13.12.2025

Dedicato a Anna Toscano. Un coro di voci e parole

Limina ricorda con affetto la scrittrice e poeta attraverso i pensieri e le memorie di chi l’ha conosciuta

Anna Toscano ha saputo creare ponti attraverso le parole, ne ha fatto un tratto d’unione, metafora visibile e tenace di “amore e amicizia”. Lei che con le parole viveva e attraverso le parole ha stretto alleanze durature. Le sue analisi critiche erano sempre puntuali, attente, meticolose, tanto quanto le sue poesie erano impalpabili, astratte, eppure saldamente ancorate alla meraviglia effimera di ogni istante. Per Limina ha scritto di Anne Carson, Patti Smith, Grace Paley, tutte donne rivoluzionarie e in anticipo sul proprio tempo, che lei ci ha restituito attraverso «colpi di fulmine, silenziosi e fatali». Anna Toscano sapeva dialogare con la morte, perché ne aveva intuito la sostanza spirituale, e nutriva da sempre un profondo debito di gratitudine nei confronti delle «antenate»: quel coro di voci femminili ancestrali che lei ha sempre mantenuto vive, come se le parlassero sussurrando dalla stanza accanto. Tra le sue opere ricordiamo l’antologia in due volumi Chiamami col mio nome. Antologia poetica di donne edita da La Vita Felice, Il calendario non mi segue. Goliarda Sapienza, Con amore e con amicizia. Lisetta Carmi, entrambi pubblicati da Mondadori Electa, e le raccolte di poesie Al buffet con la morte, Doso la polvere, Una telefonata di mattina e l’ultima Cartografie (Samuele Editore, 2024), che ci restituiscono intatto il suo sguardo acuto e sensibile, capace di cogliere le cose visibili e invisibili.  Legata alla sua città d’elezione, Venezia, le aveva dedicato una guida singolare 111 luoghi di Venezia che devi proprio scoprire, scritta insieme al marito Gianni Montieri – che abbracciamo con tutto il nostro affetto. 

La redazione di Limina propone un coro di voci e parole dedicate ad Anna, perché è proprio nella scrittura che lei tanto amava che continua a vivere e a essere presente. Raccogliere questi pensieri è stato come tessere le trame di un canto intorno alla sua figura. Le parole per Anna Toscano sono state magia e queste voci tentano di restituirgliele, compiendo il sortilegio che solo la scrittura può fare. 

Anna Toscano fotografata da Gianni Montieri

«Anna appariva. Ogni tanto da sola, ma quasi sempre con Gianni, aggiungo “quasi” solo perché si deve aggiungere, perché non si sa mai, ma in realtà Anna era con Gianni anche le pochissime volte in cui devo averla vista senza. Li ho conosciuti assieme e assieme li pensavo, disgiungendoli solo quando leggevo le poesie dell’uno e dell’altra. A una raccolta di Anna ho scritto la prefazione, nel 2018, si chiama Al buffet con la morte e a leggerla adesso non riuscirei, so che erano belle, bellissime, e avevo cercato di scriverlo ai lettori scegliendo con cura le parole. Sulla pagina e anche nella realtà Anna dunque appariva, sul fondo della stanza di una presentazione di libri, nel corridoio di una fiera. Lunare e notturna, con quella sua riconoscibilissima voce, le frasi che diceva sembravano poesia musicata, anche se era solo: buongiorno, come stai? Era naturale che si fosse innamorata di un altro poeta. Un paio di volte abbiamo riso su come ci eravamo conosciute in modo sfalsato: le avevo mandato un messaggio perché mi era piaciuta una antologia che aveva curato, e lei non mi aveva mai risposto. Io me n’ero dimenticata. Anni dopo, era stata lei a cercarmi e in quel vecchio sistema di messaggistica aveva trovato le mie parole che in realtà non aveva mai letto. Per anni eravamo rimaste dunque incastrate nel tempo, e così torniamo a essere ora in una distanza di cui devo ancora prendere le misure. Leggetela. Leggete tutte le poesie di Anna Toscano. Non solo perché era brava e una persona splendida. Ma perché sapeva le magie, e credetemi: leggetela e apparirà». 
Nadia Terranova


