24.09.2026

Biografie in amore. Da The Drama a Ultimo Tango a Parigi

Analisi di vite senza nome e senza storia che si amano

The Drama (Kristoffer Borgli, 2026) è un film che racconta la storia di Charlie (Robert Pattinson) ed Emma (Zendaya), giovane coppia la cui relazione entra in crisi pochi giorni prima del matrimonio. Charlie ad una cena con una coppia di amici scopre che Emma, quando era adolescente, aveva pianificato di attuare una sparatoria – poi non compiuta – all’interno della scuola che frequentava. È certamente un fatto spaventoso, traumatico. Charlie da quel momento inizia a vedere Emma in modo diverso: sogna che avvenga una carneficina al loro imminente matrimonio, la immagina imbracciare un fucile mentre scattano alcune foto insieme, teme che possa colpirlo mentre utilizza un coltello per tagliare della verdura. Sogni e allucinazioni si mescolano alla realtà. Le scene in cui non è chiaro se ciò che si vede sia davvero avvenuto o sia solo frutto dell’immaginazione di Charlie proliferano. Charlie – comprensibilmente – interroga Emma per cercare di scoprire le ragioni intime che l’hanno portata a pianificare una cosa così terrificante. Emma condivide tutto, racconta nei minimi dettagli la sua storia, parla fino a quando non sente il bisogno di fermarsi per la sofferenza che comporta ripercorrere il proprio passato, tentando di rispondere a tutte le domande di Charlie, sempre più incalzanti.

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The Drama, 2026

Per quanto possa risultare disturbante sapere che la persona di cui Charlie è innamorato e che sta per sposare avesse pianificato qualcosa di così grave, sussiste però un fatto innegabile: è proprio di quella persona che Charlie si è innamorato. Può suonare strano ma, in fondo, cosa cambia l’aver scoperto questo fatto? Emma non è cambiata, continua ad essere la persona che Charlie ama. Su questa affermazione è bene intendersi: è comprensibile che Charlie sia ferito e sotto shock dopo una scoperta di questo tipo ed è lecito che si interroghi sulla persona che ha davanti. Non si tratta di sorprendersi per la sua reazione o di affermare che venire a conoscenza di un fatto simile non avrebbe dovuto provocare in lui alcuna reazione. Si tratta però di interrogare la questione radicale che sta alla base del problema: di chi o di cosa ci si innamora? Ciò che mette in discussione l’amore di Charlie è la biografia di Emma. E in che modo conta la biografia di una persona in una relazione d’amore? Certamente, occorre intendere la biografia in due sensi diversi: da un lato è ciò che incide inevitabilmente su come una persona è quando si dà a conoscere (biografia come insieme delle esperienze che hanno plasmato il nostro carattere, la nostra sensibilità, la nostra psiche, il nostro corpo etc.); dall’altro lato la biografia è anche oggetto di racconto, è ciò di cui si parla, ciò che si condivide o che si sceglie di nascondere (i ricordi d’infanzia, le prime esperienze in amore, le sofferenze, le proprie vicende familiari etc.). Nel film ciò che emerge come punto di crisi della relazione è naturalmente il secondo aspetto: un fatto biografico della vita di Emma – molto precedente alla storia d’amore con Charlie – non era stato raccontato. Non potrebbe trattarsi del primo aspetto perché Emma in fondo è quella che è anche conseguentemente a quel fatto così terribile: è della Emma che ha anche pianificato di commettere quella sparatoria che Charlie si è innamorato. Charlie però non ne sapeva nulla ed esserne venuto a conoscenza ha cambiato tutto. Perché? Andando oltre il comprensibile shock, può il fatto di essere venuti a conoscenza di qualcosa che non si sapeva sul passato della persona che si ama mettere radicalmente in discussione l’amore che si prova per lei? Può avere senso la frase «ti amavo, ma ora che so questa cosa del tuo passato, non ti amo più»? L’amore può vacillare di fronte alla biografia, a quella stessa biografia che ha plasmato la persona proprio in quel preciso modo che ha fatto sì che ci innamorassimo di lei?

La reazione interrogatoria di Charlie nei confronti di Emma evoca per opposizione l’atteggiamento del personaggio di Paul (Marlon Brando) nel suo rapporto con Jeanne (Maria Schneider) in Ultimo Tango a Parigi (Bernardo Bertolucci, 1972). Paul, rimasto vedovo a causa del suicidio della moglie, incontra casualmente Jeanne nell’appartamento parigino che lei sta per prendere in affitto. Da quel momento i due, in quello stesso appartamento, iniziano ad incontrarsi. Paul però è inamovibile su una questione: non vuole condividere nulla della sua vita e non vuole sapere nulla della vita di Jeanne. Ciò di cui non vuole assolutamente parlare sono le rispettive biografie. Anche se le premesse che portano i protagonisti dei due film ad avere atteggiamenti opposti sono completamente diverse, emerge qui un punto che è indipendente da queste premesse. Charlie, una volta scoperto quel fatto del passato di Emma, vuole scoprirne le ragioni intime ed indaga a fondo la sua biografia. Paul, al contrario, non vuole sapere niente di Jeanne: la sua storia, dove abita, da dove viene, quali persone conosce. Soprattutto, non vuole che emergano nomi, né il suo né quello di Jeanne, alla quale dice: «Non abbiamo bisogno di nomi qui dentro. […] Dimenticheremo tutto ciò che sappiamo, tutto: cose, persone, gli altri, tutto ciò che siamo stati, gli amici, la casa». L’appartamento diventa il luogo dove «dimenticare ogni cosa», ogni fatto biografico, ogni passato personale, ogni conoscenza. Solo così per Paul può continuare ad avvenire l’incontro d’amore con Jeanne.

