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A New York con Laura Pezzino e con Patti Smith


Si dice spesso che i libri siano dei viaggi, viaggi nel tempo e nello spazio, nelle vite degli altri, nella mente degli altri, nell’impossibile e nell’irreale come nel quotidiano altro. Ogni libro ha il suo cammino e il lettore ci aggiunge il proprio percorso, il proprio discorso. Ci sono libri, tuttavia, che contengono una moltitudine di viaggi e quando li chiudi alla fine resti per del tempo ancora lì dentro, non dentro le pagine ma dentro quella storia e pensi che i personaggi li potresti incontrare in cucina se solo andassi a dare una occhiata. È una sensazione bellissima, quella di restare avvolti per lungo tempo in una storia dopo aver chiuso l’ultima pagina. Ed è quella che ho provato dopo aver letto il libro A New York con Patti Smith di Laura Pezzino, uscito per Giulio Perrone Editore.

La vicenda non parla, come si potrebbe pensare, solo della grande Patti Smith, perché sarebbe riduttivo ricondurre la Smith solo a sé stessa in quanto lei è una storia fatta di una moltitudine di intrecci di vite. La narrazione parte da una intersecazione: dall’autrice che cerca Patti Smith, cerca uno dei suoi luoghi per lasciare un messaggio scritto alla sua “personale dea della musica”, si affida proprio alla scrittura che è stata il primo luogo (e tempo) in cui l’ha incontrata. Da questo primo passo che avvicina due esistenze sulla carta, si spalanca la vita di Smith e di tutti gli individui in cui si è imbattuta a New York dal suo arrivo verso la fine degli anni Settanta. La scrittura di Pezzino fa in modo che ogni personaggio, dalla sciamana del Chelsea Hotel a tutte le comparse anche solo citate, divenga vivo in carne e ossa, attorniato dal pezzo di New York in cui viene colto, sia interno sia esterno, tra lenzuola e libri o tra alberi e strade. È un libro affollato di genti che a pensarci è difficile nell’immaginazione metterle tutte insieme: invece lì, a New York, sono passate in quei decenni e hanno lasciato un segno nella storia, non solo della musica, e in Patti Smith. 

Patti Smith

Se la geografia di una persona può divenire una narrazione questo libro lo è: è una mappa di New York attraverso gli incontabili passi di Patti Smith, la macchina da presa della narrazione la segue a distanza ravvicinata nei luoghi in cui ha dormito, all’aperto o in spazi di fortuna appena giunta nella Grande Mela, le librerie in cui ha lavorato, i bar in cui ha consumato e consuma i suoi innumerevoli caffè, i luoghi della poesia, della musica, dell’amore, della famiglia, i luoghi di culto, come il Chelsea Hotel, e i passaggi anonimi, gli spazi social dove compare e racconta tuttora di sé. Spesso in primo piano, quasi sempre che cammina o legge o canta o scrive, è lei, la dea, e sullo sfondo la città; ma talvolta la vita si capovolge, come le storie, e in primo piano è la città che giganteggia con Patti che cammina sullo sfondo. Questo avviene nei rovesci della sorte che accadono alla sciamana, nelle naturali sconfitte e fatiche che il vivere comporta, e nondimeno continuano ad alimentare il gigante che è in lei fino a farla tornare in primo piano.

È una storia, invero, fatta di una mescolanza di scrittura e di luoghi, di persone e di incontri, sin da prima dell’arrivo di Patti Smith a New York fino a oggi dentro il suo Instagram. Ne esce un mondo, profondo quanto vasto, di quei decenni in cui la storia della musica viene riscritta: una quantità di persone che divengono un arcipelago di storie fino a creare una storia comune, quella della poesia e della musica.

Si sente il respiro in questa narrazione, il respiro irregolare della narratrice a New York, i suoi piedi sul selciato della città, i suoi occhi sulle cose, i suoi timori e le sue lontananze dalla propria storia per imbracciare altre storie, tra le quali quella della sua dea; il respiro di Patti, l’affanno del voler essere altro da ciò che la società avrebbe voluto da lei, di spostare quel confine che per tradizione le sarebbe stato imposto per seguire la poesia e la poeta che voleva divenire. E il respiro della poesia permea ogni spazio di ossigeno in questo libro, creando una lente nitida e un punto di vista particolare su ogni cosa. Ricostruire la storia di un luogo e di una persona, precisamente una dea, attraverso i piedi e gli occhi che ne elencano i numeri civici in relazione alle vicende che vi sono accadute, è appunto quel punto di vista di rara distanza che la poesia concede.
Pezzino, che nel suo essere scrittrice è detective di cose belle, ci affida con questo libro il suo viaggio che diviene meravigliosamente anche il viaggio del lettore.

Immagine di copertina: Albert Schöpflin

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