«Oggi girando per Sofia in Bulgaria ho visto una donna dal caschetto nero attraversare la strada e ho pensato: “Anna”. E poi la donna ha girato l’angolo ed è sparita, ma il ricordo di Anna no. Ci siamo conosciute grazie alla SIL la società italiana delle letterate. Si era unita alla Società perché voleva fare progetti con altre donne, fare comunità. Aveva infatti la capacità di entrare in contatto con le altre donne e diventare subito fattiva, operativa e progettuale. Diceva “facciamo questo”, “ci vediamo qui”, “ci pensiamo” sempre con questo plurale inclusivo. Metteva a disposizione le sue doti e fantasie, le sue fotografie, le sue poesie e il pensiero critico. “Se non siamo qui per fare qualcosa assieme, che ci stiamo a fare?”. Aveva una grande cura, ricordo un suo anello fatto da un bottone azzurro che mi regalò a Ivrea, ricordo come si era preoccupata quando dovevo prendere un treno da sola e come si sentiva sollevata a sapermi al sicuro. Un giorno, di qualche anno fa, quando le raccontai i miei drammi sentimentali di allora, lei mi disse “non è mai tardi, guarda me e Gianni” e a me parve davvero impossibile essere negli anni come loro due, anime affini e creative che camminano fianco a fianco. Dove c’era Anna c’era Gianni e viceversa, morbidi, sorridenti, viaggiatori accaniti, poeti sodali. A pensarci bene infatti, quella donna in Bulgaria non poteva proprio essere lei: non c’era Gianni al suo fianco nell’imprevedibile e fiero cammino».
Giulia Caminito


«Questa poesia tanto onesta, così semplice, lieve e densa, questa poesia che non dispensa consigli né precetti, ma è come un lungo pomeriggio di domenica, quando può accadere di tutto – o in ore minori schiuse tra silenzio e meraviglia, le quattro le cinque del mattino, quand’anche può accadere di tutto. Questa poesia che ci parla dentro, rimestando la polvere dei suoi/dei nostri ricordi. Questa poesia di oggetti e di creature, donne bambini cani e future ombre di città passate, chissà quante volte traversate; questa poesia che si offre disarmata e fortissima, che parla della vita-vita senza infingimenti, che si fa voce che sussurra, come se già la conoscessimo, la voce di Anna Toscano, come se in culla ci avesse cantato ninnenanne al passo d’infanzia, di giovinezza, di vecchiaia tutto insieme. Questa poesia che non teme sgomenti – un ragionare che non teme resa -, presente in chi legge come l’acqua sotto Venezia. Genealogia portentosa, solidissima, discreta: Dickinson, ma balzando di parecchio in avanti alla nostra contemporaneità anche Cascella (lei pure Anna in battesimo), Tarozzi Bianca, Carpi Anna Maria – in rigoroso cognome anteposto, come gli appelli in classe di una volta. Questa poeta che risponderà ancora ‘presente’ per ogni sua poesia che continueremo a leggere, Anna Toscano che tanto amavi le donne che scrivono e ne hai difeso arte e memoria, Anna che pensarti mette allegria e dolcezza (ho visto le tue braccia di affetto e protezione chiudere in abbracci più di un’amica comune), perché fa sentire sicuri chi riesce a toccare il cuore con parole che sono gesti e gesti che sono simboli. Questa poesia che è “la grazia prima dello spavento”. Ma anche dopo, anche dopo». 
Giorgio Ghiotti


«Io non ti conoscevo davvero
Ma i tuoi occhi, i tuoi occhiali
Mi hanno scrutata in fondo, mi hanno voluta bene.
Le hai messe (anche per noi) tra parentesi le pene
E hai dato ali agli altri, alle parole ancora, ancora…
Per rendere ogni attimo qui, ora.

