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Il filo e il fiume di Paolo Simonazzi, dalle rive del Mississippi al delta del Po



«Fotografare un libro è come fotografare una persona: succedono un sacco di cose all’interno ma dall’esterno non puoi accedervi. È proprio questo il bello»
Alec Soth

I libri racchiudono storie, immagini, esperienze. Allo stesso modo le persone celano paure, emozioni, interessi sotto una serie di strati, che fanno da corazza, proprio come i rivestimenti dei libri. Per questo motivo Alec Soth reputa così importante la scelta di una copertina che non influenzi troppo l’immaginazione di chi guarda, o legge. Il fotografo americano del Minnesota ha infatti affermato di scegliere spesso copertine prive di immagini. Oppure, come avvenne con la misteriosa copertina gialla della prima edizione di Sleeping by the Mississippi, la traccia, il ricordo di una fotografia scomparsa.
Proprio questa delicata attenzione narrativa ha fatto conoscere il suo lavoro in tutto il mondo, incuriosendo e affascinando anche il fotografo emiliano Paolo Simonazzi. Nel 2009 William Guerrieri, durante un incontro dedicato al libro fotografico d’autore, commentando il libro di Alec Soth Sleeping by the Mississippi, lanciò quasi una sfida: «Sarebbe ora che qualcuno realizzasse qualcosa di analogo sul fiume Po.» La sfida fu colta proprio da Simonazzi, che al momento stava lavorando al progetto Mondo Piccolo, ambientato proprio in quei luoghi del territorio emiliano, resi suggestivi anche dalla presenza del Po.

Paolo Simonazzi
Paolo Simonazzi, San Rocco di Boretto (RE), 2016

Paolo Simonazzi è un fotografo, ma è anche un medico di professione. La meticolosità scientifica della medicina lo accompagna anche nella realizzazione dei suoi progetti fotografici, dove ogni scatto è studiato e premeditato. È attratto però dalle storie e dagli incontri, al contempo casuali e con-causali. I suoi riferimenti principali vengono dalla musica, ma anche dalla letteratura, dal cinema, dal tema del mito americano, e infine dalla fotografia, che nel territorio emiliano vanta una lunga tradizione. Luigi Ghirri, Nino Migliori, Franco Fontana, Guido Guidi, tra i tanti.
Nei suoi racconti per immagine possiamo riscoprire un mélange di references culturali e incontri realmente avvenuti nel suo privato. Il suo ultimo progetto, Il filo e il fiume, ora esposto al Palazzo Pigorini di Parma, ben esprime questo tipo di contaminazione. Una sorta di autobiografia visiva e poetica dell’artista, che racchiude in sé il progetto di Soth, l’album The river and the thread della cantante Rosanne Clash, ma anche i luoghi della sua infanzia, la musica di Bruce Springsteen, la dedica al primario di Parma Riccardo Brizzi, che gli salvò la vita in gioventù.

Paolo Simonazzi

Il filo e il fiume è un progetto editoriale che vede il suo inizio nel 2015, quando vennero realizzati i primi scatti, e la sua conclusione nel 2021, quando finalmente ha preso la forma di un libro. Risultato di un vero e proprio lavoro di squadra, una collaborazione con il geografo Davide Papotti e il critico e curatore Francesco Zanot. Il progetto ha avuto una storia travagliata, scontratasi con l’avvento della pandemia, che ne ha ritardato la sua presentazione al pubblico.
La mostra, accolta nella città di Parma dopo i bruschi rallentamenti del 2020, è stata curata da Andrea Tinterri e Ilaria Campioli e si concluderà con un Finissage previsto l’8 di maggio.
«Ci tenevo che il progetto partisse da Parma perché Brizzi, a cui ho dedicato questo lavoro, era il primario di Parma che mi salvò la vita quando avevo vent’anni, e Parma era stata scelta come capitale della cultura 2020» afferma il fotografo Simonazzi durante un nostro primo incontro avvenuto da remoto attraverso Zoom.
Nelle stesse modalità, esattamente un anno prima, ho avuto modo di chiacchierare con il fotografo Magnum Alec Soth. Quest’ultimo si era lasciato andare a riflessioni sul suo lavoro, costretto a lungo nel suo studio per via del lockdown; mi ha raccontato della sua ricerca, approfondita in luoghi periferici, al limite della società, bagnati dalla presenza fantasma del Mississippi; abbiamo discusso dell’importanza di libri, storie, e immaginazione.

Paolo Simonazzi
Paolo Simonazzi, Comacchio (FE), 2013

A distanza di un anno sono piacevolmente venuta a conoscenza del nuovo lavoro di un fotografo italiano, che parallelamente ad Alec Soth, ricerca e stravolge gli stereotipi per creare storie che vadano al di là di un semplice progetto documentario. Similmente al lavoro svolto da Soth negli Stati Uniti e nel suo Minnesota, Paolo Simonazzi raccoglie testimonianze di situazioni che si estendono lungo le strade del paesaggio emiliano, lungo le rive del fiume Po, all’interno di abitazioni curiose e finestre decadenti.
Anche per Simonazzi il libro rappresenta quell’esperienza tattile, quel che rimane di un progetto. «Una mostra è come un concerto dal vivo, che ti godi in maniera temporanea, mentre un libro è l’equivalente di un disco, che puoi ascoltare quante volte vuoi.»  sottolinea Simonazzi con un sorriso, pensando a quante volte ha sfogliato Sleeping by the Mississippi e Il profilo delle nuvole di Luigi Ghirri, libri fondamentali per la realizzazione de Il filo e il fiume.

