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Il Premio Calvino 2021 verso la premiazione: i dieci autori finalisti



L’attesa è quasi terminata. Martedì 15 giugno, a partire dalle ore 17, si svolgerà la Cerimonia di Premiazione del Premio Italo Calvino, giunto alla XXXIV edizione. Sarà possibile seguirla in diretta streaming sul profilo Facebook e sul canale YouTube del Premio. I finalisti parteciperanno alla Premiazione, assieme ai Giurati e al direttivo del Premio, composto da Franca Cavagnoli, Anna Chiarloni, Mario Marchetti, Laura Mollea, Carla Sacchi Ferrero.
La serata di premiazione prevederà, oltre alla proclamazione del vincitore, le menzioni speciali della giuria e una menzione speciale del Direttivo. In questo anno pandemico, ciascun finalista è stato inoltre invitato a realizzare un video di presentazione in cui si è fatto conoscere leggendo un estratto della propria opera, accompagnato da un commento critico a cura del Premio.

I manoscritti pervenuti sono stati 999, un vero record che, a detta della giuria, è corrisposto a un’elevata qualità, espressione di tendenze, stili e temi diversificati. Compito dunque più che mai impegnativo quello della scelta, eppure, alla fine, i finalisti spiccano per la capacità di evocare nodi e tematiche di accertata rilevanza. Densità di proposta e stile che si fanno esercizio alto in Le piacevoli favole di Giulio Nardo, dove la parola è motivo di riflessione e stimolo per questi viaggi fantastici, quattro racconti dal sapore liberty e calviniano a cui si affiancano tre testi dalla vocazione realistica pronti a restituire con precisione e intensità il Veneto tra le guerre di trincea, l’epoca dei cosiddetti padroncini e l’attualità delle generazioni che hanno potuto permettersi finalmente gli studi prediletti. Eclettismo di Nardo che diviene pura narrazione fantastica ne L’uomo che ha venduto il mondo di Claudio Conti, dove il viaggio nel tempo di uno scienziato – per regalare alla donna amata un destino diverso da quello della precoce morte in un incidente – reca una suggestione alla Lewis Carrol in una narrazione scoppiettante e dai risvolti inattesi.
La fantascienza lascia quindi il posto a una scena non meno bizzarra nelle pagine di Noi non siamo la risposta di Stefano Mussari, dove in una misteriosa Posillipo è narrata una clinica in cui si curano disturbi psicologici disposti a risuonare quali disperanti allarmi contro la mancanza d’amore, mentre il medico e un suo paziente vivono con la loro storia d’amore qualcosa che li allontana almeno un po’ dalle loro condizioni abitualmente disfunzionali.

La musica come tessitura delle nuove generazioni è invece materia del racconto Non nella Enne non nella A ma nella Esse di Mariana Branca, preziosa ricostruzione, insieme pop e documentaria, della vita di Nicolàs, giovane star della musica elettronica. Una vita raccontata in modo trascinante dall’amico Andrés, per un testo che richiede impegno nella lettura. Si annuncia invece più lieve Le tracce del fuoco di Gianmarco Parodi, racconto quasi fiabesco della ricerca di un padre-mito per la bambina Alice, tra la natura che diventa partecipe dei delicati rapporti educativi vissuti in avventuroso viaggio, dall’Italia alla Francia e tra le Alpi Marittime. È un viaggio anche quello di Domenico, il ragazzino protagonista de L’età delle madri di Vittorio Punzo che si inserisce nella vita di due donne, madre e figlia, innescando una tensione attrattiva che seduce e annulla le distanze tra le età: una vicenda affascinante sulle soglie dell’onirico, un percorso fuori dal tempo in cui il ragazzino vuole dimostrare di non essere più un fanciullo, regalando un incontro con il dubbio circa la veridicità di quanto raccontato. Le sorprese non mancano nemmeno ne L’educazione sentimentale di Guglielmo Sputacchiera di Alberto Ravasio, dove un laureato in discipline umanistiche e senza lavoro si ritrova squattrinato tra chat erotiche e la sorpresa del cambio di sesso, che lo condurrà alla fuga nel mondo, lontano dal Padre e verso uno sviluppo struggente. La vita resa a brandelli ritorna infine anche ne La gioia avvenire di Stella Poli, dove l’intensità del testo fatto di minuti episodi si appoggia a una prosa ispida, che ripercorre il ricordo di un terapeuta trentenne circa le vicissitudini di una donna violentata all’età di quattordici anni e il dipanarsi di un’esperienza che lascerà spazio a una verità impensata.

Il Premio Italo Calvino, fondato nel 1985 per iniziativa di estimatori e amici dello scrittore tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Massimo Mila, Lalla Romano e Cesare Segre, negli anni ha inteso riprendere il ruolo di talent scout di nuovi autori, salvaguardando scrittori esordienti e inediti, favorendo il contatto con il pubblico e le case editrici. Al Premio il compito di scegliere il più significativo tra i lavori ricevuti, tra cui anche il romanzo Rattatata di Alfredo Speranza, nel quale i ratti sulle rive del Tevere si ritrovano in una lotta per la sopravvivenza ad affiancare gli incontri casuali che diventano sollecitazione letteraria nel romanzo di racconti e storie umanissime; o ancora,  Altro nulla da segnalare. Storie di uccelli di Francesca Valente, racconto dei rapporti quotidiani degli infermieri dell’Ospedale Mauriziano di Torino, dove il reparto d’ispirazione basagliana è il luogo della storia sociale di un’epoca in cui l’autrice fissa i ritratti di psicopatici, per restituire una visione terribile e ineludibile immersa in squarci di bellezza e immagini icastiche.

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