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Ultimo Tango a Parigi, 1972

Una qualche luce su quali implicazioni abbiano queste due posizioni all’interno del rapporto d’amore è gettata dal finale di entrambi i film. Charlie, nella notte dopo la catastrofica giornata del matrimonio in cui è accaduto di tutto, si reca in un fast food, emotivamente distrutto, con l’abito malconcio ed il volto insanguinato per un pugno preso durante quelli che avrebbero dovuto essere i festeggiamenti. Dopo poco arriva Emma, che gli chiede se può sedersi al suo tavolo, come se non lo conoscesse. Charlie scoppia in un pianto di disperazione ma Emma non cede alla tentazione di consolarlo, in quanto questo significherebbe dare continuità a quanto è accaduto al matrimonio, che non è stato altro che la disastrosa conseguenza ultima della rivelazione del suo passato. Vorrebbe dire dare continuità alla biografia. Emma si presenta, chiede a Charlie come si chiama e Charlie, all’inizio sorpreso, sceglie di stare al gioco, presentandosi a sua volta. Forse però non si tratta affatto di un gioco ma di una vero e proprio nuovo inizio, di un «secondo» primo incontro, che fa tabula rasa di ogni biografia ed apre finalmente lo spazio d’amore. Charlie, che voleva sapere tutto, sceglie di non sapere più nulla ed accetta di iniziare a scrivere in un modo diverso il suo amore con Emma. È il contrario di ciò che avviene in Ultimo Tango a Parigi, dove Paul alla fine sceglie di raccontare la sua vita a Jeanne ed è a partire da quel momento in cui tutto va a rotoli e il loro amore finisce tragicamente. Dopo aver ballato quello che sarà il loro ultimo tango, Paul insegue Jeanne fino a casa, le chiede come si chiama e Jeanne, nel medesimo istante in cui rivela il suo nome, lo uccide con un colpo di pistola. Il suono della voce che pronuncia il nome e il rumore dello sparo sono contemporanei. Nel momento esatto in cui viene espresso il nome la loro storia d’amore – che non può avere nomi – termina definitivamente. Paul, cedendo alla biografia, va verso il primo Charlie, e la sua storia d’amore finisce; Charlie, mettendo da parte la biografia, va verso il primo Paul. Le due situazioni si rovesciano e dove una storia poteva iniziare, essa finisce, mentre dove una storia stava per finire, essa ha occasione di ricominciare.

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La biografia è il nostro passato, la nostra storia. Ma quando accade che ci innamoriamo di qualcuno, ciò avviene sempre nei confronti della persona che abbiamo di fronte, per come è nel tempo presente in cui la viviamo. Gli amori dei protagonisti di entrambi i film, in modi diversi, sono la testimonianza di vite senza nome e senza storia che si amano. Ma chi o che cosa amano? Cosa resta di noi se ignoriamo la nostra storia e dimentichiamo il nostro nome? Rimane ciò che noi siamo in ogni momento presente della nostra vita che, pur dipendendo inevitabilmente dalla nostra storia, non si riduce mai ad essa.
Tra noi e la nostra storia c’è sempre uno scarto ed è questo scarto che amiamo dell’altra persona. Uno dei modi in cui Jacques Lacan definisce l’atto di amare è «dare ciò che non si ha». In effetti, della nostra biografia possiamo fare una narrazione, che possiamo scegliere di donare all’altro. Ciò che invece sfugge sempre e che non possiamo raccontare è chi siamo in ogni momento presente della nostra vita. Questo è ciò che in amore possiamo dare senza mai propriamente avere, il punto inafferrabile e non biografico di ogni biografia. Rispetto a questo punto, il racconto arriva, da un lato, sempre troppo in anticipo – in quanto il momento presente di chi siamo non è ancora arrivato – e, dall’altro lato, troppo in ritardo – perché chi siamo nel momento presente è già sfuggito, è già diventato la nostra storia, il nostro passato. In questo rapporto tra l’amore e il tempo presente della nostra vita riecheggiano i versi iniziali della poesia Il pianto della scavatrice di Pier Paolo Pasolini: «Solo l’amare, solo il conoscere / conta, non l’aver amato, / non l’aver conosciuto». Amare, forse, è un verbo che si può coniugare solo al tempo presente.

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