23.07.2025

Pornografia di Witold Gombrowicz. I corpi come vettori di realtà

Nella voragine del porno, vuoto esercizio di potere, il grande autore polacco racconta la perdita di ogni legame

«E lì, nell’infinito, mettevamo in scena quelle strane manovre con noi e tra noi, come una scimmia che facesse le boccacce nel vuoto. Era un curioso modo di irritarci, là, nella galassia, una provocazione umana nelle tenebre, un gesticolare strampalato nell’abisso, una serie di smorfie nelle sconfinate distese astrali. E a questo affondare nello spazio corrispondeva un tremendo potenziarsi della concretezza».

Il primo problema che si presenta al lettore di Pornografia di Witold Gombrowicz, di solito, è quello di dare un senso a questo titolo così provocatorio e allo stesso tempo apparentemente ingannevole. Chi si apprestasse alla sua lettura con l’obiettivo di trovarci della sessualità esplicita ne rimarrebbe deluso, anche se il sesso c’è, e l’erotismo pure, ma non come viene comunemente inteso. Uscito nel 1960 e subito passato al vaglio della censura, il secondo problema riguarda il fatto che questo romanzo dà voce a una serie di contrapposizioni a cui il lettore è chiamato con difficoltà a dare ordine, estraendo un significato dalle vicende simboliche che lo compongono (o come risolvendo l’incognita di un’equazione i cui coefficienti sono i vari personaggi). L’atmosfera nevrotica e artificiosa che pervade il romanzo non si lascia domare e attira invece dentro di sé come un vortice, respingendo qualsiasi appiattimento su un’interpretazione univoca. Da questo deriva direttamente il terzo problema, forse più personale ma ugualmente vertiginoso: leggendo Pornografia, si finisce per pensare come i protagonisti del libro, Witold e Federico, iniziando a filtrare il mondo attraverso i loro occhi. E questa analisi ne sarà forse la dimostrazione.

Gombrowicz

Ma perché Pornografia è un libro che vale la pena di essere letto ancora oggi? Cosa pulsa dentro le sue pagine che ancora conserva, sessant’anni dopo, tutta la sua forza provocatoria e dirompente? Partire dal titolo come chiave della nostra analisi ci aiuterà forse a chiarire alcuni punti di questo romanzo, così abissale proprio perché inafferrabile. E dunque, perché pornografia? Lasciamo da parte l’accezione comune di ‘pornografico’ e prendiamo in prestito la definizione alternativa che ne diede Carmelo Bene in contrapposizione all’Eros. Se l’erotismo è la volontà del desiderio nella pienezza del significato, il porno è lo svuotamento di questa volontà, l’abbandono ai significanti dove «i corpi se ne stanno come cose, oggettità pietrificata ma presente alla mente come un altrove (…) le posture e i gesti somigliano a smorfie involontarie, come evocate da una meccanica automatica, come se qualsivoglia occasione porno fosse spiata da un occhio estraneo, intestimoniabile». Ecco allora che il pornografico ha che fare con quattro aspetti fondamentali: il corpo e lo sguardo, e su un livello appena secondario il vuoto (di senso, si ripensi alla «scimmia che fa le boccacce nel vuoto» della citazione iniziale, ma anche la morte) e l’abbandono.

