«Ci sono esseri che hanno sofferto tanto e che non solo non sono morti, ma hanno edificato una nuova fortuna sulla rovina di tutte le promesse di felicità che il cielo aveva loro fatte». Questa frase è tratta da Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, celebre romanzo feuilleton di fine Ottocento recentemente traposto in serie tv da Billie August. La storia del protagonista è risaputa: sul punto di essere promosso capitano della nave Pharaon, Edmond Dantès viene accusato ingiustamente di essere una spia bonapartista e imprigionato al Castello d’If, da cui riesce a scappare dopo quindici anni per poi assumere la nuova identità di conte di Montecristo e intraprendere il cammino che lo porterà a farsi vendetta e forse a recuperare quanto perso. Dantès costruisce ciò che resta della sua vita a partire da una felicità che gli è stata negata, a partire da tradimenti perpetrati da persone a lui fidate. Sebbene sia una vittima, diventa a sua volta un carnefice, pronto a distruggere la felicità altrui.
Dantès e il romanzo di Dumas sono una chiave di lettura utile per comprendere The Bad Guy, serie tv iniziata nel 2022 e tuttora in corso, con all’attivo due stagioni scritte e dirette da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, distribuita e prodotta da Indigo Film e Prime Video. Nel cast, fra i tanti: Luigi Lo Cascio, Claudia Pandolfi, Antonio Catania, Guia Jelo, Stefano Accorsi, Bebo Storti e Aldo Baglio. Protagonista della serie è Nino Scotellaro, interpretato da Lo Cascio, magistrato che da anni dà la caccia al boss latitante Mariano Suro (Antonio Catania). Mandante di molti omicidi, Suro è quasi certamente responsabile anche di quello del giudice Bray, padre di Luvi (Claudia Pandolfi), la moglie del protagonista. La vita di Scotellaro cambia nel momento in cui viene accusato di essere colluso con la mafia e condannato a quindici anni di reclusione. Ne sconterà, però, solo cinque, in quanto, a seguito del crollo del ponte sullo stretto di Messina durante un trasferimento – che nella finzione della serie è stato costruito ed è simbolo della collusione fra stato e mafia – Scotellaro riuscirà a salvarsi miracolosamente e a tornare in libertà facendosi credere morto. Ad aiutarlo a farsi una nuova vita sarà uno dei suoi nemici di quando era magistrato, Salvatore Tracina. Sotto le mentite spoglie di Balduccio Remora, “il cugino dell’America del Sud”, Scotellaro inizierà il suo piano di vendetta calandosi nel personaggio in cui voleva trasformarlo chi l’ha incastrato: il cattivo.

L’aspetto interessante del personaggio di Nino Scotellaro/Balduccio Remora si amplifica al di là dello schermo, grazie al suo interprete, Luigi Lo Cascio. A livello metatelevisivo e metacinematografico, chi conosce Lo Cascio sa che ha recitato anche in I cento passi, film biografico incentrato sulla vita di Peppino Impastato, giornalista e attivista originario di Cinisi e vittima di mafia. All’inizio della prima stagione di Bad Guy, Lo Cascio/Scotellaro/Remora pronuncia queste parole: «Il destino degli eroi è quello di morire nella gloria con i monumenti nelle piazze o essere buttati giù dal piedistallo. Siccome non potevo più essere un eroe ho deciso di diventare quello in cui mi avevano trasformato: il cattivo». La riflessione scaturisce dalla sovrapposizione, attraverso Lo Cascio, di due personaggi agli antipodi – Peppino Impastato e Scotellaro/Remora – che mostrano la doppia faccia di chi combatte contro il male e per la verità: citando Bruce Wayne, da un lato c’è chi muore da eroe e chi per una serie di circostanze si ritrova a vivere talmente a lungo da diventare il cattivo, e lo diventa perché costretto.
Oltre al Conte di Montecristo, un articolo apparso su Wired ha individuato come probabili influenze di Stasi e Fontana per la scrittura di Bad Guy, anche Il fu Mattia Pascal e Breaking Bad. Con il romanzo di Dumas tante sono le analogie: gli anni che Scotellaro deve scontare in carcere – quindici come Dantès –; la presenza di una figura che lo aiuta a cambiare vita – l’abate Faria per Dantès, Tracina per Scotellaro –; una promozione che viene meno perché il protagonista intralcia i piani dei potenti – il sostituto procuratore di Luigi XVIII nel romanzo di Dumas, il ministro della giustizia interpretato da Bebo Storti in The Bad Guy –; il cambio d’identità e la presenza di una figura femminile usata per i propri scopi – Dantès sfrutta la schiava greca Haydée, Scotellaro/Remora usa Teresa Suro (Giulia Maenza), la figlia di Mariano Suro di cui acquista la fiducia per poi diventare nuovo capo del clan.
