Per chi vive sul continente, le isole esercitano un fascino remoto; nella loro estraneità sembrano mantenere intatta una forma primigenia di innocenza. Si respira una stasi profonda, come se il regolare avanzare del tempo fosse appesantito da una consistenza dell’aria più densa e allora il suo procedere rallenta, si dilata. Non fa eccezione la Sardegna, isola – così già ci avvertiva Elio Vittorini – che ci richiama costantemente a un’ipotetica e felice infanzia.
Se nel 1932 agli occhi di un giovane Vittorini tutto era ammantano da un alone magico, non diversa è l’atmosfera che investe oggi i visitatori dell’isola non avvezzi all’insularità. Un primo ingenuo stupore potrebbe nascere anche solo da uno sguardo distratto alla toponomastica: i nomi dei comuni sardi evocano origini sepolte nella notte dei tempi e portano in superficie il sentimento sepolto di antichità. Tra questi, Carbonia, capoluogo della provincia del Sulcis Iglesiente, che porta un nome così evocativo da scalzare la storia e aprire l’immaginazione a una ipotetica città invisibile, città onirica escheriana edificata con carbone candido.

Ed è proprio Carbonia, nella sua Arena Mirastelle, che farà da teatro dal 24 al 27 luglio al festival Carta Carbonia, diretto da Giovanni Follesa. Giunto quest’anno alla sua seconda edizione, il festival congiungerà voci del panorama culturale nazionale, come Andrea Scanzi, Gad Lerner, Barbara Serra, Stefano Mancuso, a voci di autori e autrici sardi, come Giuseppe Corongiu, Francesca Spanu e Gianni Caria, all’insegna della «contaminazione» che ha sempre contraddistinto – così precisa il direttore artistico – la «storia dell’isola, dalla notte dei tempi crocevia di culture, lingue, scambi e accoglienza».
Contaminazione che si estende anche alla varietà dei linguaggi dell’arte protagonisti sul palco, che conferisce al festival l’immagine di «una mano letta da un chiromante» dove, così immagina il direttore Giovanni Follesa, «si inseguono le linee consapevoli che raccontano una e una sola identità». Molti allora gli appuntamenti dedicati alla musica – in chiusura di venerdì 25 il concerto Versus. Claudia Aru canta Sergio Atzeni, con la voce di Claudia Aru e il pianoforte di Simone Sassu; sabato 26 l’esibizione di artisti locali; il gran finale di domenica 27 con la performance poetico-musicale, La storia siamo noi. Voci, suoni e appunti di Sardegna, di Flavio Soriga e Gianluca Pischedda – e al teatro: lo spettacolo di giovedì 24 luglio Alberi, con Stefano Mancuso e Giovanni Storti, per la regia visionaria di Arturo Brachetti, seguito la sera successiva da E ti vengo a cercare, scritto e interpretato da Andrea Scanzi con Gianluca Di Febo. Un ruolo preminente però è riservato al libro e alle sue declinazioni cui sono dedicati la maggioranza degli incontri. Il festival, spiega il direttore artistico, «restituisce centralità ai libri e alle storie» e «ha l’ambizione di trasformare un atto intimo come è la lettura in momento collettivo e comunitario» al fine di «condividere frammenti di vita attorno alle storie e alle narrazioni». Così, a partire da giovedì 24 luglio, si succederanno diversi appuntamenti con protagonisti gli autori e le autrici e le loro opere, come Il corpo sbagliato (Il Maestrale) di Francesca Spanu, Se i gatti potessero parlare (Marsilio) di Piergiorgio Pulixi, Fascismo in famiglia (Garzanti) di Barbara Serra, Londra, i luoghi del potere (Solferino) di Marco Varvello, Uguale per tutti (Castelvecchi) di Maria Francesca Chiappe, Rosario va in pensione (Il Maestrale) di Gianni Caria, Il cielo su via Padova (Sperling & Kupfer) di Daria Colombo.
Tra gli incontri organizzati, spiccano gli appuntamenti che ragionano sui nostri foschi tempi caratterizzati da conflitti e incertezze. Ricordando Alda Merini e le sue preziose parole, “La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”, Giovanni Follesa riflette sul valore catartico che può ricoprire l’arte, medicina dei tempi e antidoto per il futuro: «La cultura è il pilastro per costruire scenari futuri più resilienti e pacifici. Letteratura, arte, musica e teatro trascendono le barriere ideologiche o politiche, creano emozioni universali. . Essere umani, questo ci insegna la cultura. Guai a vivere senza!». Così sabato 26 luglio Giuseppe Corongiu presenterà il suo Gherras (Janus), un’opera in lingua sarda innervata di racconti che esplora su varie dimensioni il tema del conflitto, seguito da Mariangela Pira e il suo Effetto domino. Come il mondo globale influenza le nostre tasche (Chiarelettere), in una riflessione sul legame tra economia globale e vita quotidiana; mentre domenica 27 vedrà sul palco Gad Lerner a parlare del conflitto israelo-palestinese con Gaza. Odio e amore per Israele (Feltrinelli).
Promosso dal Comune di Carbonia con il finanziamento del PN “METRO Plus e città medie Sud” 2021-2027 e il coordinamento organizzativo dell’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, in collaborazione con la Scuola di Scrittura Genius e la Libreria Cossu, il festival si propone di incentivare ulteriormente la diffusione della cultura in un territorio fertile che, nonostante la sua lontananza dai grossi centri urbani, ha saputo e sa riconoscere l’importanza della cultura come tassello integrante di un progetto di inclusione sociale e valorizzazione del territorio. Con l’obiettivo «di allargare ulteriormente la platea di pubblico», nelle giornate di Carta Carbonia c’è spazio anche per le attività della Scuola di Scrittura Genius, guidata dal direttore Paolo Restuccia. Un’iniziativa che offre spazi di dialogo, approfondimento e creatività, rivolgendosi agli adulti ma anche e soprattutto ai più giovani, attraverso la presentazione «nelle scuole superiori nell’anno scolastico appena terminato»: un’esperienza, racconta il direttore artistico, «aperta a chiunque voglia scoprirsi, non dico scrittore, ma narratore».
E saranno dunque le narrazioni a solcare i sentieri di questa edizione di Carta Carbonia, che ci faranno dimenticare il regolare scandire dei nostri giorni per aprirci degli squarci in realtà insulari per sempre magiche e sospese.