Uno dei più bei racconti di Raymond Carver contiene anche uno dei più bei racconti di Jack London. Nella raccolta Cattedrale, di Carver, il protagonista del racconto Da dove sto chiamando narra a grandi linee la trama di Accendere un fuoco, il racconto di London comparso nella raccolta Lost Face. È il momento culminante di Da dove sto chiamando, gli ultimi paragrafi della storia. Il narratore è in un centro di disintossicazione e di colpo cerca di ricordare se ha mai letto un libro di Jack London, visto che il titolare del centro gliene ha parlato. London abitava al versante opposto della valle rispetto al centro di disintossicazione. Jack London era un uomo migliore di tutti noi, gli ha detto il titolare del centro, Frank Martin, e tuttavia neanche lui era capace di tenere l’alcol sotto controllo.

«Cerco di ricordarmi se ho mai letto un racconto di London» scrive Carver, nella traduzione di Riccardo Duranti. «Mica me lo ricordo. Però al liceo ho letto un suo racconto. Accendere un fuoco, si intitolava. C’è un tizio nel bel mezzo dello Yukon che sta gelando. Provate a immaginarlo – finirà davvero col morire assiderato se non riesce ad accendere un fuoco. Con il fuoco, può asciugarsi i calzini e il resto e riscaldarsi. Riesce ad accendere il fuoco, ma poi succede qualche cosa: ci cade sopra la neve da un ramo. Il fuoco si spegne. Intanto, il freddo aumenta. Sta scendendo la notte.»
Come il personaggio di London, il narratore di Carver è in uno di quei momenti dell’esistenza in cui tutto può diventare morte o salvezza. Per cui si fa forza e decide di telefonare a sua moglie, o forse alla sua amante, non ne è sicuro. L’alcol gli ha reso difficile ogni gesto, eppure alcuni segnali suggeriscono che voglia ricominciare a vivere. Raymond Carver, come Jack London, ha combattuto per tutta la sua esistenza adulta contro i demoni dell’alcolismo. Entrambi sapevano cosa significa la disperazione, sia pure in mondi apparentemente diversi. Ma lo Yukon selvaggio di London non è in fondo troppo dissimile dal centro di disintossicazione di Carver, perché un uomo che anela alla vita è lo stesso in ogni luogo e in ogni tempo.

Ciò che pochi sanno è che del racconto di London esistono due versioni. La prima è stata pubblicata sulla rivista Youth’s Companion, nel 1902, e in essa il protagonista del racconto si salva. La neve cade dal ramo e spegne il fuoco, ma l’uomo si alza e corre via nel gelo e poi riesce ad accendere un altro fuoco. Rimane rannicchiato tutta la notte accanto alla fiamma e infine, il giorno seguente, raggiunge un campo. Nella seconda versione – pubblicata nel 1908 sulla rivista The Century Magazine – l’uomo invece muore, e con lui c’è un cane selvaggio. La neve cade dal ramo e spegne il fuoco, ma stavolta l’uomo non riesce a riaccenderlo. Il cane aspetta, anche lui infreddolito, sperando nel fuoco dell’uomo, e allora l’uomo ha un’idea: ucciderà il cane e poi infilerà le mani gelate nel suo corpo ancora caldo. È una lotta per la vita. Ma il cane gli sfugge e quindi l’uomo è condannato. Perciò corre via, nonostante i piedi gelati, sperando di trovare un campo di uomini. Invano. Alla fine si lascia cadere sulla neve e si abbandona a un sonno che è già morte. Ci sono modi molto peggiori di morire, pensa, e muore. Il cane selvaggio gli si avvicina e guaisce. Poi si allontana trotterellando in direzione del campo, dove troverà altri uomini, e il fuoco.
Chissà se Raymond Carver conosceva le due versioni del racconto e, se sì, a quale si riferiva: la salvezza era ancora possibile? Da dove sto chiamando narra il soggiorno di un uomo in un centro di disintossicazione per alcolisti e in particolare le vicissitudini di un suo amico, J.P., uno spazzacamino. La vita di J.P. è rovinata, ma lui è ancora innamorato di Roxy e forse può uscirne. Anche la vita del narratore è messa male. L’alcol ha divorato le loro esistenze eppure lottano entrambi per migliorare le cose, come il personaggio di London che dispera di accendere un fuoco nel gelo. Un giorno alla volta: così dice la scritta sulla torta di Capodanno del centro di disintossicazione. Un giorno alla volta tenteranno di riprendere a vivere in modo dignitoso, di salvare se stessi e coloro che amano.
Alla stregua di molti racconti di Jack London, Da dove sto chiamando è una storia di sopravvivenza. Il personaggio di Carver è un reietto della società, come molti alcolisti, come lo stesso Carver. Rialzarsi in piedi dopo essere caduti, o tentare di farlo e fallire, significa esistere. Forse tutta la grande letteratura non vuole dirci altro che questo, perché – come dice un verso di Ingeborg Bachmann – anche chi cade ha le ali. Jack London e Raymond Carver lo sapevano e ce lo raccontano.