La storia è quella di due uomini, Witold e Federico, che morbosamente affascinati dalla gioventù, si cimentano nella tentativo di controllarla cercando di far innamorare la giovane Enrichetta dell’amico d’infanzia Carlo a discapito del fidanzato ben più maturo, Venceslao, che verrà ucciso nel finale in un equivoco dalle sfumature premeditate. Il nucleo centrale del romanzo sta tutto qui. A complicare le cose, in effetti, è il fatto che queste vicende sono filtrate attraverso il personaggio di Witold, omonimo dell’autore, che insieme a Federico soffre di una sorta di deformazione dello sguardo per cui ogni cosa che osserva diventa il pretesto per qualcosa di pornografico, e ne intravede i collegamenti ovunque, anche laddove (forse) non sarebbe lecito supporli. La tensione tra ciò che è reale e ciò che è mera proiezione passa però continuamente in secondo piano perché la ‘grandezza’ di Federico (e solo per riflesso di Witold), il quale non può fare a meno di avvertire un’affinità potenziale insita nei corpi dei giovani Enrichetta e Carlo, sta proprio nel piegare la realtà al suo volere. Ne deriva una lente deformante in cui la realtà si mischia all’impressione, generando una congiuntura in cui l’Immaginario si impone sullo stesso piano del Reale, e solo tramite di essa i fatti riescono a diventare davvero tali. Più volte nel romanzo questa dinamica assume l’aspetto di un ‘gioco’ e la realtà diventa un divertissement a disposizione della volontà, un animale indifeso da ‘violare’, e la dimensione del potere si esprime nella capacità di violentarla. Witold e Federico si contrappongono, si completano. I due hanno un rapporto ambiguo, forse imperniato su un’omosessualità latente che gli impedisce di esprimere adeguatamente la propria attrazione reciproca. Come esprimere dunque questa sessualità repressa? Proiettando la loro potenzialità erotica su due giovani della provincia polacca, Enrichetta e Carlo, i cui corpi (le personalità o le reciproche volontà non contano) sembrano subito ai due signori intrisi di un’attrazione evidente che deve soltanto essere alimentata.

Nel romanzo La nausea di Sartre, il protagonista Roquentin rimane folgorato dalla fisicità di una radice in un parco pubblico. In maniera simile, la stessa ossessione per i corpi e lo stesso senso di repulsione-attrazione per questa corporeità ineliminabile è presente in Pornografia anche da un punto di vista stilistico, in una sorta di linguaggio materico che rende tutto invadente nel descrivere la fisicità delle cose. Anche le nevrotiche elucubrazioni sulle modalità con cui i giovani potrebbero unirsi fisicamente sono sempre ancorate alla brutalità del corpo, al suo essere di troppo e, in qualche modo, alle evidenti necessità che porta costantemente con sé. I corpi hanno delle potenzialità loro proprie, inscritte al loro interno, ed in questa maniera spostano inconsciamente la direzione della realtà. I corpi gridano uno scandalo, e quelli di Enrichetta e Carlo (nella visione di Federico in cui viene coinvolto anche Witold) gridano alla necessità di unirsi eroticamente, anche se loro non lo sanno. Pornografica è dunque questa esposizione dei corpi nell’abbandono alle loro necessità, marionette in balia dei significanti di volta in volta organizzati da Federico. Sia Federico che Witold si convincono di dover realizzare questa potenzialità, e si sostengono l’un l’altro anche per garantirsi reciprocamente di non essere pazzi. I due uomini si utilizzano per dare consistenza esistenziale al loro piano, in quanto senza testimoni della nostra volontà, i suoi esiti non esisterebbero. Witold più che un complice, sembra spesso un ulteriore elemento del ‘gioco’ di Federico, il quale ha bisogno di Witold per confermare il suo potere sulla realtà, ed è per questo che lo coinvolge anche quando potrebbe benissimo fare da solo, e Witold si lascia guidare da Federico nell’esplorazione erotica di questa esperienza.

