13.05.2026

Il passato è un gigante sommerso. Marea di Laura Nicchiarelli

Nell’esordio per 66thand2nd, il romanzo familiare contemporaneo vive di nuova linfa

«Ecco qua. C’è un po’ di vento, oggi». È una giornata di maestrale alla spiaggia di Punta Ala, nella maremma di Grosseto. Claudio ha cinque anni e sta per trascorrere una tipica mattinata al mare con sua madre. Nessuno sa, però, che di lì a poco sparirà per sette ore: cosa è successo davvero?

copertina libro Marea

Si apre così Marea, l’esordio, pubblicato nel 2026 da 66thand2nd, di Laura Nicchiarelli che, dopo aver scritto diversi racconti, con il romanzo può sperimentare, riuscendoci, soluzioni narrative più complesse, a partire da quella dei piani temporali.
Diversi anni dopo quell’accadimento sconvolgente, la zia di Nico, Livia, decide di radunare nipote e altri amici nella stessa casa al mare dell’infanzia: molte cose sono mutate da allora, a partire dallo stesso Nico, che adesso è un giovane uomo alle prese con le scelte decisive che segnano il passaggio all’età adulta.

«Nico aveva sempre fatto in modo di non esserci, o di esserci a metà, o di trovarsi in un luogo che fosse reale solo per lui. Attraversava gli eventi protetto da uno scudo di leggerezza, un manto di indifferenza che lo schermava dal presente. Inaccessibile. Aveva avuto l’impressione, seduto sulla poltrona dello studio dello psicologo a via Oslavia, che quel “percorso terapeutico” non fosse altro che una spirale tortuosa e controproducente, avviluppata su un solo concetto: Dove sono io? E più Nico snocciolava aneddoti d’infanzia, cercando di scavare nel proprio inconscio – ma per trovare cosa? – e consegnando la sua privacy al dottore, più quello cercava di riportare il discorso a una data sepolta. Il giorno in cui per sette ore era stato perso di vista da sua madre.»

L’invito di Livia in quello stesso luogo inizia a smuovere qualcosa in lui. Ma serve davvero portare a galla quello che l’alta marea ha sommerso? Non si può semplicemente andare oltre?
Se le premesse di Marea sembrano promettere una rielaborazione del passato da parte di Nico, l’autrice è pronta a smentire ogni pronostico. Perché Nicchiarelli si serve dell’espediente dell’invito alla villa per costruire un intreccio più complesso, più imprevedibile. Riunisce a Punta Ala sei persone, che hanno tenui legami tra loro, e lascia che le loro traiettorie si muovano liberamente. Insieme a Livia e Claudio, e a Nico e Daphne (la sua ragazza), infatti, mancano all’appello altri due convocati. Il primo è Leo, sceneggiatore con velleità letterarie, che coglie la palla al balzo per dire una bugia alla sua compagna – non avrebbe mai potuto rifiutare l’invito più che generoso a trascorrere alcuni giorni in un luogo di pace e relax, dove potersi dedicare alla scrittura del suo romanzo, perdipiù nelle stesse stanze che erano state di Rosa Tornatore, madre di Livia nonché la giallista i cui romanzi Leo ha divorato da ragazzo. L’inconveniente è non aver calcolato che la sesta persona invitata a trascorrere un weekend lungo al mare sia Michela, la sua Michela.

La tavola della narrazione è stata imbandita: non resta che godersi il rinfresco, adesso. Ciascuno dei presenti custodisce un segreto, che proprio in quel luogo deve riemergere. Questa villa sospesa tra passato e presente sembra custodire più cose di quanto si possa immaginare; è il teatro di una commedia dal sapore amaro, dove fraintendimenti e bugie si sono cristallizzati e hanno preso polvere, con quella «malinconia stagnante» tipica dei posti di villeggiatura che si frequentano solo durante l’estate, e che restano inabitati e vuoti per tutto il resto dell’anno.

Se il passato continua, a ondate, a irrompere nell’esistenza di queste persone, cosa potrebbe far riemergere ciò che è stato sepolto? I segreti sono stati occultati, confusi tra gli «strascichi di sbavature indaco» della costa: i ricordi si confondono, in mezzo a quel «sublime» che è il mare, la spiaggia, l’eco dei primi amori; ma è proprio qui che una famiglia ha cambiato il modo di narrare la propria storia. Grazie alle mani inesperte di uno sceneggiatore insoddisfatto, vittima a sua volta di qualcosa di più grande, forse ognuno di quei personaggi in cerca d’autore troverà ciò che cerca.

In Marea la provincia italiana riecheggia in tutta la sua autenticità. Le ambientazioni trattengono un afflato nostalgico, fatto di dune, di vestiti pieni di salsedine, di cartoline nascoste in scatole dimenticate, privilegiando una visione essenziale delle cose. I personaggi esistono all’interno di spazi riconoscibili che risultano familiari agli occhi di chi legge; nelle orme lasciate dalle loro scelte, l’autenticità prevale sulla finzione. In questo quadro, ben si adatta la prosa armonica di Nicchiarelli, che aggiunge un ulteriore plus a un’opera prima degna di nota.
Muovendosi in un universo narrativo variegato, che guarda sia a opere come La figlia oscura di Ferrante sia – cambiando medium – a film come Perfetti sconosciuti di Genovese, Nicchiarelli dà le coordinate del romanzo familiare contemporaneo, depotenziandolo della drammaticità che pure la storia potrebbe accogliere ma che in questo caso ci viene risparmiata, secondo il sempre ben accetto principio del Less is more. Lo scenario a più voci, che di volta in volta sposta i riflettori su una sottotrama diversa, dà aria al romanzo, lascia che si espanda, lo rende, in poche parole, dinamico. È un gioco di bilanciamenti, che consolida la storia, sorretta da una solida idea di partenza.

Passato e presente non hanno mai smesso di comunicare, e quel che serve è trovare, in quella «melma indistinguibile», la verità.


In copertina, foto di Nicholas Loh (via Unsplash)

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