Che penso e mi sgomento che chi muore
Ha visto in faccia il volto dell’amore
L’ha speso, l’ha nutrito, ha fatto i voli,
Ha creduto di più di tutti i soli
E la rabbia il dolore l’ingiustizia
Ce li trasforma lì
Nella possibilità della carezza
Anche se non capiamo
Disperati il tuo sparire 
Il furto orrendo del tuo sguardo che infiamma
Ci brucerai per sempre il cuore,
Anna

Grazie Anna Toscano della tua vita generosa, meravigliosa».
Federica Fracassi


«Anna, tu non scrivevi poesia, tu la poesia la incarnavi. Mi hai inseguita attraverso le parole e quando ti ho conosciuta ho pensato: ecco una vera Poeta. Di te rimane lo sguardo, acuto, che sapeva staccare le cose dallo sfondo, cogliere i particolari, i dettagli minimi, che nessun altro vedeva, ma tu sì – scattavi fotografie invisibili con quegli occhi. Anche con le persone valeva lo stesso: riuscivi a scorgere l’unicità di ciascuno e a portarla in primo piano, rendendola così preziosa. Ed era una cosa che si avvertiva standoti accanto, una sensazione rara. Avvolgevi gli altri con la tua “luminosità” e rendevi ogni persona un essere speciale – e il bene torna sempre indietro, oggi sono in tanti a riflettere quella luce. “Perché non vieni a Venezia?” mi avevi chiesto al nostro primo incontro. Ho sempre pensato che ci sarebbe stato tempo, ignoravo ne restasse così poco. Avrei tanto voluto camminare per Venezia con te, Gianni e le canette, ascoltarti ancora e vedere ogni cosa attraverso i tuoi occhi. Per me sarai sempre a Venezia, la città ideale che avevi scelto e catturato in ogni dettaglio in tutte le tue fotografie. Di te rimane la voce: alata, la sola voce che potesse interpretare la poesia e darle un senso. Scrivevi ancora a mano biglietti agli amici – ne conservo uno con la tua firma, il nome in corsivo, tondo tondo, con quella A iniziale che ci accomuna, come vorrei assomigliarti almeno un poco, affrontare la vita con la tua stessa grinta e sensibilità. Sono le parole che restano dopotutto, continui a vivere nella scrittura che è sempre in divenire, voglio sperare che ci hai lasciato ancora tante parole nascoste in un baule che deve solo essere aperto. Ora non riesco a pensare a te senza accostarti alla tua amata Goliarda Sapienza, che un paio di anni fa mi hai fatto conoscere, come se fosse un’amica; la tua passione la restituiva con un’intensità piena, vitale. Solo adesso capisco quanto di te ci fosse in lei. “Non lo dite forte la parola tradisce – non lo dite forte, ma pensate dentro di voi: è morta perché ha vissuto” . Proprio così. Sono felice perché hai vissuto e la tua vita ne ha contenute molte altre. 
Cara Anna, grazie.
Sei stata luce, sei Poesia».  
Alice Figini


