Non è solito imbattersi in storie che attingano al folklore italiano. Spesso viene ignorato, o scartato, si preferiscono i miti greci e norreni, o negli ultimi anni, dell’est europeo. Natalia Guerrieri non solo attinge alle nostre tradizioni, ma in particolare si sofferma sul folklore abruzzese e sul suo dialetto. È una lunga e dettagliata ricerca la sua, del mondo delle tradizioni e della stregoneria. Non a caso le sue fonti si rifanno a volumi come I benandanti. Stregoneria e culti agrari tra Cinquecento e Seicento di Carlo Ginzburg o Volare al sabba. Una ricerca sulla stregoneria popolare di Cesare Bermani. In Falena (pubblicato da zona 42) Guerrieri ci racconta la storia di Dana e della sua famiglia, Maia la madre ed Ermete il fratello, che fuggono da una terra di guerra e morte per approdare in un’altra ricca di vita e mistero. Una storia di trasformazione e libertà, due condizioni della vita imprescindibili. Dana impara a vivere e a connettersi col mondo, con i suoi elementi, con gli animali, i suoni, le parole, la natura. Con una scrittura immaginifica, precisa e ritmica, Guerrieri ci regala la storia di una strega, nel territorio impervio abruzzese, tra credenze, folklore, montagne e foreste. Un racconto di rivalsa, di forza, che però ha un prezzo da pagare. Per diventare se stessa, Dana deve lasciare una parte di sé e abbracciarne un’altra, primordiale, magica.
«La nostra boria culturale ci chiude al dramma esistenziale magico, e ci impedisce la comprensione dei suoi temi culturali caratteristici», diceva lo storico per eccellenza che si è occupato di magia e folklore del sud, Ernesto de Martino. E Guerrieri ci porta verso l’atto di comprensione, ci porta a credere. Dana non è soltanto una ragazza che è scampata alla guerra con sua madre e col fratello ferito, Dana è una donna che sta crescendo, e sta imparando ad ascoltarsi. A percepire il richiamo dei suoi poteri, della natura e dell’universo. E come fanno Ginzburg o Bermani, anche Guerrieri attraverso la narrativa ci mostra i comportamenti che definiscono una strega, i suoi rituali, i suoi voli sciamanici, le trasformazioni animali, e le false credenze del popolo che portano invidia e odio.
«Venite, stelle. Il cane bianco danza insieme a me, il gufo con gli occhi grandi danza insieme a me. Venite, formiche, lombrichi, vespe. Cumuli di terriccio si alzano attorno ai miei piedi, sento strisciare, sento smuovere il suolo. Sassi, pezzi di ossa riemergono dalle profondità della terra. Il cane mi lecca le braccia, io lecco il suo muso umido e caldo. Il gufo vola in cerchio, le falene corrono con lui, sono attorno a me, sopra di me, da tutte le parti. I miei piedi sono le zampe degli insetti, i miei piedi sono centinaia, i miei piedi scalzi volano sopra il suolo e tornano giù. La mia schiena freme e si riscalda, sopra ci crescono piccole ali. Gli insetti continuano a venire fuori dalla terra. Il cane bianco si alza in piedi e io mi accuccio a quattro zampe, ululo e annuso l’aria. La luna, la luna ci lecca la faccia, la luna ci attira verso di sé sollevandoci dal suolo».

L’Abruzzo che la Guerrieri sceglie ha una memoria millenaria, di riti, tradizioni, superstizioni. Falena non è solo una storia che riporta in vita i miti abruzzesi, e ce li narra con scrittura materica e visionaria, ma è anche una storia di accettazione di sé, di una ragazza che da essere nessuno, ritrova se stessa. E si ritrova nei monti, nei lupi, nelle falene, negli alberi, nella terra, nella lingua primordiale dell’entroterra abruzzese, nelle formule per trasformarsi, nell’abbracciare ogni suo arto, ogni suo prolungamento di sé, ogni forma che ne viene. Dana diventa Dana, diventa la strega dei boschi, diventa una forza in grado di resistere alla morte, alla violenza, all’invidia. Dana diventa una falena che rinasce, ancora una volta.
Quando approda in Abruzzo Dana non conosce la lingua del posto, è una selvaggia agli occhi del popolo, cerca un posto dove far riposare il fratello e la madre, chiede aiuto per un pasto. Ma sono poche le famiglie a offrire ospitalità soprattutto quando scoprono la sua connessione con la natura. Solo una megera come lei, «una vecchia tutta ossa», può incanalare la sua potenza e darle gli strumenti per sopravvivere. La parola è uno di questi. Imparando la lingua si riappropria anche del suo posto in quel nuovo luogo. «La vecchia dice che senza le parole non posso vivere qui, perché non capisco quello che la gente dice o che dice di me. E perché non imparo a pensare come si pensa qui». Il linguaggio, i capelli, il corpo che ha imparato a sanguinare, sono tutti elementi chiave per rendere Dana una fattucchiera.
«L’universo è fatto di fuoco, è fatto di ghiaccio, è fatto di becchi di corvi che diventano falci di lune gialle, piume nere che portano notte. La donna frassino mi riappare davanti, porta con sé un vento che ha l’odore della neve».
È un universo, quello di Dana, intriso di vita, è attraverso i suoi occhi di falena che vediamo il mondo trasformarsi in meraviglia, in magia. È il nostro universo, quello di un Abruzzo rurale, in cui tutto è possibile, anche veder rivivere degli animali, anche trasformare l’umano in animale. È la trasformazione della materia, della vita, un altro dei temi portanti di Falena. Guerrieri vuole dare alla sua personaggia una possibilità, un’occasione per imparare dalla meraviglia, superare il dolore e mutare. Per poi credere.
«Le valli si aprono come bocche di orsi mentre passiamo. Le montagne appoggiano le loro zampe sull’orizzonte, le loro schiene contro il sole». La scrittura di Natalia Guerrieri è al servizio della natura, della stregoneria, della magia dell’universo. Plasma le parole come fossero ingredienti per un incantesimo. La comunicazione nella magia è importante, e Guerrieri riesce ad attuare uno studio sulla parola che rende il racconto una vibrazione. Le parole, come elementi magici, vibrano, hanno bisogno di dare vita.
Natalia Guerrieri affonda le radici in una genealogia femminile arcaica per creare una personaggia, Dana, che non solo possa portare con sé la tradizione abruzzese e la magia che ne fa parte, ma anche la potenza del credere in se stessi, e nel dare forma al proprio destino. Un racconto che spicca per la scrittura, la cura dei dettagli, e per la lingua. Falena non è solo voce, istintiva, brutale, ma anche metamorfosi, scoperta.
Immagine di copertina: Foto di Ksenia Yakovleva su Unsplash