Gombrowicz

Lo sguardo è l’altro grande polo in grado di scatenare il porno. Come ben sottolineato da Francesco Cataluccio nel suo commento al romanzo, se «Pornografia è guardare qualcosa (…) che non si dovrebbe vedere», per creare il Porno è necessario che ci sia un corpo ma anche qualcuno che lo guarda, che sia testimone del suo abbandono, altrimenti si otterrebbe solamente uno spettacolo senza pubblico, e allo stesso tempo perché ci sia l’abbandono di un corpo c’è anche bisogno di qualcuno che lo diriga. È quello che Federico si impegna a fare nel corso del romanzo, organizzando continuamente occasioni e contesti in cui i corpi di Enrichetta e Carlo possano esprimere le loro necessità, coinvolgendoli insieme nello schiacciamento di un verme, oppure organizzando un quadretto immobile a cui deve rigorosamente, perché funzioni, assistere anche il fidanzato di ufficiale di Enrichetta, Venceslao. Quest’ultimo tra l’altro, en passant, noterà in un dialogo con Witold che a disturbarlo era stata proprio l’artificiosità del quadretto, quella loro costruita attrazione, tanto che un erotismo invece più naturale e autentico che avrebbe chiarito definitivamente il tradimento (insomma, non pornografico), lo avrebbe fatto soffrire meno. Enrichetta e Carlo sembrano a tratti consapevoli di questo ‘gioco’, a tratti no. La loro tacita compiacenza a lasciarsi manipolare e ad eseguire gli ordini che gli vengono impartiti sembra indicare una (magari inconscia) volontà di sottomissione alla maturità di Federico e Witold, e tramite a loro guida possono forse ottenere proprio quell’unione gridata dalla necessità dei loro corpi. Ma perché Enrichetta e Carlo non esprimono il loro desiderio, fidanzandosi e basta? Qual è insomma la necessità di passare dalla sottomissione di Federico e Witold? Malgrado entrambi siano corporalmente attratti l’uno dall’altra, eppure la loro giovinezza gli impedisce di portare a galla questo sentimento. Esprimerlo vorrebbe dire in qualche modo negarlo, eliminarne la voluttà del peccato perseguibile tramite il tradimento ai danni di Venceslao, e dunque un godimento recondito e più profondo: quello del pornografico. Fidanzarsi vorrebbe dire entrare nell’eros, nella consumo della routine dei tanti significati quotidiani, della famiglia e del sesso, nella piattezza della realtà e della specie. Loro non si desiderano, e per questo sono invece nel Porno: vogliono in realtà cedere segretamente al ‘gioco’ di Federico e Witold, dove possono unirsi distanti dall’Eros. Delegando la loro volontà passionale, il gioco dell’attrazione diventa estremo proprio quando si affidano alle mani di Federico, facendo entrare anche degli spettatori in questo atto che, come ormai sappiamo, non è mai tale se non è riconosciuto, osservato, testimoniato.

Gombrowicz
Grete Stern
Dream No. 26: The Eternal Eye

Il ‘gioco’ di Federico e Witold porta dunque Carlo ed Enrichetta a unirsi nel peccato e nella morte, perché accedere alla loro bellezza diventa così possibile: «Nella virtù quei due ci erano preclusi, impenetrabili. Ma nel peccato erano nostri». L’abbandono e il vuoto, caratteristiche specifiche del pornografico, disarticolano l’Eros e la sua macchina desiderante. L’unione suprema avviene al termine del romanzo, quando i due maturi signori decidono di far compiere ai giovani in complicità l’omicidio di Semian, anziano capo delle forze armate polacche la cui volontà di uscire dall’esercito ne ‘obbliga’ l’esecuzione. Carlo non batte ciglio alla proposta di ‘impersonare’ l’omicida di Semian, e così anche Enrichetta che si lascia convincere con facilità a prenderne parte. Per un equivoco imprevisto però, a morire per mano dei giovani sarà invece Venceslao, in uno scambio di personalità che fa sorgere in Witold un’ipotesi scandalosa: forse Venceslao ha cercato proprio di farsi uccidere dai giovani, sostituendosi a Semian nella sua stanza. La forza dirompente di questa idea lascia Witold sconvolto, non tanto perché la creda impossibile, ma al contrario perché gli sembra tutto fin troppo perfetto, «troppo aggiustato su misura! Non so come spiegare (…) tutto per farsi uccidere da quei due». Nella logica alchemica dei rapporti che guida le pagine di Pornografia, l’ipotesi non è del tutto assurda. Venceslao era stato estromesso dal rapporto pornografico tra Carlo e Enrichetta, e come tale si sentiva escluso dalla loro equazione. Come recuperare il legame con Enrichetta che le era stata portata via? Facendosi violare dalla loro giovinezza. Così come i due giovani si sono abbandonati alla guida della maturità che li ha violati per poter così accedere al vuoto pornografico e al suo abbandono, Venceslao si fa violare dalla giovinezza, si fa travolgere dalla carica sessuale di Carlo e Enrichetta, riacquisendo di diritto un posto sul palcoscenico della loro attrazione. Ma è tutto vero? È proprio andata così? Anche questa morte pornografica rimane sospesa tra il Reale e l’Immaginario di Witold e Federico, in un’evanescenza terribile e sconcertante. Carlo e Enrichetta mettono in scena l’oscenità del desiderio, il Soggetto si fonde appunto con l’Oggetto, sacrificando l’Eros e l’Io, e questo “dimenarsi” inconsapevole della giovane coppia diventa un campo magnetico perché rappresenta ciò che va oltre la volontà, e in questo senso attira a sé tutto il resto. Pornografico è allora anche ciò che sta lontano dalla consapevolezza, e a differenza del desiderio non può essere dominato o controllato.

