09.07.2026

Il vivere che dissangua. Intervista a Petros Markaris

A partire dal nuovo romanzo "La ricchezza che uccide", lo scrittore racconta la gentrificazione violenta e l'indifferenza della politica greca

Petros Markaris entra in sala conferenze con una tazzina di caffè in mano e un enorme sorriso, mentre il fedele traduttore lo accoglie radioso. Arriva lei, Elisabetta Sgarbi, la padrona di casa sempre elegante e cordiale, per salutare il suo amico nonché narratore di punta del giallo made in Greece. Qualche foto, il firmacopie veloce, le presentazioni degli invitati, e poi ha inizio un incontro che da subito ha il profumo dolce e gradevolissimo di un dialogo tra amici.
Oltre alla simpatia e a un’età oggettivamente da campione, Markaris è un uomo dotato di un entusiasmo febbrile e contagioso per la letteratura, e in particolar modo per le storie che ancora ha voglia di scrivere. «Inizio alle otto e trenta della mattina, la scrittura non ammette ritardi», confessa con una risata, rivelando il suo metodo di lavoro basato esclusivamente sulla disciplina, e risponde alle domande più disparate. Ma tra un aneddoto e l’altro, non risparmia la rabbia nei confronti del suo Paese, materia che costituisce l’ossatura drammaturgica del suo ultimo lavoro.

È dal 1995 che Petros Markaris porta avanti la saga di Kostas Charitos, il suo personaggio più celebre, primo attore di un ciclo meritevole di aver elevato la carriera e la notorietà del suo autore, che oltre a romanzi, racconti e drammaturgie teatrali, vanta anche collaborazioni in veste di sceneggiatore con grandi della cinematografia come Theo Angelopoulos. Ma è la serie di Charitos a rimanere, anche a distanza di più di trent’anni, il cuore della sua produzione artistica: romanzi attraverso i quali Markaris riflette sui drammi della Grecia contemporanea con lucidità, senza sconti a nessuno.
La ricchezza che uccide propone la diciassettesima indagine del commissario, ed è edito da La nave di Teseo, che ha riproposto molti dei titoli iniziali del maestro, oltre agli ultimi episodi della saga. Anche questa volta il protagonista si imbatte in un caso di omicidio e malaffare. Quando il morto, anzi i morti, arrivano a scombussolare l’equilibrio già traballante del commissariato ateniese, per Charitos si spalancano le porte di un nuovo mistero.

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Una coppia di giovani viene rinvenuta in un appartamento dell’Ellinikon, quartiere caotico e problematico in cui gli episodi di violenza non sono una novità. Quello che sembra un atto perfettamente chiaro – suicidio – in realtà cela un avvertimento preciso, una sorta di manifesto tragico e definitivo, dal quale poi si diramano diversi episodi di disordine che vanno dalla violenza di strada all’attentato. Età ed esperienza non bastano però a rassicurare Charitos, che oltre al suo mestiere di commissario deve fare i conti con la vita di tutti i giorni, quella che lo avvolge, lo sostiene e lo salva nel momento in cui varca la soglia di casa. Ma tra banchetti (davvero succulenti e prelibati per tutti gli amanti della cucina greca e non solo) e grandi momenti di affetto, anche una famiglia energica e scoppiettante come la sua non riesce a nascondere fragilità e paura del domani.

«Sono stato profondamente influenzato da Andrea Camilleri», ha rivelato Markaris. Kostas Charitos è entrato nei cuori di molti lettori italiani, e non è un caso che sia stato definito da molti critici «il Montalbano italiano». Il paragone regge, perché, anche se con evidenti differenze caratteriali e linguistiche, il protagonista dei celebri romanzi del compianto Andrea Camilleri, prima di essere un agente di polizia onesto e con un codice d’onore spiccato, è prima di tutto un uomo: qualcuno che non ha sempre la soluzione a portata di mano, e spesso e volentieri gli strumenti in suo possesso sono limitati, insufficienti per fermare le ingiustizie.
In questa nuova avventura, Charitos non si infervora più come nei capitoli precedenti, concede un tempo maggiore alla riflessione e all’importanza dei legami famigliari, ma non ha ancora abbandonato il suo senso di giustizia. Ecco perché l’ultima opera di Petros Markaris è un vero e proprio atto d’accusa alla classe politica greca, impotente, o sarebbe meglio dire indifferente, al problema del mercato immobiliare e affittuario che salassa la maggior parte dei cittadini, buttando in strada i componenti, tanti, delle classi meno abbienti. Una gentrificazione violenta e classista ad appannaggio di pochissimi, in un Paese che, nonostante l’invidiabile storia e l’infinita cultura sulla quale si è modellata la civiltà, non riesce a offrire possibilità a chi fa fatica a procurarsi da mangiare.

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Possibile che la crisi economica, invece di insegnare a non ripetere gli stessi disastri, abbia in realtà aumentato e inasprito l’avidità di chi sta al potere? «Il titolo originale è per certi versi più macabro di quello italiano», ha dichiarato l’autore. Il carro funebre dello sviluppo, infatti, suona quasi come un monito per ricordarci che la crescita può anche non corrispondere al benessere della collettività, ma alla sua dipartita.
Ma questo libro non si compone di pagine ad alto tasso di politicizzazione: per Markaris non esistono i politici buoni e quelli cattivi, non c’è un partito che, seriamente e con impegno, riesca a contrastare il problema. I politicanti, siano essi di destra o di sinistra, non vanno oltre lo spot furbetto e acchiappavoti, senza però avere la volontà di applicare un programma vero e proprio, tradendo così la fiducia di molti elettori. Una situazione che, sostiene con ragione Markaris, è drammaticamente simile a quella italiana. Non si intravede lo spettro di una speranza, non si fiuta aria di cambiamento davanti a una classe politica impantanata e praticamente inesistente.

Il noir è sempre un contenitore di storie dal fortissimo richiamo sociale, e anche se, per cupezza, tasso di violenza e intrigo, la gradazione di oscurità scelta da Markaris risulta digeribile alle più variegate fasce di pubblico, resta intatta la forza del disagio che l’autore denuncia: il suo, e quello di tantissimi concittadini. Un urlo potente, che merita di essere ascoltato non solo dagli ammiratori dello scrittore, ma anche da chiunque abbia spirito civile.
Nonostante l’età e i continui impegni, Petros Markaris è al lavoro su un altro capitolo dedicato a Charitos. Tenetevi pronti, perché, stando a quanto ha dichiarato, non mancherà molto alla nuova, entusiasmante indagine del commissario più famoso di Atene.

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