Comma 22

Vedo i miei genitori morire cento volte al giorno. Intervista a Sandro Veronesi

La quarantena non cambia radicalmente la vita di Sandro Veronesi. «A mia moglie mancano i colleghi dell’ufficio e il cappuccino al bar. E i miei figli più piccoli non possono andare alla scuola elementare. Ma a me piaceva già stare in casa, per leggere e per scrivere, le cose che amo di più».
Facciamo questa intervista tramite Whatsapp. Veronesi è seduto davanti ai suoi libri, nella sua casa a Roma, e investe molto tempo nella nostra conversazione. É iniziata mezz’ora più tardi del previsto, perché ha dovuto fare la coda per comprare cibo. «Sono appena tornato dal pescivendolo e mi sento un po’ in imbarazzo nel dirle perché ho dovuto aspettare. Mia suocera di 81 anni, che vive sopra di noi, aveva voglia di mangiare delle sogliole. Non solo le voleva pulite, ma anche sfilettate. Per questo ho fatto la coda più del previsto. Ovviamente non avrei dovuto farlo, me ne sono reso conto mentre aspettavo. Ma volevo accontentarla, in questi tempi difficili».

Veronesi

Signor Veronesi, l’Italia, così gravemente colpita dal coronavirus, oggi è in guerra?
Assolutamente no. I medici e gli infermieri delle zone colpite, loro sì che sono in guerra e stanno anche morendo. Ma a noi viene chiesto di restare a casa. Se questa fosse una guerra, i miei figli adulti dovrebbero partire al fronte. Se i giovani non devono andare in guerra, non si può proprio parlare di una guerra. La guerra è davvero qualcosa di diverso dallo stare seduti a casa a chattare online. In una guerra non stai ad aspettare che ti puliscono e sfilettano il pesce. In una guerra non trovi proprio il cibo.

Paragonare questa crisi a una guerra è fuori ogni proporzione?
Sì, perché ancora non ci troviamo nella fase della lotta collettiva. Questa fase inizierà, una volta che questo virus sarà contenuto. Poi ci batteremo per ciò che rimane. L’impatto economico sarà enorme, tutti ne usciremo più poveri. Solo allora sarà chiaro se i nostri leader si assumeranno le loro responsabilità, o piuttosto daranno la colpa agli altri. In questa crisi abbiamo bisogno di una guida illuminata, qualcuno che non voglia necessariamente rispettare i protocolli e le regole esistenti.

Il presidente Giuseppe Conte è questa guida illuminata?
Conte non è adatto al ruolo che occupa, ma è cresciuto come Primo Ministro. Anche se non si circonda di persone all’altezza. Come portavoce ha scelto Rocco Casalino, che ha partecipato al Grande Fratello. In un momento di crisi come quello attuale, c’è bisogno di qualcuno che comunichi in modo professionale e chiaro.

Di che tipo di comunicatore c’è bisogno?
Di qualcuno che sappia parlare con empatia e con umanità, come il parroco di Codogno, il comune lombardo così duramente colpito. L’ho visto di recente in televisione e questo signore era tutto simpatia ed empatia, e non puntava il dito contro nessuno. Che sollievo! All’inizio sono stati fatti degli errori. Il governo centrale di Roma discuteva con le regioni, si dibatteva sul protocollo medico da seguire. L’italiano conosce una parola intraducibile, che è «cadornismo». Si riferisce al maresciallo Cadorna, il Generale delle truppe italiane quando furono attaccate alle spalle dagli austriaci durante la Prima Guerra Mondiale. I soldati italiani fuggirono in massa, e Cadorna fece giustiziare migliaia di soldati per diserzione. Cadornismo significa quindi spostare la responsabilità sui subordinati, sugli ultimi. In questa crisi da coronavirus, gli ultimi sono ad esempio le decine di migliaia di italiani del Sud che vivono nel Nord Italia, ma che sono fuggiti verso il Sud all’inizio di marzo – quando si poteva ancora viaggiare. Il loro lavoro a Milano era stato sospeso e in Lombardia avevano sentito dire che i medici negli ospedali dovevano scegliere chi aiutare e chi no, chi sarebbe guarito e chi invece sarebbe morto. Tu non torneresti dalla tua famiglia in Calabria? Non si può dare la colpa a chi fugge, si deve dare la colpa a chi è al comando. A chi avrebbe dovuto prevedere più letti in terapia intensiva, per esempio. Scaricare la responsabilità e dare la colpa al soldato che fugge è cadornismo puro.

