«Non so da quanti anni hanno proibito il dolore. So che il primo passo fu di relegarlo nella sfera privata. Lo privatizzarono credendo di farlo scomparire. Sono astuti nel modificare le regole. Non potendolo eliminare del tutto, fecero come con il web: lo tolsero di mezzo progressivamente.»
Polpa ci conduce all’interno di una distopia, la quale ha un tratto comune a molte altre distopie che si possono incontrare in letteratura. Lo Stato nel quale è ambientata tutta la storia ha, infatti, il pieno controllo sulle informazioni e sulle vite dei suoi cittadini. Non sappiamo molto altro di ciò che ha portato a questo status quo, così come poco è ciò che conosciamo del resto del mondo: sappiamo ad esempio che, oltre i confini dello Stato totalitario, esiste ancora il mondo così come lo conosciamo, dove vivono quelli che vengono chiamati uomini-bestie, individui che sembrano vivere secondo le vecchie usanze e tradizioni. Ciò che passa all’interno dello Stato è filtrato: una grande bolla che protegge e al contempo isola.
Di una cosa però siamo certi in quanto lettori: lo Stato totalitario ha vietato per legge il dolore. Ogni attività che ha come conseguenza diretta la generazione della sofferenza e del dolore è criminalizzata, e questo vale anche per quanto concerne gli interventi chirurgici. All’interno di questa cornice così delineata, nelle circa cento pagine che compongono Polpa, la storia di Flor Canosa (NEO. Edizioni) troviamo tre personaggi che cercano di resistere a questa imposizione: Irma, Lunes ed Enero.

Irma ha dodici anni quando scopre il dolore, prima attraverso le mestruazioni e subito dopo tagliandosi con le spine di una Santa Rita. È in questo istante che comprende di non voler vivere nell’ottundimento dei sensi imposto da uno Stato che sente distante e coercitivo. Irma dedicherà la sua esistenza a ricercare il dolore – o meglio: il dolore-piacere, in quanto si scoprirà masochista – in ogni forma possibile.
Per lei le cose cambiano quando incontra Lunes che, al contrario, il dolore ama causarlo. Fra i due nasce un’intesa immediata, che li porterà sempre più vicini a un baratro oltre il quale sembra esserci soltanto l’oscurità.
Enero, infine, fratello di Lunes, è un impiegato amministrativo dell’apparato statale. Rintanato all’interno di un ufficio governativo, segue i movimenti della coppia in attesa di poter mettere in atto un piano che cambierà le sorti non solo dei due amanti, bensì dell’intera nazione.
Il romanzo è suddiviso in tre parti e ciascuna vede protagonista uno dei tre personaggi. La prima parte, dedicata a Irma, è forse la più intrigante, in quanto presenta al lettore il mondo distopico in cui il testo è ambientato. Il punto di vista di Irma è parziale e soggettivo, e sono proprio questa parzialità e questa soggettività a consentirci di intravedere la complessità di questo mondo. Irma non ha idea del perché le cose siano accadute e di come si sia arrivati a questo mondo che viene percepito comunque come assurdo. Sa che esistono dei limiti che non andrebbero valicati e che tuttavia, proprio attraverso il loro oltrepassamento, le consentirebbero di raggiungere il piacere. Questa prima parte è frammentaria, quasi un flusso di coscienza interrotto di continuo, nel quale si mescolano i ricordi di quella prima esperienza di dolore con le considerazioni filosofiche o politiche che concernono la dittatura. Il punto di forza, qui , è proprio la parzialità: il conoscere, in quanto lettori, meno di quanto conosce la protagonista; il perdersi, con lei, in questo labirinto di pensieri, considerazioni, ipotesi. È il disorientamento, insomma, a generare curiosità.
Questo elemento viene a mancare nella seconda parte, quella dedicata a Lunes. Lunes è, a differenza di Irma, un uomo facoltoso, che vive in una zona diversa della città e ha accesso a tutta una serie di vantaggi tipici delle élite culturali ed economiche di uno Stato, fra cui le informazioni. Lunes sembra sapere, almeno parzialmente, cosa è accaduto. I suoi discorsi si concentrano molto sulla differenza fra il WEB – questo luogo virtuale in cui le informazioni scorrevano libere, e perciò caotiche, senza controllo, in maniera quasi barbarica – e ciò che lo ha sostituito, ossia la RACK. La RACK è, al contrario, un luogo virtuale strettamente sorvegliato, che non concede spazi di manovra.
