Ogni epoca storica richiede degli strumenti che permettano, a chi la abita e a chi la osserva dalle più disparate angolazioni, di scandagliarla a fondo. Mai come oggi, però, la cassetta degli attrezzi tradizionale appare come un sistema inadeguato, inadatto a leggere e interpretare ciò che permea il reale fino ad infestarlo: il presente senza fine, nella rincorsa dell’attualità e della cronaca intesi come flusso di informazioni ininterrotto e dunque illeggibile, sfocia nella detonazione dell’iperreale poiché, per dirla con Paul Virilio, «l’accelerazione della storia produce l’incidente globale».
Una condizione, questa, che richiede di attraversare collettivamente lo smarrimento, condividendone i quesiti e le fratture per immaginarne i futuri possibili della società. Una nuova consapevolezza che può – e forse deve – sgorgare dal mondo culturale in tutte le sue forme, come dimostra la quattordicesima edizione di Wonderland, il festival che invita a esplorare il presente attraverso prospettive diverse, nuove connessioni e visioni capaci di attraversare confini geografici e culturali: nato a Brescia e organizzato da IDRA Teatro con la direzione artistica di Davide D’Antonio in co-direzione con Stefania Dolcini e la direzione musicale di Alberto Belgesto, il festival multidisciplinare si svolgerà dal 6 al 29 novembre coinvolgendo teatri, spazi culturali e luoghi della città, nel nome dell’innovazione, dei linguaggi del contemporaneo e delle suggestioni provenienti dalla scena internazionale, per aprire un tavolo di discussione pubblico sul nostro stare al mondo oggi.
Nel proliferare di conflitti e di violenze più o meno striscianti, Wonderland sceglie la direzione opposta; il festival va a creare un perimetro simbolico di incontro, ascolto e confronto attraverso il teatro e le arti performative, offrendo un fitto calendario nel quale l’arte, la parola, il corpo, la melodia e il pensiero assumo la valenza di strumenti contemporanei con i quali affrontare il disorientamento, magari immaginando nuovi linguaggi con i quali ricostruire la nostra società. Non ci sono risposte, ma solo il tentativo di un attraversamento delle inquietudini del tempo presente diventando di fatto un centro internazionale delle arti performative, «un crocevia dove il mondo arriva a Brescia e Brescia si apre al mondo».
Filo conduttore dell’edizione ai nastri di partenza è dunque una domanda intrisa di urgenza: che cosa ci sta succedendo? Il festival si muove nel tempo sospeso evocato da Antonio Gramsci, quello in cui «il vecchio muore e il nuovo non può nascere», componendo un calendario fatto di prime nazionali, teatro, danza, musica, cinema e incontri (le prevendite sono disponibili online sul circuito DoItYourself, mentre i biglietti fisici sono acquistabili presso Idra Teatro c/o Mo.Ca Centro per le Nuove Culture, in via Moretto 78 a Brescia).

Sono profonde le radici del festival con il proprio territorio, promuovendo la creatività degli artisti bresciani e la rete che li lega alla comunità locale. A riprova di questo impegno, questa edizione ospita quattro spettacoli al loro debutto, pensati per dialogare con il pubblico del luogo. Ad aprire questo percorso sarà Camilla Corridori, che presenterà per la prima volta nella sua forma integrale C’est Moi, una performance dedicata al potere alchemico della forza femminile. Enrico Decca porterà invece in scena Tablao Flamenco, un progetto di flamenco contemporaneo accompagnato dalla musica dal vivo, mentre Alessandra Bortolato presenterà Baci nell’Acqua, una creazione che intreccia teatro e danza in un dialogo tra corpo, movimento e parola. A completare la sezione sarà Davide D’Antonio, che accanto all’attrice Giuseppina Turra darà vita a Credici, uno spettacolo dai contorni misteriosi che esplora un diverso rapporto tra scena, identità e responsabilità della platea.
Tra spettacoli immersivi e percorsi itineranti si sviluppa invece IDRAConnect, la sezione dedicata alla scoperta della nuova scena performativa, che si compone di dieci spettacoli di cinque diverse compagnie, ognuna delle quali propone un lavoro già prodotto accanto a un progetto ancora work in progress; per l’anno corrente, le realtà selezionate sono Collettivo DOM, compagnìa vincitrice del Premio Rete Critica 2019, Muna Mussie, che esplora le possibilità di incontro tra performing e visual arts, Lupa Maimone, coreografa e pluripremiata artista multidisciplinare, Usine Baug, compagnia teatrale caratterizzata da una forte ricerca visiva e performativa, e il duo di performer formato da Silvia Calderoni e Ilenia Caleo, che svilupperanno uno spettacolo che mette in relazione corpo, pensiero e attivismo politico.