Con Il fu Mattia Pascal invece Bad Guy ha in comune: l’ambientazione siciliana; le circostanze in cui avviene la propria presunta morte; l’origine del nuovo alias – per entrambi il Sud America: Adriano Meis viene dall’Argentina, Balduccio Remora dal Perù –; e l’intervento chirurgico a cui si sottopongono – Mattia Pascal si taglia la barba e si corregge lo strabismo, mentre Scotellaro si taglia barba e capelli e si cura la rinite cronica con un intervento di rinoplastica.
Scotellaro/Remora di punti in comune con Walter White ne ha invece pochi. Remora, difatti, ha più similitudini con James McGill, Saul Goodman o Gene Takavic, protagonista di Better Call Saul: se Walter White diventa cattivo per pagarsi le cure del tumore ai polmoni e per senso di rivalsa verso il cognato Hank riuscendo a mantenere la doppia persona di White e Heisenberg, Saul Goodman diventa truffatore per vendicarsi di chi gli ha sempre negato ogni possibilità e per dimostrare di poter diventare a sua volta deus ex machina rinunciando allo stesso tempo ai suoi vecchi alias di volta in volta. Così farà, dunque, Nino Scotellaro, che come Goodman diventa cattivo perché gli altri lo hanno fatto diventare tale e al contempo, con l’evolversi della storia, prova in qualche modo piacere a voler porsi nel ruolo di burattinaio e manipolatore arrecando danno e dolore a chi ha rovinato la sua vita e carriera.
Nel momento in cui, come James McGill/Saul Goodman, Nino Scotellaro si pone dalla parte sbagliata della legge, il protagonista impara a conoscere dall’interno molte dinamiche, ma dalla parte di chi i crimini li commette: comprende meglio, per esempio, come si corrompe il funzionario di turno per avere le tangenti, e allo stesso tempo capisce che spesso certi criminali sono coperti da persone che, lavorando ai piani alti, agiscono indisturbate e riescono a farlo perché hanno garantito a loro volta appoggio e una certa protezione ai mafiosi. Emblematico in questo senso è il personaggio di Mariano Suro, un personaggio che ricorda molto tanti boss della mafia come Matteo Messina Denaro, depositario di segreti oscuri relativi alla trattativa stato-mafia. Come Messina Denaro, Suro è depositario di un archivio che potrebbe portare Scotellaro a far scoprire quella verità a cui lui voleva arrivare, ma che i piani alti gli hanno precluso, e gode della protezione di una persona di fiducia di Scotellaro che ha contribuito a incastrarlo per impedirgli di portare a galla la verità, in quanto far emergere la verità significherebbe far crollare strutture di potere consolidate grazie, appunto, all’illegalità.

A poco a poco, interpretando una parte che per il ruolo che ricopriva un tempo era impensabile, Nino Scotellaro scopre quanto sia labile il confine fra bene e male, fra nero e bianco. Questa scoperta non è incentrata tanto sui mafiosi, quanto su chi detiene il potere politico e giudiziario e su chi dirige gli organi di polizia, che cerca di sbarazzarsi di persone scomode proponendo, per esempio, posti al ministero a Roma per evitare che il tanto agognato potere venga scalfito da chi lavora per la verità. Questo è ciò che scoprono a loro spese anche altri personaggi importanti della serie, come l’avvocato Matteo Boccanera (Alessandro Lui), bistrattato da Luvi e che arriverà a collaborare con Balduccio Remora per ripicca nei confronti di un sistema che si muove in acque torbide, ma anche Leonarda (Selene Caramazza), colei che ha consegnato le intercettazioni che hanno incastrato suo fratello Nino, ma anche colei che conoscerà una giustizia che, invece che difendere la verità, la intralcia arrivando a mettere in pericolo chi, invece, lavora per proteggerla.
Il bad guy a cui allude il titolo della serie tv chi è veramente? Un magistrato che è diventato il cattivo perché così lo hanno trasformato oppure i potenti che, facendosi belli con film dedicati a eroi di mafia e con dichiarazioni ai telegiornali, si presentano come paladini della legalità quando in realtà sono i primi a eluderla? Fontana e Stasi sfidano il pubblico a guardare il proprio volto nello schermo così come Nino/Balduccio guarderà il proprio più volte allo specchio: ci sfidano a chiederci se sia così semplice stabilire un confine netto fra bene e male, ma soprattutto che cosa significa lottare per la verità, a quale costo è possibile farlo e fino a che punto possiamo considerarci buoni o cattivi. La storia di Nino Scotellaro è la storia di un uomo che rinuncia ai propri ideali per vendetta, che attraverso la maschera che indossa comprende che anche il bene a volte può essere una maschera indossata dai potenti per continuare a perpetrare il male, a scapito di chi lotta quotidianamente per la giustizia.