Gombrowicz
Hans Bellmer
La poupée (The Doll), 1935

L’abissalità di Pornografia sta proprio in questa ambiguità, in questo doppio fondo illusorio che da un lato sembra portare tutto in superficie, e dall’altro sembra proiettare continuamente la possibilità di percorrere strade più profonde, come due specchi uno di fronte all’altro che si rimandano continuamente la stessa immagine. Il ‘gioco’ di Federico è però perverso, scandaloso, e ad un certo momento Witold lo avverte con chiarezza. Pur non riuscendo a trovare il coraggio di uscirne, per un attimo intravede una possibilità di evasione. Durante un dialogo tra Venceslao e Witold, in cui il primo esprime il suo disagio dopo aver assistito al quadretto teatrale di Enrichetta e Carlo messo in scena da Federico, Witold prova una forte repulsione verso il corpo del giovane innamorato. La stessa sensazione emerge anche quando gli si siede vicino, in attesa che il delitto si compia verso la fine del libro. Proprio in mezzo a questo ribrezzo verso la maturità così simile a lui (perché solo la giovinezza consente di accedere a quella bellezza che gli è preclusa) si apre però una breccia che fa luce sulla reale ferita che spinge ad agire Federico e Witold: l’esigenza di comunicare, di poter essere sé stessi lasciando cadere le maschere e abbattendo così la barriera verso l’Altro.

Pornografia racconta di una giovinezza che genera invidia, che può tutto in funzione della sua leggerezza, che permette di scavalcare ogni cosa, il desiderio e il peccato, e infine forse, quando Venceslao si fa uccidere per essere l’investimento erotico della giovinezza, l’oggetto del loro erotismo, anche la morte. Racconta di una maturità inappagata, che tenta ad ogni costo di recuperare quei brandelli di Assoluto da cui gli sembra di essere ormai estromessa, e per ottenerli non si preoccupa di manipolare gli altri a suo piacimento. Racconta della impalpabile tensione tra la ‘banalità’ (secondo Federico e Witold) dell’Eros e l’eccitamento Pornografico dei corpi che coinvolge lo sguardo, e richiede vuoto e abbandono. Eppure, sotto i riflettori di questo palcoscenico rimane soltanto la profonda solitudine dei personaggi coinvolti, stolidi strumenti in mano alle loro stesse debolezze, incapaci di creare un vero legame che sappia ‘dire veramente’ entrando in sintonia con l’Altro, per tentare di superarle: «Non dimentichiamoci che l’uomo vive nel mondo. Al buio il mondo sparisce. Sa come succede quando ci si ritrova nel vuoto, soli con se stessi… l’avrà provato, no? (…) ci sono delle volte in cui l’oscurità può anche accecarci, non so se mi spiego…».

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