo arrestano un mercoledì del ’65 – la regola è: mai prelevare qualcuno a ridosso del fine settimana – e il temibile Abram Terc si rivela essere solo un pacifico professore universitario che risponde al nome di Andrej Sinjavskij, con una moglie, Rozanova, e addirittura un figlio, il piccolo Iegor. Dopo un rapido processo, per lui si aprono subito le porte del campo – e, ovviamente, verrebbe quasi da dire! – da cui uscirà ben cinque anni dopo, irrimediabilmente segnato.

Sì, perché, in verità, Iegor Gran non sta raccontando la storia di un personaggio immaginario. Il suo vero cognome è Sinjavskij e Andrej (1925-1997) è suo padre. In queste pagine che scivolano via in un soffio, l’autore ci consegna la storia della sua famiglia.
È la magia della penna di Gran, far rivivere la Grande storia senza un briciolo di penosa retorica, ma, anzi, con una comicità  e un acume che è difficile trovare altrove. Gli uffici competenti è un libro così grottesco da essere davvero esilarante. Si sorride, si ridacchia persino, e si finisce per riflettere dalla prima all’ultima pagina, soprattutto quando si notano impressionanti parallelismi con l’attualità.

«L’Unione Sovietica è un’isola. Un fazzoletto di terra in mezzo a un oceano ostile. Una macchia di luce in una sconfinata distesa di acque tossiche. Acque che salgono, salgono sempre di più e che vorrebbero cancellarci dalla faccia della terra. Siamo un’isola sotto assedio che si batte contro le forze oscure dell’imperialismo mondiale.

Le dighe: sono loro che ci impediscono di sprofondare. Una cintura a tenuta stagna lungo le coste è essenziale per la nostra sopravvivenza. Una frontiera ben protetta non è un lusso. Nessuno deve illudersi che sia un gioco da ragazzi entrare nel Paese dell’avvenire!»

Ci ricorda qualcosa?



In copertina Soviet Artefacts (su Unsplash)

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