Wonderland è un portale verso il mondo, guardando a quanto accade oltre i propri confini. Così, il focus speciale di quest’anno è dedicato alla Repubblica Ceca, con cinque compagnie e artisti che portano in scena spettacoli trasversali, interattivi e intergenerazionali, tutti in anteprima nazionale.
La compagnia Divadlo Setkání calcherà il palco bresciano con Hunters Have Eyes For Crying, una passeggiata audio-performativa che invita il pubblico a confrontarsi con il rapporto tra uomo e mondo animale, attraverso la storia degli orsi in Slovacchia, mentre con con Ufftenživot arriva Wonderland, una performance interattiva che offre una riflessione sulla realtà nell’era di Internet. La compagnia Lachende Bestien, tra le realtà più innovative della scena praghese, propone Woyzeck, una rilettura attuale, folle e provocatoria del celebre testo di Georg Büchner, calata nel contesto del tardo capitalismo, mentre nella danza Viktor Černický presenta PLI, una performance costruita attorno a ventidue sedie e a un ritmo ossessivo, e Temporary Collective porta a Wonderland Last Dance, con la danzatrice e coreografa Tereza Ondrová, una performance che parte dalla riflessione sulla perdita e si trasforma progressivamente in un’esperienza collettiva, fino a coinvolgere il pubblico in un vero e proprio rave. A completare la sezione è Solène Weinachter, coreografa e performer franco-scozzese, con After All, un solo che intreccia teatro, danza e umorismo per un suggestivo racconto della vulnerabilità umana.

«Il pubblico non guarda, partecipa»: l’obiettivo del festival è quello di stabilire una connessione, e trovare nuove formule di coinvolgimento delle comunità territoriali con un occhio particolare rivolto alle nuove generazioni.
Con questa convinzione Wonderland propone due spettacoli nella formula del matinée per le scuole, seguito dalla replica serale per uno spunto di confronto. PEM porterà in scena Lo Sciopero delle Bambine. L’eroicomica impresa del 1902, racconto arguto sul tema dello sfruttamento minorile e sulla protesta che contribuì a cambiare la consapevolezza sul lavoro femminile e infantile, approfonditi anche nell’incontro con le giornaliste Eleonora D’Errico e Tiziana Ferrario. Claudio Morici, autore e performer, sarà invece protagonista de La Malattia dell’Ostrica, spettacolo nato come podcast e libro edito da Fandango: attraverso le vite dei grandi autori e delle grandi autrici della letteratura, Morici affronta con ironia e profondità il tema dell’adolescenza e della genitorialità.

E infine, il suono e l’immagine. A partire dalla musica, che è sempre trasporto emotivo, ispirazione, condivisione. In programma, tre concerti ospitati in alcune delle realtà culturali più apprezzate della città, tra cui IDRA Teatro e il Centro Culturale Der Mast. In scena, il concerto di Riccardo Sinigallia insieme a Laura Arzilli, sua compagna di vita e di palco da oltre vent’anni, con A Cuor Leggero, uno spettacolo intimo e coinvolgente che ripercorre il repertorio del cantautore romano. Sarà poi Tricarico a portare in scena W l’Italia. Sogni.. canzoni.. squallori!, uno sguardo ironico, poetico e disincantato sulla contemporaneità. Infine, debutterà il collettivo Alchimusa con Transatlantic. How Migrations Created R’n’R, un viaggio musicale attraverso le migrazioni che hanno contribuito alla nascita della popular music del Novecento.
A concludere il programma, il focus sull’immagine con il sodalizio con il Piccolo Cinema Paradiso, che proporrà tre pellicole che rappresentano altrettanti sguardi sul tema del viaggio: attraverso la fotografia e la storia dell’umanità con Il sale della terra di Wim Wenders; attraverso un continente alla ricerca della propria identità con Il viaggio di Fernando “Pino” Solanas; e, infine, attraverso il teatro come spazio di resistenza e libertà, con l’immortale L’Ultimo Metrò di François Truffaut. Un ennesimo, fondamentale, passo oltre i confini delle arti per ridefinire i nuovi linguaggi con i quali affrontare questo presente inquieto e incerto.
E immaginare, collettivamente, una nuova idea di futuro.
In copertina: Silvia Calderoni ©Pietro Bertora