Quale paese ha reagito meglio?
La Corea del Sud! Lì, grazie alla tecnologia, hanno separato i pazienti infetti da quelli sani. I pazienti infetti sono stati isolati, mentre il resto ha continuato a lavorare. Ma in Italia? Non ho idea se io stesso sia infetto, magari non mostrando alcun sintomo.

Che impressione le ha fatto l’approccio cinese?
Prato, la mia città nativa, ha tratto grande vantaggio dagli avvertimenti dei cinesi. In città vivono 30.000 cinesi che lavorano nel settore tessile, e duemila di loro erano tornati a Prato dopo il Capodanno cinese. «Ora vedrai che succede» mi dicevano tutti. Ma cosa hanno fatto i cinesi di Prato? Si sono chiusi in casa per un mese, in una quarantena volontaria, prima che Giuseppe Conte avesse detto qualcosa. Dopo quel mese sono nuovamente usciti di casa, per rimanere scioccati dal fatto che gli italiani ancora non avevano preso nessuna misura preventiva. Poi, insieme ai loro figli, hanno iniziato a distribuire decine di migliaia di mascherine a Prato. Di conseguenza il numero di infezioni e di decessi ora è molto basso. A Pistoia, una bella città d’arte a soli quindici chilometri di distanza, hanno già il doppio dei morti e delle infezioni.

È moralmente accettabile il fatto che il Belgio rifiuti i pazienti provenienti dall’Italia, dove ogni giorno muoiono da 600 a 800 persone?
Posso capire che il vostro paese abbia rinunciato al ricovero di pazienti Covid dall’Italia, in un momento che il Belgio ancora aspettava il suo picco di infezioni. L’assenza di solidarietà, la si vede sopratutto al livello finanziario ed economico : per quale motivo certi paesi europei si oppongono all’emissione di bonds che permettano il risanamento dell’economia? L’economia sarà morta, e non solo in Italia, a meno che non si inietti subito grande liquidità e si ignorino le regole. Trovo immorale e disumana la resistenza dell’Olanda.

Lo scorso anno, quando Matteo Salvini era ancora al governo, lei ha scritto un saggio impegnato sugli immigrati. Improvvisamente non si parla più di crisi migratoria.
Finalmente succede qualcosa che certi politici non possono attribuire agli immigrati. Aspettate e vedrete, presto l’Europa avrà bisogno di manodopera per la sua ricostruzione. Avremo fortemente bisogno di quegli immigrati.

Avrebbe mai potuto immaginare che un giorno un virus avrebbe spaventato tanto l’umanità?
Il vero virus sul pianeta terra è l’uomo. L’uomo colonizza e distrugge la terra. Sembra quasi che il coronavirus formi gli anticorpi della terra, che ora attaccano l’uomo, perché l’uomo è inutile e persino dannoso per il pianeta. Piuttosto che adattarsi alla natura, l’uomo adatta la natura alle proprie esigenze. La scienza, la politica e quella folle idea di dover controllare tutto, hanno trasformato l’uomo in un virus pericoloso. E ora guardi, la qualità dell’aria sta migliorando e ci sono di nuovo delfini che nuotano intorno ai porti. La natura ha frenato l’uomo. Una seconda osservazione che non riesco a togliermi dalla testa riguarda l’efficacia di questo virus. Non è sorprendente che il coronavirus colpisca soprattutto gli uomini di una certa età, responsabili della cattiva gestione del pianeta?

