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Un Enea moderno in California. Città di sogni di Don Winslow



1991: la guerra tra irlandesi e italiani che ha insanguinato il Rhode Island è finita. I Moretti dominano il territorio e i Murphy sono stati decimati. Danny Ryan, sopravvissuto alla faida, deve salvare quello che ha di più caro e ciò che resta delle sue radici ormai spezzate: il piccolo figlio Ian e il padre sempre più anziano. Non c’è più niente per lui a Providence, solo le macerie di una vecchia vita e fantasmi che non lo vogliono abbandonare. Deve partire, trovare un’altra città in cui vivere, o almeno provare a ricominciare una vita tranquilla e lontano dalla violenza. Una città fatta di sogni.

Il secondo libro della nuova trilogia di Don Winslow approda sugli scaffali delle librerie italiane esattamente un anno dopo l’uscita del primo capitolo: Città in fiamme, edito ancora una volta da Harper Collins, con la traduzione di Alfredo Colitto.

Don Winslow, Città di sogni

Cambia l’ambientazione, entrano in scena nuovi personaggi che andranno a innescare nuovi conflitti, ma non cambia l’intento iniziale di Don Winslow: quello di rivisitare i classici greci in chiave moderna attraverso un genere, il noir, di cui è maestro indiscusso. Questa volta il modello non è l’Iliade, bensì l’Eneide, che Winslow cita all’interno del romanzo con reverenza e passione. Danny è il guerriero scampato alla furia della guerra che proprio come Enea cerca di ricostruire se stesso. Approda così nel sud degli Stati Uniti, in quelle terre baciate dal sole in cui tanti hanno trovato rifugio e ricchezza: il Nevada e la California. Ma nel freddo e piovoso Rhode Island non si sono dimenticati di lui. Gli italiani hanno ancora un conto (salatissimo) in sospeso, per non parlare dell’FBI e la DEA, le agenzie investigative protagoniste della lotta al crimine organizzato, le quali non vedono l’ora di far scattare le manette ai polsi del campione dello schieramento irlandese, scampato alla guerra tra le cosche di Providence.

Per evitare di finire in un carcere di massima sicurezza come John Murphy, suo suocero e patriarca della famiglia, e temendo che le fauci dei mafiosi italiani possano spolpare lui e i suoi pochi affetti, Danny decide di tenere un profilo basso e ordina agli uomini che l’hanno seguito di mimetizzarsi nel tessuto sociale californiano e, soprattutto, di non sperperare il denaro in spese da gangster come auto di lusso, gioco d’azzardo e prostitute di alto bordo. Tuttavia, le lusinghe di Las Vegas e di Los Angeles sono troppe per chi fa della sete di potere la sua ragione di vita, e non è facile resistere nemmeno per Danny davanti a occasioni di guadagno importanti.

Come il precedente segmento della trilogia, Città di sogni è un libro che si divora. La voce inconfondibile del maestro californiano emerge prepotentemente attraverso la sua scrittura essenziale e limpida, un tratto distintivo che rende questo romanzo una lettura fulminante, pregna di azione e critica sociale, caratteristiche che hanno reso celebre in tutto il mondo la sua intera opera. L’esplosivo talento di Winslow nel descrivere psicologie e dinamiche criminali è pari alla sua visione pessimistica di un occidente ingordo e privo di morale. Anche stavolta non esiste una divisione manichea tra bene e male, ma una perenne sfumatura nebbiosa in cui criminali e sedicenti paladini della moralità rimangono invischiati, stringendo accordi proprio con i fuorilegge che combattono.

Oltre al disincanto nei confronti di una giustizia sovente deviata e ostaggio di correnti politiche, in Città di sogni l’autore sceglie anche un nuovo bersaglio: Hollywood. Quella che Winslow ci propone è una fabbrica dei sogni fittizia (non ci sono infatti personaggi realmente esistiti ad affiancare i protagonisti) ma comunque estremamente realistica: un luogo in cui il bagliore dei flash e la magia delle storie sullo schermo spesso e volentieri celano mercimoni e corruttele. Lo scrittore non si concentra tanto sul modello tristemente conosciuto del sovrano Hollywoodiano schiavista e predatore sessuale, ma sceglie di denunciare tutto quello che sta attorno all’industria cinematografica più famosa del mondo mettendo a fuoco il marciume che spesso non viene visto e raccontato, come il parassitismo degli illusi abitanti di Los Angeles, la sincera indifferenza di produttori dalle zanne di squalo che chiudono più di un occhio davanti alle infiltrazioni di capitale mafioso nella produzione di pellicole ad alto budget, e non risparmia nemmeno una dura critica a madri battagliere disposte a prostituirsi pur di garantire ai figli la partecipazione a un casting per qualche serie tv o spot.  

Ma non è tutto negativo. Danny è un fuorilegge, eppure possiede un suo codice d’onore e desidera ardentemente rituffarsi in un nuovo amore. Tuttavia, i suoi istinti non possono rimanere all’angolo per sempre, specie quando vede il suo sogno di tranquillità minacciato.

La violenza è sempre dietro l’angolo nell’universo di Don Winslow. Deflagrazioni di cattiveria che sorprendono pagina dopo pagina. Una barbarie descritta con realismo fa da contraltare al sentimentalismo sincero e salvifico in cui l’autore crede ciecamente. È questo che riesce a rapirci: anche se ci immergiamo in storie che hanno per protagonisti personaggi lontani dalle nostre esistenze, Winslow riesce a parlare di noi, dei nostri vizi di esseri umani, delle nostre passioni e dei nostri angoli bui. Le sue non sono solamente epopee di criminali, ma storie di vita, di uomini e donne.

L’anno prossimo uscirà l’ultima parte della trilogia. Stando ai primi due capitoli, è molto probabile che sia un’altra grande prova per lo scrittore statunitense. L’ultima, purtroppo per noi, perché Winslow ha annunciato il suo ritiro. Dopo una carriera così lunga è comprensibile, ma essendo il maestro dei colpi di scena, aspettiamo a mettere l’ultima parola.



Immagine di copertina: Pixabay

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