Search
Close this search box.

Danzare tra karma e mine nel Paese che non c’è. Myanmar Swing di Carla Vitantonio



Atterrare a Yangon dopo quattro anni in Corea del Nord è come viaggiare tra mondi diversi, in uno spazio dove non è la geografia a creare confini, ma la percezione di qualcosa di diverso, eppure a volte simile, da sé. Così diverso, che forse non si potrà mai capire. Come ci è finita Carla Vitantonio in Myanmar, pure questo, è un caso. L’autrice di Myanmar Swing lo dice senza infiocchettamenti: l’obiettivo era lasciarsi indietro l’inverno di Pyongyang, cambiare aria, liberarsi dal fardello di un Paese blindato dietro ai suoi misteri e alle sue etichette. 

Myanmar

Il secondo libro di Carla Vitantonio racconta questo secondo capitolo della sua vita come cooperante in Asia e lo fa con lo stesso spiccato umorismo di Pyongyang Blues. Niente più bisogno di autocensure eppure, racconta Carla, anche a Yangon ci si sente confusi. In quel Paese pronto a lanciarsi nella costellazione delle nuove democrazie, non è facile inserirsi, anche se armati dalle migliori intenzioni. Dare un contesto storico e politico a questi due anni dal 2016 al 2018 non è semplice: la Birmania è un paese travagliato da settant’anni, uno Stato dove ha sempre prevalso il potere schiacciante delle forze armate – chiamate Tatmadaw. Dal 2008, con la nascita di una nuova Costituzione sembrava finalmente giunto il compromesso democratico che aveva iniziato a maturare con le elezioni del 2015. Il primo febbraio 2021 i militari riprendono il potere con la forza, dichiarano lo stato di emergenza e ancora oggi il Paese è precipitato nel caos. È anche per questo motivo che Carla ha dovuto rivedere e ritardare alcuni passaggi del libro, che con il senno di poi sono sembrati delle profezie in divenire. I giovani, i conflitti interetnici, il buddhismo, sono solo alcuni degli elementi che emergono nei passaggi della sua memoria per raccontare quel Myanmar che ancora oggi è più un’idea che uno Stato: un luogo, appunto, dove si mescolano identità diverse e dove passato e futuro, memoria e tecnologia, si confondono con la polvere delle strade non asfaltate della periferia. 

Le pagine di Myanmar Swing sono un viaggio attraverso gli occhi della cooperante, attivista e attrice che è Carla Vitantonio. L’autrice raccoglie per strada frammenti di esperienze, gioie e dolori che dialogano con i ricordi di un passato lontano, quello dell’Italia della sua giovinezza. A Carla i vivacissimi club della comunità Lgbt birmana ricordano le uscite di nascosto come cubista a Campobasso dove «non esistevano gli omosessuali, esistevano i ricchioni» e l’unico modo per trovare riparo dai dogmi del quotidiano era una fumosa discoteca. I giovani manifestanti che vengono uccisi tra le strade di Yangon oggi ricordano le speranze di quel G8 a Genova finito nel sangue, un omaggio ai venti anni dai tragici fatti di quel fine settimana di fine luglio. L’esperienza personale diventa uno spunto di riflessione, un mix di emozioni contrastanti e chiave di lettura davanti a fatti e persone che entrano nella vita della scrittrice. C’è tanta compagnia, ma anche tanta solitudine, in quella casa dove i gatti Aldo e Trinità fanno da coinquilini silenziosi e confortanti – al contrario dei rumorosissimi corvi con il loro concerto del mattino. 

Myanmar

Il lavoro come cooperante emerge a volte con violenza in questi spazi della vita di Carla. D’altronde, lei si trova catapultata in Myanmar come direttrice della neonata sede di una Ong internazionale: c’è tanto, troppo da fare, e sempre poche risorse e troppi pochi agganci per lavorare sul campo. Il compito principale dell’organizzazione è rimuovere le mine antiuomo, laddove i conflitti tra potere centrale ed enclavi etniche coinvolgono l’utilizzo di armi pesanti. Nelle aree più marginali i conflitti prendono il tono dei combattimenti tra veri e propri eserciti, finanziati dalle abbondanti risorse del territorio – legali e non. Per questa ragione il Myanmar alla sua alba democratica era salito agli onori della cronaca: perché sembrava mostrare la volontà di aprirsi al mondo, accogliere tutti. Nel 2016 la Birmania era «l’ombelico del mondo della cooperazione» dove tutti volevano buttarsi a capofitto. Dalle riflessioni di Carla emerge un mondo dove il lavoro sul campo è spesso lontano dalla bolla dei finanziatori, quanto dalle istituzioni locali. I passaggi sulle uscite sul campo sono ricchi di testimonianze uniche, soddisfazioni ma anche tanta amarezza. La scrittrice fa emergere gli aspetti spesso sottovalutati che stanno dietro alle logiche paternalistiche e d’immagine che regolano il mondo della cooperazione internazionale allo sviluppo, quella distanza incolmabile tra decisori e soggetti delle decisioni – esseri in carne e ossa con bisogni veri, difficilmente incastrabili in una tabella Excel.

A fare da sfondo a questa passeggiata in “Merdonia” – un lasciarsi dietro l’autocensura di Rimini Nord (come chiamava la RPDC) – lunga due anni, c’è il karma. Quella forza sconosciuta, ma sempre presente, che guida la vita e gli eventi secondo i birmani. Bellissime le illustrazioni di Eugenio Nittolo, che anche in questo secondo volume ha dato un volto al bestiario caleidoscopico che può essere un Paese tanto diverso agli occhi di uno straniero. Il gioco dell’oca diventa il gioco del pavone lottatore, un richiamo all’animale simbolo del Myanmar. Il volume è, anche questa volta, curato da Ilaria Benini per il progetto Asia di Add Editore.





Photo credits
Copertina Myanmar swing – Carla Vitantonio, Add Editore



categorie
menu