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Il mio nome è Music-Is-Love. Grazie, David Crosby



Everybody’s saying music is love
Everybody’s saying it’s you know it is,
Everyone yes everyone
Everyone’s saying music music is love
Everybody’s saying that music is love (music is love)


Avevo quattordici anni nel 1977. E un giorno nel nostro negozio di dischi preferito, il Carillon di Monza, Massimo, il titolare, mi fa ascoltare Déjà Vu, l’album degli album di Crosby, Stills, Nash & Young. CSNY, per tutti.
Lo avevo voluto ascoltare perché da poco tempo era uscito Decade di Neil Young, del quale mi ero totalmente innamorato (“Expecting To Fly”!). Ero allora partito sulle tracce di tutto quello che Young aveva registrato, cantato, emesso dalla sua chitarra e dalla sua voce. Chissà come sono CSNY?, ci domandavamo io e il mio amico del cuore Luigi. Così la settimana seguente tornammo in negozio e Massimo, il titolare, ci fornì subito la risposta: mise sul piatto il vinile nero di Déjà Vu, uscito nel 1970 e ci lasciò ascoltare. A me bastarono dieci secondi di “Carry On”, la canzone d’apertura e capolavoro di Stephen Stills, per essere in volo nella scia stellare. Un viaggio incredibile. E poi arrivò il lato B, che inizia con la titletrack, “Déjà Vu”. Già Visto. La seconda canzone dell’album firmata da David Van Cortlandt Crosby. Il bello di quegli anni giovanili, negli anni Settanta del Novecento, era non sapere molto. Anzi quasi nulla. Dovevi semplicemente immaginare. Guardavi le foto di copertina, quelle interne. Le note. I crediti. I testi. Poi, immaginavi. Ma che voce era quella? Che musica era? Ma soprattutto, da dove veniva quella folata di schiuma astrale? «Mi sento come se fossi già stato qui, e mi chiedo…»

«And I feel
Like I’ve been here before
And you know it makes me wonder
What’s going on under the ground
Do you know? Don’t you wonder?
What’s going on down under you
We have all been here before»

David Crosby

Avevamo una tale passione per la musica-che-è-amore che ci struggevamo nella traduzione dei testi dall’inglese. Facemmo subito attenzione a queste parole: «E mi sento/ come se fossi già stato qui/ sai, la cosa mi fa interrogare/ su quello che succede sotto terra/ Tu lo sai? Non ti domandi/ cosa succede sotto di te?/ Siamo già stati qui, tutti». Distese sconfinate, ultraterrene, si materializzavano davanti a noi e ciò accadeva grazie alla nostra percezione, alla somma dei nostri sensi che erano stati stimolati verso altitudini pazzesche di intensità. La Musica ci stava dicendo qualcosa scritto dentro di noi, nel genoma umano stesso, direi oggi. E Crosby era riuscito a dircelo, come gli altri suoi colleghi musicisti che in quel periodo incredibile di esplorazioni astrali avevano portato la musica popolare nello spazio profondo del Grande Mistero.
Finita l’esperienza immersiva, multisensoriale, eravamo pronti per andare sugli Anelli di Saturno. E Massimo ci fece vedere un altro album, If I Could Only Remember My Name. Disse solo “questo è il mio album preferito in assoluto”. Era il primo album solista di Crosby, detto Croz, uscito nel 1971. Beh, ascoltiamolo allora. Copertina, mano che sfila il vinile nero, etichetta Atlantic Records, piatto, braccio, puntina, e via: chitarra acustica e visioni, come davanti alla foresta boreale. Come dentro il suono dell’Oceano Pacifico, il Profondo Sconfinato del Pianeta. Echi di infinito.

«Tutti dicono che… tutti dicono che la musica è amore
Tutti lo dicono e sai che è così,
Tutti, ma proprio tutti
Tutti dicono che la musica è amore
Tutti lo stanno dicendo (la musica è amore)»

David Crosby
Crosby, Stills, Nash & Young

Quando David C. pubblicò questo album aveva trent’anni. Il 18 gennaio 2023, a 81 anni, è ripartito verso quello spazio profondo e appare inutile elencare tutte le rotte che ha solcato, i disastri personali e professionali vissuti. Questo e tanto altro lo trovate in un libro che lo stesso Croz apprezzò tantissimo, David Crosby. L’Ultimo Eroe Dell’Era Dell’Acquario di Marco Grompi (VoloLibero), mio fratello di musica che Crosby lo conosceva personalmente e del quale ha seguito le gesta per decenni.
Oggi avevo voglia solamente di condividere qualche emozione, pensieri sparsi e memorie che, mi rendo conto, vanno molto indietro, ben oltre quell’ascolto, di quel giorno d’autunno del 1977. Indietro, forse ancora prima del tempo del sogno, fin dentro il Grande Mistero della Psiche umana, che solo l’Arte ha il coraggio e la sfrontatezza di affrontare. Crosby suonava ancora alla sua età, con una band molto più giovane di lui. Ci ha regalato negli ultimi anni altri grandi momenti di Music-Is-Love. Che è poi secondo me il suo vero nome. Music-Is-Love. Musica-È-Amore. Ripetetelo ad alta voce, mentre lo ascoltate, magari in “Laughing”, beffardo come quei baffi:

«And I thought that I’d seen someone who seemed
At last to know the truth
I was mistaken, it was only a child laughing in the sun»

«E ho creduto di aver visto qualcuno che finalmente sembrava conoscere la verità. Mi ero sbagliato, era solo un bambino che sorrideva nel sole». Proprio lì, dove ti immagino, Croz, ad attendere il tuo raggio per tornare nella schiuma astrale, fino al prossimo giro.

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