La metafora, svelata già dal titolo, è un elemento ricorrente che attraversa le singole immagini, le tiene unite mettendole in relazione. Il fiume, come nel progetto di Soth, è protagonista onnisciente ed invisibile. Come un fantasma è presente in queste immagini dall’atmosfera rarefatta. Come un filo cuce insieme le vite dei personaggi e dei luoghi che sfiora con le sue acque.
Il libro in sé, dalle immagini che lo animano, fino alla rilegatura esterna, viene visto come un lavoro di tessitura. Le trame si intrecciano, i vari elementi e riferimenti culturali si contaminano tra loro, fino al risultato finale: far percepire l’identità di questo fiume così esteso, presente e assente allo stesso tempo, ripercorso a ritroso. Un po’ come quando ripensiamo alla nostra vita partendo dalla fine, dal tempo presente, e ci chiediamo come siamo arrivati qui, in questo preciso luogo e istante.

«In questi giorni me ne vado a zonzo e rido dei molti fiumi che ho attraversato, ma sulle rive lontane c’è sempre un’altra foresta in cui perdersi.»
Bruce Springsteen, With every wish.

La citazione di Springsteen, che è stata presa in prestito per introdurre lo stesso libro di Paolo Simonazzi, ci porta a ripensare ai percorsi ricamati dai fiumi nei paesi e nelle città di tutto il mondo. In Europa, ripensiamo al Danubio, al Reno, alla Senna, fino ad arrivare al Po. Quante volte l’acqua dei torrenti ci ha accompagnato nei nostri percorsi di vita. I fiumi scorrono parallelamente alle vite umane, si trasformano e viaggiano nel tempo e nello spazio. Allo stesso modo ci comportiamo noi attraverso la fotografia d’autore, e impariamo a conoscere l’immaginario di Simonazzi, così come quello di Soth e degli artisti che li hanno ispirati.

Paolo Simonazzi
Paolo Simonazzi, San Zenone al Po (PV), 2020

Nella primavera del 2021 avevo domandato ad Alec Soth quale paese, durante la sua ricerca intorno Mississippi, lo aveva colto di più alla sprovvista, scontrandosi con le sue aspettative. Dovette pensarci un attimo e poi: «Il Texas, che in America è ancora visto secondo tutta una serie di stereotipi. Rappresenta quasi un paese a sé, ma in realtà è molto più interessante e complicato di uno stereotipo».
Analogamente ho voluto chiedere a Paolo Simonazzi quale fosse il luogo che più lo aveva colpito e stupito, all’interno di questo viaggio a ritroso verso la sorgente. Simonazzi risponde di aver ben in mente due luoghi: Bergantino, il paese delle giostre, e la bizzarra struttura di Borgo fiorito, nella località di Cavanella Po.
Dal primo luogo deriva la già iconica fotografia di un paese anonimo sovrastato ironicamente da una ruota panoramica. L’immagine è stata scelta come locandina per la mostra di Parma. Il secondo luogo invece rappresenta una fotografia in sospeso, lo scatto che avrebbe voluto tanto realizzare ma che rimane al momento una mera immagine mentale, la traccia di una fotografia che ancora deve esistere, o che non esiste più, riprendendo il discorso sulla copertina del libro di Soth.
Borgo fiorito è una sorta di residence costruito da un imprenditore con l’idea di farne una zona dedicata al turismo fluviale. Il progetto è però rimasto incompiuto, proprio come la fotografia mancante di Simonazzi.

Paolo Simonazzi
Paolo Simonazzi, Bergantino (RO), 2017

Tuttavia, nel contesto del libro, poco importa se un tassello viene a mancare. Il filo e il fiume, infatti, non ha la pretesa di condurre da un inizio a una fine ben precisa, vuole farci cogliere una metafora autobiografica attraverso immagini geografiche. L’autobiografia di Simonazzi si interseca con quella di Luigi Ghirri, di Alec Soth e di tutte le persone incontrate nel suo percorso.
Le persone vengono raccontate attraverso i luoghi e gli spazi che abitano, e al contempo questi scenari si animano con la presenza umana. Le immagini de Il filo e il fiume racchiudono un eco nostalgico decorato da una narrativa ironica, che possiamo ritrovare nelle scritte, nelle inquadrature, nei soggetti di sfondo. Simonazzi ci lascia in sospeso a rimuginare sulla memoria dei luoghi in divenire. Lo stesso viaggio è rimasto spezzato, interrotto dal propagarsi della pandemia, che ha costretto il fotografo ad arrestarsi sull’Oltrepò Pavese senza mai raggiungere la fonte.

In chiusura del libro l’autore ci propone un’ultima immagine carica di simboli: un portone chiuso e colorato, sovrastato da un cielo insolitamente blu. Il fiume ancora una volta non compare, ma percepiamo la sua presenza. Compare invece un’ombra, quella del fotografo, quasi a definire l’intento autobiografico con una firma. È un dichiarato tributo alla paesaggistica di Ghirri ma anche un riferimento allo stesso Alec Soth, che concluse un’edizione di Sleeping by the Mississippi proprio con un’immagine di sé colto nell’atto di fotografare.
Come scrive Francesco Zanot nell’introduzione del libro: «Simonazzi abita le sue immagini e ci invita come ospiti all’interno di queste stanze rettangolari, dove sacro e profano convivono. Sono fotografie che si percepiscono con gli occhi e con il corpo».

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