Non è tuttavia questa dicotomia – che pure apparirebbe interessante agli occhi del lettore, quantomeno per comprendere maggiormente il mondo creato da Canosa – a interessare Lunes. Dopo alcune pagine dedicate a questo tema, l’interesse si sposta verso la relazione fra Lunes e Irma che, di fatto, è una relazione sadomasochistica. Canosa non risparmia al lettore i dettagli di quanto avviene: con una narrazione che sfocia in un voyeurismo a tratti fin troppo esplicito, l’autrice si sofferma sugli atti sessuali, le torture, gli amplessi, e descrive con accuratezza liquidi di ogni sorta. Lo fa con una tale precisione chirurgica e con una dedizione che, a un certo punto, viene da chiedersi se tutto ciò che stiamo leggendo sia necessario ai fini della trama. Canosa, in questa seconda parte, mescola elementi altissimi con altri a tratti disturbanti. Un solo esempio: «Nella morte non c’è bellezza. La bellezza è in tutti gli istanti che precedono il nulla. La bellezza è – o dovrebbe essere – nella comprensione assoluta del cessare di essere. Se fosse possibile un momento di illuminazione, un kairòs definitivo, dovrebbe essere esattamente nel millesimo di secondo in cui la vita dà il colpo di coda, in quello sguardo vitreo a metà strada tra qui e l’altrove». Ecco, pochissime pagine dopo questo stupendo passaggio ne troviamo un altro di tutt’altra levatura: «Mi sono limitato a farla andare in bagno in ginocchio. Le ho spostato i capelli dal viso e ho pisciato sul suo corpo. Sulle sue tette, le sue spalle, sul collo, sulle guance. L’ho obbligata ad aprire la bocca e bere le ultime gocce. Ha provato l’impulso del vomito e ho stretto la mandibola. Se ha vomitato, ha ingoiato anche quello, come i cani». Sono due momenti diversi, che trattano aspetti diversi. Questo è indubbio. C’è da chiedersi quanto spazio sia stato dedicato a ciò che costituisce parte della trama e quanto invece a ciò che appare, appunto, come un mero esercizio di una scrittura che a tratti sfocia nel gore.
La terza parte, su Enero, è la più breve. Qui avviene un ribaltamento spiazzante e ben costruito, che riguarda sia Irma sia Lunes. La scrittura si fa asettica: Enero non è Lunes, è il bianco a dominare le sue parole. In quanto burocrate, il suo compito è programmare ciò che sta per accadere. Sarebbe forse stato interessante saperne di più su di lui, sul suo ruolo e sul mondo che ha contribuito a costruire, tuttavia poche pagine dopo il suo ingresso la trama spicca il volo verso la conclusione e ciò che Enero poteva dirci si inabissa con lui. È una sorta di atto mancato, qualcosa che forse poteva essere costruito meglio: Enero, pur piazzato nel momento giusto della narrazione, poco dopo la sua apparizione sembra ridursi a un mero strumento narrativo utile solo ad accelerare la trama verso il finale.
Polpa è un testo decisamente atipico. In poche pagine condensa diversi temi, forse troppi per il modo in cui vengono affrontati. La parte centrale, soprattutto, si concentra molto su aspetti che sono meno rilevanti degli altri che vengono lasciati in sospeso o comunque non approfonditi come si sarebbe potuto. Ciò che infatti affascina nelle distopie è la storia di come il mondo è cambiato, le regole diverse che esistono e condizionano le persone, le contraddizioni che le abitano e che coinvolgono i protagonisti. Un testo incentrato sulla negazione (e di conseguenza la ricerca) del dolore ha un potenziale che in qualche modo non viene totalmente espresso. Si sarebbe forse potuto osare di più, essere più incisivi e discendere di qualche altro gradino verso l’abisso che si dipanava a soli pochi passi.
Flor Canosa è nata a Buenos Aires, in Argentina, e lavora come sceneggiatrice e montatrice cinematografica. Inoltre insegna presso la Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires. Ha pubblicato sette romanzi e nel 2015 ha vinto il Premio X per il romanzo Lolas, pubblicato in Italia da Tempesta Edizioni nel 2025 con il titolo Tette.
In copertina, Metropolis di George Grosz (credits artesvelata)