Tra micce e occasioni, le poete di Anna Toscano

La poesia apre mondi: realtà che sfiora, infrange, invade e penetra. Sentimenti che crescono e mutano, scalpitano finché non prendono forma attraverso l’accostamento delle parole che li rendono universali, capaci di immortalare un percepire comune. La poesia si dice che sia per pochi, per una non ben identificata élite intellettuale che se la canta e se la suona. Errato, la poesia è per chi sa cogliere il valore di un istante, il brivido quasi impercettibile che ti attraversa la schiena quando, imprevedibilmente vieni attratto da lettere evocative disposte in versi. La poesia è folgorazione, e proprio da essa prende origine e si infiamma l’operazione di Anna Toscano che con Chiamami col mio nome vol II, edito da La vita felice, torna a riunire le voci poetiche che l’hanno emozionata. Un lavoro tutto in divenire, frutto di micce che si accendono all’improvviso: una ricerca imprevista, dove lo sguardo è sensibile ai colpi di fulmine, silenziosi  e fatali, eppure mai programmati. Donne, scrittrici, poete che Toscano incontra, vive, ama e poi condivide con chi, come lei, desidera dare – e ridare – valore alle parole. Non ci sono classifiche, ordini alfabetici, etichette, solo cinquanta poete che hanno saputo riempire vuoti e sfumare i colori intensi del tempo, della Storia e della vita. La curatrice propone un singolo testo per ognuna – quello empaticamente più significativo – a cui fa seguire una breve esegesi che trabocca di significati e riferimenti tanto biografici quanto culturali. Ogni poeta dell’antologia viene ritratta con eleganza minimale attraverso le luci e le ombre della sua produzione, del suo pensiero e del suo vissuto, senza fronzoli aggiuntivi che possano inquinare la purezza dell’autenticità autoriale. Una carrellata di nomi che, seguiti da una simbolica e libera evocazione tematica, accendono le micce della curiosità e fanno da ponte tra conoscenze sospinte verso nuovi orizzonti. Non vi è un ordine di lettura, piuttosto un percorso dettato dal cuore, unica vera bussola dei sentimenti che individua e avvicina affinità elettive e letterarie. Addentrandosi in un giardino delle delizie sensoriali, incantato ed incantatore, si incontrano voci eroiche, sommesse, visionarie, irrequiete, impavide, che cantano le loro melodie spesso venute da lontano e per abbracciare il presente: Anne Carson con un melologo che fonde fantastico e reale fa coincidere le spoglie di Ermione, la figlia di Elena e Menelao, e di Marilyn richiamando ad una riflessione che attinge dal mito e dal destino di Troia per creare un immaginario filo rosso che lo congiunga al presente di Norma Jeane. Donne in guerra, in balia di chi si appaga delle loro battaglie personali e le fomenta per godersi lo spettacolo gratuito di sogni e desideri che bruciano, di ferite che, una volta finito di sanguinare potranno anche sprigionare luce. Edith Bruck, che della sua esperienza fa memoria per ricordare agli altri e imporre a se stessa di non dimenticare, I ricordi, i resti, vividi e marchiati delle atrocità, cullati e trattenuti, protetti in una pancia-casa dove chiunque torna a vivere, conservandosi per donare testimonianza presente a chi ignora, non conosce, elude, minimizza. Avvolgente e cara, come la più amorevoli delle madri, trasmette calore, vita, amore, traendolo con garbo ed eleganza da un passato insepolto, eternamente vivo. Sujata Bhatt e le sue radici mai tradite, nonostante l’errare furibondo che non dà tregua. Una poesia che guarda alla verità del presente, alle migranti che lasciano la loro identità di bambine per diventare donne, anche deplorevoli, donne che faticano a ritrovare loro stesse, donne a cui, forse, solo la sacralità della parola – arma poetica – può lenire, temporaneamente, le ferite. Una lingua vera, affilata, crudele che dà voce alla verità, che non si volta dall’altra parte e con immensa dignità propone orrori e miserie. Le gemme non ancora sbocciate di Margherita Guidacci, poeta dell’esistenza, frenata, interrotta, non maturata, lasciata a metà per una futura continuazione o sospesa in un tempo eclissato. Esteta delle piccole cose, della quotidianità e del dissacrante che livella reale e metafisico fino a renderli fattori primari e determinanti dell’esperienza. Una manciata di autrici, rimaste incagliate più di altre al mio sentire, per abbozzare solo i tratti sommari delle rarità che emergono da questo “pozzo di occasioni” – così Toscano stessa definisce la sua antologia – che non ha alcuna intenzione di esaurirsi, ma al contrario è pronto ad evolvere a diventare contenitore di visioni, di ragionamenti, di approcci al mondo. Chiamami col mio nome diventa, così, un’opportunità per affiancarsi ad anime affini, per riconoscerle, per scoprirle, per identificarle, chiamarle per nome ed indossare la loro poetica tanto da renderla balsamo per la nostra mente. In copertina: William Worchester Churchill ShareEmail