19.12.2025

Morte per scorpione. Il linguaggio sovversivo di Armonía Somers

Eros, violenza e dissacrazione nei racconti dell’autrice latinoamericana

Immagini quasi surreali, una costruzione non lineare, parole e frasi fatte di strati sovrapposti, ogni rilettura dischiude un altro mondo. Una narrazione che cambia, si insabbia, riemerge, racconta e tiene per sé, allude più di quanto conceda. Armonía Somers, all’anagrafe Armonía Liropeya Etchepare, è stata una scrittrice irraggiungibile e immensa. Nessuno è riuscito mai a eguagliare la sua prosa, il suo stile, la densità delle sue parole. Per capirla a pieno i suoi testi vanno letti e riletti, ci si deve addentrare fino a perdersi nella loro oscurità elusiva. Innovativa e femminista, per i temi rivoluzionari raccontati nell’Uruguay del secondo Novecento, ha uno stile che ancora oggi è in grado di destabilizzare chi la legge, di sconquassare l’animo e ricalibrarlo.

Dopo La donna nuda (Ventanas, 2023), Laura Putti si cimenta con la traduzione di cinque racconti di Somers, raccolti in Morte per scorpione (sempre Ventanas, 2025). I racconti sono tratti da El derrumbamiento (1953), La calle del viento norte y otros cuentos (1963), Todos los cuentos (1953-1967), La rebelión de la flor. Antologia personal (1988), coprendo un arco narrativo che va dagli inizi anni Cinquanta alla fine degli anni Ottanta.
Laura Putti racconta: «Il suo spagnolo è immaginifico. Quando sembra pieno di riferimenti, quando sembra che tu lo debba decodificare per rendere la vita un po’ più facile al lettore, è valido in realtà soltanto quello che leggi. E così devi tradurre. Parola dopo parola. Senza domandarti il perché».

Nata a Pando nel 1914 e vissuta e morta a Montevideo nel 1994, è oggi una scrittrice di culto della letteratura latinoamericana. L’Armonía ufficiale era maestra elementare e si dedicava a pubblicare diversi volumi di pedagogia sulla criminalità giovanile, l’Armonía scrittrice clandestina, sotto pseudonimo, pubblicava La mujer desnuda, scatenando uno scandalo nella letteratura uruguayana. Indefinibile in un canone, Armonía Somers scava nell’identità dei suoi personaggi, ne distrugge i confini, e dà corporeità alla violenza e alla catastrofe. C’è un eros esasperato e ribelle che traspare dal linguaggio della Somers, contrapposto alla morte, che aleggia tra le pagine.
Grazie a La mujer desnuda Somers viene inserita dai critici tra gli scrittori raros, poeti, autori, considerati inclassificabili e diversi. Il critico uruguayano, Ángel Rama, nell’antologia Aquí. Cien años de raros del 1966, affianca alla Somers autori come il conte di Lautréamont, Felisberto Hernández, Horacio Quiroga, Juan Carlos Onetti, Mario Levrero, sottolineando come la letteratura uruguayana fosse attraversata da «una linea segreta immaginativa», insolita. Pubblicato nel 1950, La mujer desnuda scatena numerose polemiche per via della messa in scena del desiderio femminile. Rebeca Linke si toglie il cappotto sotto il quale è nuda, si recide la testa, poi se la rimette a posto e decide di uscire. Da questo momento alcuni uomini compiranno gesti indicibili, perché «il corpo nudo della donna è il peccato, è la tentazione, ma è anche, e soprattutto, il fantasma dei desideri più segreti, più repressi».

Per quanto i critici abbiano cercato di ingabbiarla, è stato necessario fare un passo indietro; Somers è impossibile da categorizzare, è un’anomalia. È capace di suscitare il contraddittorio in ogni pagina, di produrre visioni orrorifiche e seducenti, di farci provare compassione e poi repulsione per un personaggio, riscoprendo la dualità dell’animo umano, l’essere creatore e distruttore, agli antipodi dell’esistenza. Lo è anche il protagonista del primo racconto della raccolta, Il crollo, Tristàn, assassino, che sembra volersi redimere e chiedere perdono, aiuta la Madonna a diventare umana e a sciogliere la sua cera, per poi ricadere in tentazione. Somers scavalca i confini della religione, li plasma a sua immagine e ci dona la figura della «rosa bianca», della «bambina» pura e immacolata, che viene insozzata dalle mani di un peccatore, umanizzata fino a perdere il suo status divino per diventare di carne e vendicare suo figlio.

