18.06.2026

La quiddità delle cose. Eugenio Perazza tra design e letteratura

Il racconto appassionato dell'uomo che ha rivoluzionato il concetto stesso d'arredo, dal materiale all'immateriale

C’è un momento, nella lettura di un libro di impianto autobiografico, in cui ci si accorge che l’autore non sta semplicemente ricordando: sta componendo e ri-scrivendo. Lo si avverte da un ritmo, da un modo di disporre gli incontri sulla pagina, come se fossero oggetti su un tavolo ciascuno con il suo peso, la sua luce, la sua ragione di stare lì. È quello che accade leggendo Eugenio Perazza, Il giorno in cui vidi una bella sedia. Il design: l’ho sognato, l’ho vissuto e lo racconto (Rizzoli 2025). Perazza è il fondatore di Magis, il marchio che in mezzo secolo ha trasformato il concetto stesso di arredo portandolo nel territorio dell’immateriale, dell’idea che si fa forma.

Perazza è partito vendendo scolapiatti e assi da stiro, ma possedeva fin dall’inizio un’intelligenza irrequieta, capace di riconoscere nella sedia – oggetto principe per eccellenza, composto di una seduta e da piedi – il “centro di gravità” di un’intera visione. La sedia come soglia, tra l’utile e il dilettevole, tra il quotidiano e l’impresa estetica, e forse come luogo da cui il corpo sviluppa. Il segreto di Magis sta in un atteggiamento che è, prima di tutto, esistenziale e annunciato in questi termini: «lavorare a lungo a un progetto, non accontentarsi mai del risultato, cercare sempre qualcosa di diverso» da ciò che già esiste. Un metodo che ha prodotto capolavori come la Bombo di Stefano Giovannoni, la Chair_One di Konstantin Grcic e la Spun di Thomas Heatherwick – che non si limitano a occupare uno spazio ma lo interrogano, riposizionandoli nel discorso creativo, ri-centrandoli.

Eppure, a colpire la lettrice e il lettore che abbia dimestichezza con la tradizione letteraria italiana, non è tanto il catalogo delle imprese progettuali (portate a termine o meno), quanto un aspetto diverso: la qualità della prosa che le racconta nella dimensione dell’elaborazione dei fatti. Leggendo Perazza si riconosce, nel suo narrare – e narrare è davvero il verbo necessario –, quell’attenzione al racconto che appartiene ai grandi del Novecento. Non stupisce, allora, di trovare tra le sue pagine la figura di Goffredo Parise, poi rievocato nella postfazione di Beppe Finessi: lo scrittore vicentino ha infatti saputo fare del frammento breve un’arte del vedere, un sillabare il mondo una parola alla volta, restituendo nuovi nomi e tracciati profondi ai sentimenti umani. Perazza compie un’operazione analoga: sa come sillabare il design perché lo registra poeticamente, e in questo gesto si avverte una parentela profonda con il Veneto letterario più fertile, quello in cui la concretezza del fare si sposa con la visionarietà della lingua – e qui potremmo citare tanto Andrea Zanzotto quanto Giovanni Comisso, Guido Piovene e altri. Ma con Eugenio Perazza siamo nel Veneto di frontiera, del Livenza, del Piave, del Brenta – i fiumi di un paesaggio che insegna a osservare prima ancora che a costruire – come suggerisce anche la poesia di Romano Pascutto.

Su un piano differente, di scrittura-visione-stile, viene in mente un’altra figura, meno frequentata ma altrettanto illuminante che ha delle risonanze con questo libro: Milena Milani, savonese trapiantata a lungo in Veneto, artista della ceramica e della pittura, ma soprattutto scrittrice, giornalista ed esploratrice del territorio attraverso una prosa intrisa di poesia, da scrittrice di versi quale era. Nelle sue pagine sui luoghi amati e sugli artisti incontrati nel tempo – pittori, cineasti, designer (ad esempio in L’angelo nero e altri ricordi del 1984, e altri libri che nei prossimi anni saranno riscoperti) – la scrittura si fa esperienza molteplice, registro plurale, tessera esatta del secolo breve. Milani leggeva e interpretava il sistema-mondo, la realtà, le persone attraverso la sua lente magica, e tra i punti più alti della sua opera abbiamo proprio quei brevi ritratti, in cui l’occhio critico e il timbro lirico si fondono. Perazza opera allo stesso modo: trascrive e traduce poeticamente il mondo del design e il mondo culturale del suo territorio (c’è Ceggia, c’è la sua quotidianità, fatta anche di piccole cose quali i giornali o gli incontri con gli amici per giocare a carte), con la lucidità dell’esperienza e con un linguaggio che non cede mai alla cronaca, ma la accresce innalzandola, con illuminazioni che sono proprie della poesia. Il testo resta sempre ancorato all’umanità che viene mostrata da chi parla, negli scambi e nei movimenti: è il vertice del dire come del fare, della sua postura da imprenditore internazionale e di tessitore di storie, nel Novecento lungo che resta.

C’è una parola che attraversa il libro e che Marco Belpoliti (in una recensione apparsa sul «Sole 24 Ore» dell’8 febbraio scorso) giustamente isola: «quiddità», termine della filosofia scolastica che designa «il quid che fa essere una cosa quella cosa che è». È una parola che non si lascia dire a parole; scrive Perazza stesso che «sta piuttosto nello sguardo, nel modo in cui si riconosce il valore di ciò che si produce». Ed è forse questa la chiave segreta del volume: non un manuale di design, non un’agiografia imprenditoriale, ma una lunga educazione dello sguardo e alla relazione con l’altra e l’altro, sul piano dell’essere e del mettere in comune.

Beppe Finessi cita una favola di Gianni Rodari – quella di Martino Testadura, che percorre una strada dove nessuno crede vi sia nulla, e invece vi scopre un tesoro. Perazza e Magis hanno trovato la loro strada nel design così, dagli anni Settanta a oggi: seguendo una rotta che è insieme metodo e fantasia, con l’ostinazione di chi sa che il piacere – non solo fisico ma anche mentale e incorporeo – è la bussola più affidabile anche in un presente che percorre altre vie, più veloci, inafferrabili e fagocitanti. Un’autobiografia da leggere come si legge un romanzo di formazione, il cui titolo a specchio potrebbe essere Il giorno in cui il design imparò a narrare.

Immagine di copertina: I voli (a Vela) di Eugenio Perazza design

""
categorie
menu