Non nasconde la sua ammirazione per Greta Thunberg. A molti uomini invece la giovane attivista climatica non piace affatto.
Però Greta ha ragione. Ai giovani ragazzi che scioperavano per il clima hanno detto che dovevano tornare a scuola. Beh, ora non è più permesso andare a scuola, e sono gli adulti che lo vietano. I ragazzi che fanno lo sciopero per il clima sono soldati che scappano da chi li attacca da dietro. Diamo la colpa a loro? Dopo il passaggio di questo virus dovremo sicuramente ripensare la nostra società, almeno dal punto di vista economico. Non è una bella occasione per riflettere anche sul futuro del pianeta?

In che modo il coronavirus cambierà i rapporti umani?
Quei rapporti erano già cambiati. Un esempio? I genitori di ragazzi a scuola che, oltre al solito gruppo Whatsapp per i genitori, creano un sottogruppo dal quale vengono esclusi quelle persone che non piacciono agli altri. Penso che sia una cosa davvero cattiva. Dieci anni fa questo non succedeva. Se l’Italia perde la sua solidarietà, perde se stessa. Ora abbiamo la possibilità di ritrovare un po’ questa nostra umanità verso l’altro.

A che cosa attribuisce questa evoluzione?
La gente è diventata più cattiva, una rabbia alimentata da politici che hanno cercato di salire nei sondaggi con la loro retorica infiammatoria. A proposito, non vedo il declino della nostra classe politica solo in una figura come quella di Salvini. La gestione di Roma è disastrosa da quando Virginia Raggi è alla guida di questa città. Per colpa del Movimento Cinque Stelle, nel nostro Governo si trovano delle persone trentenni completamente inesperte e impreparate, giovani che secondo me non hanno mai gestito nemmeno una crisi nel loro condominio. Attenzione, non lo dico perché sono giovani, non lo dico per snobismo intellettuale. Elly Schlein, vicegovernatore dell’Emilia-Romagna, è ancora molto giovane, ma ha già tanta esperienza. Secondo me può avere un grande futuro.

Fino a poco tempo fa, il suo giovane connazionale Matteo Renzi rappresentava la speranza di un cambiamento profondo in Italia. Ora chiede la riapertura delle librerie «perché anche la mente va nutrita». Lei è d’accordo con Renzi?
Io non ho mai visto una libreria essere presa d’assalto, lei sì? Il virus sopravvive pure sulla carta, quindi secondo me è meglio tenere le librerie chiuse. E parlo contro il mio interesse, perché ho scritto un romanzo di recente che stava andando molto bene (Il colibrì, candidato per il Premio Strega, ndr). Renzi era forse promettente all’inizio, ma si è rovinato presto, a causa della propria arroganza.

Lei è molto più politico di quanto mi aspettassi.
Perché, in questo momento drammatico, sono molto preoccupato per i nostri leader, che si stanno mostrando incapaci. Non mi piace parlare male dell’Italia. Amo il mio paese, ora più che mai, perché in questo momento soffre davvero. Ho perso i miei genitori anni fa, ma ora muoiono di nuovo, muoiono cento volte al giorno. Mio padre avrebbe 91 anni oggi. Quando ora vedo un anziano di quell’età, vedo mio padre. Vorrei proteggerlo, salvarlo. Proprio come riconosci te stesso, quando vedi un rifugiato che viene salvato in mare. Perché salvando un altro essere umano, salvi te stesso. Ma questa epidemia ci sta rubando i nostri anziani e le persone più deboli. Sento dire così spesso che i morti «avevano altre malattie ed erano già abbastanza vecchi». Così, per rassicurare una persona giovane e sana, si dice infatti: «Calmati, è solo tuo padre che è appena morto. Era comunque vecchio e aveva il cancro». Nelle civiltà precedenti, gli anziani erano molto più apprezzati e stimati dei bambini, che spesso morivano dopo la nascita. Ora questo rapporto è invertito, e questo va benissimo, ma quando abbiamo perso il nostro amore per gli anziani? Se questo virus colpisse soprattutto i bambini e non gli anziani, il mondo morirebbe di dolore.





Questa intervista, inedita in Italia, è stata pubblicata sul giornale De Standaard, aprile 2020
Articolo e traduzione a cura di Ine Roox

Photo credit: Federico Schlatter