«La rosa bianca non si fermava. Nel suo muoversi nell’aria c’era la volontà implacabile dell’acqua che scorre, della luce che arriva sulle cose. Ma più terribile ancora era la direzione in cui si muoveva. Poteva dubitare che venisse verso di lui, proprio verso di lui, il più nudo e sporco degli uomini? E non solo veniva, ma gli era già quasi accanto. Poteva vedere le sue scarpine di porcellana dorata, il bordo del suo manto celeste.»

È degli uomini abietti che Armonía Somers scrive, della loro umanità celata, anche se considerati scarti; è della libertà femminile che ci parla seppur traslando tra violenza, peccato, redenzione, sessualità. L’erotismo di Somers si incanala nel suo linguaggio, la rosa bianca, da purezza divina diventa corporeità sporca e corrotta, che porta alla morte.

Morte che è presente anche nel secondo racconto, Requiem per Goyo Ribeira, in cui il protagonista Martìn, perde il suo amore, Goyo. Somers abbatte i confini prestabiliti dalla società, e attraverso blasfemia, omosessualità, erotismo, costruisce personaggi sempre poliedrici, stratificati.

«No, non ha più bisogno di respirare nulla. Lo lasciano da solo, e questo basta. Il morto stesso dovrà rivolgergli la parola, spiegargli che tutto quel procedimento si sta svolgendo attorno alla sua morte. Inoltre, Martín sa che anche lui deve trasmettere qualcosa a Goyo, qualcosa di sé, perché l’altro capisca che lui dovrebbe soffrire e non può, perché tutto va troppo in fretta, e perché non ci aveva mai pensato, non aveva mai istruito le sue viscere affinché un giorno potessero annunciargli quella cosa inconcepibile: Goyo è morto.»

Chi resta, ne paga le conseguenze, il dolore, l’isolamento. Perché Somers smaschera, mette a nudo, destruttura i suoi personaggi, struttura dopo struttura, in una stratificazione del linguaggio e del movimento narrativo. Come avviene in Morte per scorpione, il racconto che dà nome alla raccolta. Il maggiordomo da uomo ligio, impeccabile, «con l’espressione ermetica di un lucchetto», si spoglia della sua maschera perbene, sino ad arrivare a essere contaminato dal veleno dello scorpione, dal desiderio per la figlia dei padroni, e dallo squallore della famiglia ricca e corrotta per cui lavora.

In La deviazione invece, si raffigura un’epopea amorosa «screziata da un lato mostruoso e marcio», in cui il tempo e lo spazio sembrano fondersi. L’amore morboso si trasforma in una trappola claustrofobica, sbagliata. In Jezebel il protagonista è lacerato tra la sua vita d’apparenza, una moglie e una quotidianità borghese segnata dall’aborto, e le sue vere pulsioni e passioni, l’attrazione per un giovane uomo, che si sostanzia nel volerlo possedere e annientare allo stesso tempo.

Armonía Somers è una scrittrice femminista proprio nella radicalità con cui affronta temi come relazioni tossiche, dipendenza emotiva, misoginia, libertà femminile, aborto, omofobia, perversioni, sessualità, relazioni, doveri e maschere sociali. E lo fa con una scrittura brutale, cruda, ma anche poetica e con accenti fantastici. Sono istantanee queste dei racconti, momenti di vita, di uomini e donne, che hanno amato, odiato, vissuto, temuto. E lei con la sua personale visione del reale, unica e rara, ci accompagna in cinque scorci narrativi, con un linguaggio mai letto prima, visionario, sovversivo.

«Dopo aver messo una pietra sui vapori domestici, fra la realtà e la prossima maschera possibile, Leonardo Vivo si rese conto che un uomo è costituito da un insieme minimo di miserie messe in fila: il lavoro e il denaro che produce, o che non riesce a produrre, e allora la formula è: lavoro più conflitti meno denaro; il cibo e i suoi effluvi peculiari; la moglie e i suoi continui bagni di sangue, quelli normali e quelli occasionali; l’amante e le sue maledette esigenze per trasformarsi in un oggetto legale e diventare poi lo stesso peso molesto.»

Foto di copertina: elcorreo.com

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