«Anna Toscano, Poeta. Sopra tutto e prima di tutto. Singolare femminile. Anna di parole, libere, negli spazi profumati dell’eternità come nelle pagine, sui foglietti, sugli schermi e nell’aria insieme alla tua voce esatta come il guizzo della mente e della penna. Anna alfabeto, lingua nuova, Anna ponte. Verso le tue amate maestre e compagne di viaggio, riunite con l’ordine anarchico delle urgenze del cuore. Quante porte hai dischiuso, Anna. E non più oltre la soglia ma sedute accanto, portavi Lisetta, Goliarda e le altre, quelle a cui si é tolto persino il nome. E – come ci si fida di un’amica che, con naturalezza, allarga il cerchio degli affetti –  con la responsabilità di non far calare nuovo silenzio, ce le metti vicine, illuminate dalla luce del tuo sapere profondissimo e mai altezzoso, dalla tua grazia elegante e lucidissima. Ce le rendevi amiche, tutte. Persino lei, la morte, presenza garbata nei tuoi versi, dai gesti affettuosi come una madre, una nonna, che adesso mi piace pensare averti sollevato, di nuovo bambina ma con la saggezza che hai infuso al mondo. Per cominciare tutto, di nuovo “diversamente”. Anna mappa, o meglio, cartografia. Del mondo e di noi, che ti ascoltiamo, ti leggiamo e ti cerchiamo adesso e sempre, tra i versi e tra le calli. Anna sguardo. Quello fissato nelle tue foto, sempre altro, sempre oltre, in un taglio di luce solo tuo, dove gli occhi degli altri non arrivano, non scoprono. Ma innanzitutto, il tuo sguardo, Anna. Dietro gli occhiali tondi che ti precedevano come un’annunciazione. Lo sguardo che mi trovava sempre per prima. Dal fondo di una sala, di una strada, di una sorpresa. Che mi faceva sentire vista. Che ride. Anna corpo, libera e bellissima, bellissima proprio perché libera. Anna orecchio sempre in ascolto. Che ti fa esistere perché esisti per lei. Perché – per quanto breve – non eri, mai, di passaggio, mai un incidente. Sei, con lei. Anna mani che volteggiano in tutti i miei ricordi, Anna spalla a cui appoggiare sempre un sorriso e una guancia. Come facciamo, Anna, adesso, senza la tua spalla? Anna abbraccio. Dentro cui sapevi di essere a casa, perché ci si stava dentro tutte intere. Annaegianni, che per me sono sempre stati una parola sola senza che nessuna delle due parti dell’uno ne perdesse qualcosa. Anna che ti chiedeva sempre per prima quello per cui non c’è misura: “ma tu, TU, come stai?” E a cui  non ho detto abbastanza spesso “ti voglio bene”. Continuerò a cercarti ovunque, per provare a rimediare, a ripeterlo in ognuna delle forme che mi hai regalato. Che non resti silenzio, neanche per te. E con quale nome chiamarti? Col tuo, che li contiene tutti. Con amore e con amicizia. E – visto che mi hai insegnato a non averne paura, adesso che, più che mai, il calendario non ti segue, lascia che impari a conversarci come facevi tu, e lo dica anche a lei, come farebbe Shakespeare: adesso, morte, puoi ben vantarti: hai in tuo possesso una ragazza senza pari. Ma tu Anna, rimani». 
Chiara Palumbo


«Anna Toscano, poeta libera e coraggiosa che usava le parole per creare linguaggi nuovi, valicare le frontiere, aprire nuove porte. Una mano tesa verso il lettore, l’altra verso le autrici, guide lucenti, e le loro scie da seguire per spingersi verso un pensiero affollato di domande e di promesse d’amore gridate al mondo. Goliarda e la sua ribellione indomabile, Ágota e le orme che lasciano il segno tra assaggio terreno e sospensione cristallizzata in attesa. Ce le rendevi così vicine, sorelle di sentire, maestre di intenti. Quando ti si incontrava, Anna, tra le parole, in foto, in video, dal vivo ci si sentiva infinitamente grate,  toccate dalla fortuna di poter accarezzare la tua leggiadra spensieratezza di eterna ragazzina curiosa, dallo sguardo vispo e attento, alla costante ricerca dei tesori che il mondo offre, anche nel quotidiano, anche nell’inesplorato.  Elegantissima nella tua sobrietà, danzante oltre il tempo, lo spazio e le etichette. Anna, ora sei libera, eterna, scolpita dietro qualche angolo misterioso, fluttuante sul mare più calmo, nascosta tra le pieghe di un istante buffo mosso dal vento dell’ilarità. Grazie per essere stata, per essere una voce nel mio orecchio, una poesia nella mia mente, una dimostrazione di fiducia nel mio cuore».
Benedetta Pallavidino 


In copertina: Anna Toscano, fotografia di Grazia Fiore

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